u come uguaglianza

Valentina Sangregorio, interpretata graficamente dall’illustratore Alberto Ipsilanti

Larry Summers, ex presidente di Harvard, nel 2005 dichiarò che le donne non progrediscono nelle carriere scientifiche a causa della mancata capacità logica razionale, esclusiva degli uomini.

Tuttavia, sostenne anche che queste differenze sono rafforzate da altri due fattori: da una parte la socializzazione e dall’altra le discriminazioni. Affermare che le donne non siano capaci nelle professioni scientifiche è un pregiudizio, ovvero un giudizio prematuro che nasce da stereotipi – opinioni rigidamente precostituite e generalizzate, che prescindono dalla valutazione dei singoli casi – per cui si tende a valutare le persone sulla base di categorie di appartenenza.

Per esempio, pensando alla parola uomo”, associamo immediatamente caratteristiche che definiamo inconsciamente maschili: forza, virilità, manualità, senso di protezione, aggressività, autorevolezza, scarsa capacità di ascolto, razionalità.

Pensando alla parola donna”, ci vengono in mente invece le seguenti qualità: dolcezza, gentilezza, bellezza, cura, emotività. Qualità che si accostano a professioni umanistiche e ruoli lavorativi opposti rispetto alle categorie lavorative che definiamo, in maniera semplicistica, maschili.

E cosa viene in mente pensando alla parola “mamma”?

La maternità genera lo stereotipo per cui le donne, dopo aver avuto figli, perdono capacità e interesse sul lavoro e che, quindi, non siano lavorativamente appetibili e produttive per le aziende, in quanto devono conciliare i tempi lavorativi con quelli di gestione familiare. Tali associazioni mentali ci condizionano fortemente, influiscono sulle nostre interazioni sociali e sulle scelte di selezione lavorativa, allontanandoci dall’obiettivo 5 dell’agenda Onu: uguaglianza di genere e autodeterminazione di tutte le donne e ragazze.

Il concetto di autodeterminazione (o women empowerment) è stato utilizzato per la prima volta alla terza conferenza mondiale sulle donne dell’Onu nel 1985 e indica un percorso che ha come obiettivo la consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie scelte, decisioni e azioni da parte delle donne.

Una presa di coscienza sulla propria vita e sul proprio futuro, che può riguardare tutti gli ambiti e varia sulla base dei contesti socioculturali e degli ambienti in cui viene applicato: dalle relazioni personali al contesto lavorativo, alla vita politica e a quella sociale.

Le donne che incontriamo quotidianamente in Arché e che accompagniamo all’autonomia sociale hanno più di chiunque altro la necessità di partecipare a processi di autodeterminazione, per andare oltre non solo ai pregiudizi, ma per coltivare la forza di superare e rinascere da situazioni che hanno appesantito i loro vissuti, come l’essere vittime di violenza domestica o di tratta o il provenire da contesti che ne hanno limitato le opportunità, come per esempio il diritto allo studio.

Tale consapevolezza è il primo passo per lasciarsi alle spalle gli schemi ed essere libere di fare ed essere ciò che si vuole.

Valentina Sangregorio
Responsabile lavoro e formazione

Nelle prossime settimane pubblicheremo tutti i capitoli dell’”Alfabeto di resistenza civile”.

🚶🏻 A come Andare – Federica Barile
🔎 B come Bisogna – Federica Berton
🌍 C come Clandestino – Ingrid Bianchetti
👅 D come Disubbidienza – Silvia Carameli
🎶 E come Empatia – Chiara Carriglio
🫂 F come Fraternità – Paolo Dell’Oca
🕊️ G come Guerra – Elena D’Andrea
🕯️ H come Ho paura – Alfio Di Mambro
🤝🏼 I come Incontro – Vincenzo Francomagro
☮️ L come Libertà – Elena Giovanardi
🤱🏽 M come Madre – Lino Latella
🧸 N come Nascita – Dalila Melissari
🌄 O come Oltre – Uli Mittermair
⏳ P come Preoccupazioni – Jacopo Palmieri
📕 Q come Quaderno – Alice Pennati
✊🏻 R come Rivoluzionare – Silvio Prandolini
💭 S come Sogni – Ilaria Quondamatteo
🌅 T come Terra – Roberta Sabbatini
🌱 V come Vivere – Emanuela Tartaglia
0️⃣ Z come Zero – Simone Zambelli