Imparare un mestiere, ottenere un reddito dignitoso, diventare autonomi e autonome nel tessere la trama della propria vita. Una metafora che diventa realtà grazie alla Sartoria Sociale Arché in via Satta 3 nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro dove donne e uomini, dopo aver acquisito le competenze della attività sartoriale, si trasformano in veri artigiani del tessuto. A supervisionare sui lavori della Sartoria è la coordinatrice Valentina Sangregorio che ci aiuta a ripercorrere le origini del progetto e conoscerlo da vicino.

Da sinistra Alpha, Valentina Sangregorio, Lorena

Cos’è la Sartoria Sociale Arché? Quando è nata?

Il progetto nasce nel 2017, in concomitanza con CasArché, in cui, all’origine, ha trovato spazio. L’obbiettivo era dare la possibilità alle donne accolte in comunità e affiancate nei  vari progetti di acquisire delle competenze, di metterle in pratica per poi spenderle nel mondo del lavoro. In breve, grazie alla Sartoria Sociale, tanti hanno imparato proprio un mestiere.  

Chi vi trova impiego? 

La Sartoria in questi anni ha visto il passaggio di numerose donne in formazione, sia donne del territorio di Quarto che persone in carico ai nostri progetti.  Attualmente, invece, sono tre le persone che ci lavorano direttamente:

Alpha, giovane ragazzo di 22 anni di origine guineana, che collabora con la Sartoria Sociale fin dagli inizi. Arrivato in Italia ancora minorenne, è stato seguito dal Progetto Angelo Custode della Società San Vincenzo de Paoli per poi essere inserito prima con un tirocinio formativo. Alla fine è diventato davvero l’anima della Sartoria Sociale. Al suo fianco c’è la sarta professionista Lorena che ha introdotto la linea di abbigliamento in maglina che lei stessa realizza per le sue clienti. Con loro, al momento, collabora Luz, mamma in difficoltà che vive alla Corte di Quarto col figlio. 

Cosa si può trovare nel catalogo della Sartoria Sociale? 

Oltre alla Linea ArchéCasa, abbiamo deciso di introdurre una linea di abbigliamento, che viene realizzata con rimanenze di tessuto. È un modo per arricchire e diversificare la produzione, dandoci la possibilità di essere presenti sul mercato equo solidale e, soprattutto, di utilizzare i tessuti in magazzino, donati al progetto Sartoria in tutti questi anni.

La Sartoria Arché non è avulsa dal contesto cittadino, anzi. Negli ultimi anni ha attivato una serie di collaborazioni con altre realtà simili. Ce ne parli? Qual è il valore in più di queste partnership?

Si tratta, soprattutto, di nuovi designer che, molto attenti alla sostenibilità ambientale e al sociale, ci hanno proposto di collaborare alle loro produzioni. È il caso di Mafric, una linea di abbigliamento etico-etnico, che nelle sue realizzazioni coinvolge diverse sartorie sociali presenti sul territorio milanese. Oppure ricordiamo Bennu, brand che recupera e personalizza a mano, attraverso applicazioni, scampoli di tessuti e passamanerie, capi sartoriali vintage o provenienti da stock invenduti per dar loro una seconda vita.

Quali sono gli articoli che si possono acquistare al momento? Ce li descrivi e ci spieghi come poter sostenere le attività della Fondazione?

Beh, sicuramente, non ci si può perdere la linea di abbigliamento donna in maglina, che consiste in abiti morbidi ed indossabili da tutte le taglie (pantaloni, maglie, canotte). E poi tutta una serie di gadget di diverso tipo, realizzati con tessuti donati sia da privati che da aziende tessili, come borse, shopper, scaldacollo, cappelli, collane e ciabatte da viaggio.

Vi abbiamo incuriosito a sufficienza? Beh, non resta che dare un’occhiata sul sito oppure passare all’Arché Vintage