Intervistato dalla giornalista Sabina Stilo, p. Giuseppe Bettoni ha raccontato nella trasmissione Questioni di Stilo il suo libro “Quanto pesa la Luna?” (Qui dal minuto 20.40 al minuto 28.45), pubblicato nel trentennale di Arché e acquistabile qui

Sabina Stilo: É con me Padre Giuseppe Bettoni, Presidente e fondatore di Arché che ci presenta il suo libro “Quanto pesa la luna” pubblicato da Edizioni La Vita Felice nel trentennale della nascita di Arché. Ben trovato Padre Bettoni.

Padre Giuseppe Bettoni: Grazie a lei e buongiorno a tutti gli ascoltatori.

SS: Trent’anni…. Quando ha iniziato questa meravigliosa avventura si sarebbe mai aspettato un risultato del genere?

pGB: Assolutamente no. Trent’anni fa eravamo proprio dei pionieri, con una grande sfida che allora era l’Hiv e soprattutto l’Aids pediatrico e con un gruppo di pionieri, proprio, abbiamo iniziato questa avventura di solidarietà che oggi ci ha portato ad avere una presenza capillare su Milano, Roma, Benedetto del Tronto con tanti progetti e attività che riguardano soprattutto le donne e i bambini vittime di violenza e maltrattamenti.

SS: Come scrive lei nel suo libro “la vita più che un progetto è una vocazione a cui devi rispondere ogni giorno, ogni ora, devi essere sempre pronto ad alzarti e partire”. Possiamo dire che proprio grazie a questa vocazione, nella ricerca di risposte si riescono a raggiungere traguardi incredibili.

pGB: Abbiamo sempre coltivato la capacità di ascoltare le domande, soprattutto le domande dei bambini, le domande di senso, le domande anche le più semplici. Come questa che apparentemente è una domanda ingenua, quella di un bambino che una sera, eravamo fuori in montagna sotto un albero e contemplavamo le stelle. La bambina che era vicino chiedeva: ”La mia nonna che è morta è su in cielo, sulle stelle” Ed allora questo bambino che era vicino: “Ma allora anche il mio nonno che era malato, ed è morto è andato anche lui su in cielo?” “Sì, anche lui” “Ma quanto pesa la Luna?” É una domanda interessante, perché dice ma quanto pesa la fatica, l’incapacità di darci delle risposte, quanto pesa il pianto di un distacco, di una separazione, quanto pesa il distacco di lasciar andare. Sono domande che hanno accompagnato questi trent’anni prima con la morte, purtroppo, di tanti bambini, tante famiglie, mamme e papà. Oggi, invece, grazie al cielo, è una patologia che ormai è cronicizzata, ma il dolore, questo c’è sempre perché la vita è attraversata da momenti difficili e dolorosi per tutti.

SS: É così, è vero. Senta Padre Bettoni, il libro racchiude episodi, incontri significativi della sua biografia personale. Ci sono anche tutte le tappe importanti dell’organizzazione e quello che emerge  è anche un suo ritratto, momenti suoi intimi, tante riflessioni sulla società, soprattutto tanti valori che non bisogna mai smettere di condividere e, ovviamente, di alimentare, di diffondere, come la gratuità, il volontariato, la solidarietà che, come definisce lei, continuano ad essere validi anticorpi.

pGB: Abbiamo pensato il libro proprio come un intreccio di vicende, perché non si può disgiungere quella che è la mia vita, la mia biografia a quello che in questi trent’anni si è realizzato. Abbiamo pensato all’articolazione del libro, dando voce alle persone che normalmente potrebbero essere considerate  destinatari di un’attività, e invece sono i protagonisti, soprattutto i bambini e le mamme con la loro intelligenza, la loro passione, la loro voglia di vivere. Quindi il libro racconta storie di rinascita, storie di resilienza, storie di vita.

