
Lo scambio di regali tra p. Giuseppe Bettoni e padre Ihor Boyko
“Arché è stata la prima ad arrivare a Leopoli”, ha esordito così padre Ihor Boyko, rettore del seminario greco cattolico di Leopoli, all’incontro organizzato giovedì 6 luglio a CasArché dedicato alla costruzione della pace in Ucraina. Nel cortile esterno il religioso ucraino ha parlato di fronte a una cinquantina di persone, amici, curiosi, sostenitori di Arché:
“Ho voluto onorare la promessa che avevo fatto a quanti e quante avevano raggiunto Leopoli per consegnare gli aiuti alimentari e farmaci: portare i miei saluti e i miei ringraziamenti proprio in Italia”.

Da sinistra p. Giuseppe Bettoni, padre Ihor Boyko, Matilde Leonardi e Paolo Dell’Oca
Sollecitato dalle domande del portavoce di Arché, Paolo Dell’Oca, seduto al suo fianco con p. Giuseppe Bettoni e la dottoressa Matilde Leonardi, padre Ihor Boyko ha raccontato i primi giorni confusi dell’invasione russa in cui sempre più persone raggiungevano il seminario in cerca di un posto dove rifugiarsi e scampare alle bombe. Che, purtroppo, continuano a cadere, provocando morti tra la popolazione civile della città come successo all’alba di giovedì 6.
La normalità è ancora un lusso lontano per gli ucraini e le ucraine: “In Italia sono rimasto davvero stupito quando ho visto un aereo civile volare sulla mia testa. Da noi sono bloccati da tempo”, ha detto padre Ihor Boyko che ha espresso il suo ringraziamento per il gran moto di solidarietà che ha portato a Leopoli e, in generale, in Ucraina viveri, medicinali e anche risate, con la partecipazione a uno dei viaggi umanitari del “clown di guerra” il Pimpa. “Non posso dimenticare neppure quando siete venuti a festeggiare la Pasqua al seminario con le mamme e i bambini che stavamo ospitando”, ha continuato, ricordando “l’enorme uovo di cioccolato, cinque chili, che ha lasciato i più piccoli letteralmente a bocca aperta!”.
È intervenuta quindi Matilde Leonardi che, dopo aver aggiornato i presenti sulle attività e i servizi per i disabili in un paese post-sovietico come l’Ucraina, ha concluso con una domanda: “Ci può essere perdono?”. A risponderle è stato il rettore del seminario greco-cattolico di Leopoli che, guardando al futuro, prima ha ribadito la necessità di “una pace giusta, con il ritorno ai nostri confini” e poi ha sottolineato come “non sarà facile, soprattutto per le nuove generazioni, pronunciare la parola perdono”. Soprattutto per chi ha perso dei cari al fronte o sotto i bombardamenti. “Ci vorrà molto tempo, forse un paio di generazioni. E, comunque, solo dopo che i russi chiederanno scusa per il male fatto in Ucraina”.
Nonostante le distruzioni e i lutti provocati dai combattimenti, sin dall’inizio del conflitto è emerso il ruolo fondamentale della solidarietà internazionale a fianco del popolo ucraino. Si è trattato di un moto europeo a cui anche Arché ha dato il suo contributo grazie al sostegno, ricordato da Paolo Dell’Oca, di aziende come 23Bassi, RCS MediaGroup, Shiseido Italia, il Centro Culturale Talamoni, Logotel, l’Associazione nazionale Le donne del vino, il Centro Culturale Cattolico, DF Sport Specialist, i Veterani del Ciesse no-war, l’associazione Gli amici di Luca, Tesla, il Comitato M’Impegno e tutti i donatori e le volontarie, le donatrici e i volontari che han viaggiato nelle spedizioni umanitarie di Arché.
Qui si può leggere l’articolo di Brunella Giovara pubblicato sulle pagine milanesi di Repubblica