SS: E cosa manca, secondo lei, oggi alle persone, di cosa l’essere umano ha necessità e va alla ricerca? O forse ha anche paura di cercare?

pGB: Sì’, perché oggi c’è un po’ la fatica di affrontare l’inedito, di affrontare quelle dimensioni della vita che non sono facilmente programmabili. Abbiamo tutto ormai in questa condizione digitale per cui viviamo anche le relazioni profonde con le persone anche nei grandi momenti della vita con quell’atteggiamento dell’input o output. Quindi sembra che tutto debba funzionare così, ma la vita non funziona tutto così, nella vita c’è la ricerca, c’è l’incontro, c’è il volto dell’altro che non conosco, c’è una parte di me che è sconosciuta anche a me stesso. Quindi la vita è bella proprio per questa avventura che si scopre ogni giorno. Se però sei libero dentro, non devi essere condizionato dalla tirannia della paura che ci impedisce di esplorare terreni nuovi.

SS: E come scrive, ha appena fatto un passaggio su questo: “…non guardiamo più gli altri, il loro volto”. Su quel volto dove si legge tanto scappiamo forse anche un po’ da quello che ci fa paura, quello che  trasmette quel volto a volte non è solo tranquillità, serenità ma a volte anche tanta paura, no? Quindi non sempre abbiamo il coraggio di metterci accanto a quel volto e camminare insieme.

pGB: Anche qui abbiamo l’atteggiamento che è quello di aver affidato agli esperti di turno, di tutto la risposta ai problemi, alle vicende. Per carità è necessario avere delle competenze, delle professionalità ma c’è anche la capacità di camminare accanto alle persone, senza dare per forza risposte o ricette, ma stare insieme, perché la ricchezza è proprio nella relazione, nell’incontro con l’altra. con il volto che non solo rispecchia la sua vita, ma un volto che mi richiama responsabilità, mi coinvolge, mi chiede di dare la mia parte, di non voltarmi indietro o girarmi dall’altra parte, ma di camminare accanto, di camminare insieme: penso che l’esperienza soprattutto sia proprio quella che ha segnato la nostra vita, soprattutto quella degli inizi dove, con i bambini malati di aids non sapevi cosa dire, cosa fare. E quindi lasciarsi prendere la mano da loro, camminare con loro: hanno una dignità i bambini che noi fatichiamo a riconoscere, sono davvero capaci di affrontare difficoltà, dolori che noi adulti facciamo fatica a riconoscere.

SS: È così. Per fortuna nei bambini prevale sempre il vissuto positivo e sono in grado di insegnare tante cose a noi adulti. Senta, padre Bettoni, lei parla anche della sua famiglia che veramente è stata un esempio fondamentale nella sua vita

pGB: Decisivo, sono stati tanti anni vissuti prima sul lago d’Iseo dove sono cresciuto appunto con mio papà, mia mamma, i miei fratelli e le mie sorelle, con una formazione molto austera, molto rigorosa; erano pure gli anni del boom economico, fine anni ’50, paese in crescita. Però è stato anche il periodo in cui molte persone facevano fatica, lavoravano moltissimo per portare a casa il necessario per sostenere i figli. E la famiglia da questo punto di vista, proprio perché famiglia bergamasca e quindi con questa caratteristica del lavoro, questo impegno costante a non fermarsi, a lavorare sempre me lo hanno trasmesso nel DNA. E poi la fede molto semplice, molto concreta, senza tanti fronzoli, molto pragmatica, che mi ritrovo oggi e riconosco come un patrimonio importantissimo per la mia vita.

SS: E tutto questo si trasmette nel libro di Padre Giuseppe Bettoni “Quanto pesa la luna?” nel trentennale della nascita di Arché. É un modo bellissimo per festeggiare il lavoro importante che da 30 anni porta avanti Padre Bettoni

pGB: Andiamo avanti ancora, la provvidenza…

SS: Non bisogna fermarsi mai e soprattutto continuare a farlo con concretezza, con forza e coraggio. Grazie per la sua testimonianza e complimenti!