È questo il titolo del progetto che il Dipartimento di Psicologia Applicata dell’Università di Padova – cui è affidata la responsabilità scientifica – sta portando avanti con la collaborazione della Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’AIDS del ministero della Salute di cui Arché fa parte. Gli obiettivi generali sono:

  • la definizione del concetto di “stigma nei confronti di persone con HIV” per un corretto aggiornamento dei fenomeni di discriminazione;
  • la valutazione dell’impatto della discriminazione conseguente lo stigma sociale di cui sono portatori i pazienti HIV;
  • l’individuazione di azioni capaci di contrastare i fenomeni di discriminazione con particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

Un esempio può aiutarci a capire meglio come, in relazione alla “realtà HIV”, le informazioni sanitarie spesso non coincidono e quindi non permettono di avere accesso alle modalità con le quali “la persona affetta da HIV” e “la persona malata di AIDS” vengono configurate a livello di senso comune.
Se in medicina la sieropositività è un elemento sintomatologico che denota la presenza di un qualsiasi virus, nel senso comune la sieropositività si riferisce esclusivamente al virus HIV, mentre l’AIDS si connota come malattia che colpisce determinate categorie anziché come la malattia che si acquisisce in specifiche condizioni.
La “realtà HIV”, pertanto non si colloca entro il piano della realtà data, bensì è costruita in virtù dei discorsi praticati entro un determinato contesto storico e socio-culturale.

Il fenomeno dello stigma sociale è andato di pari passo con la comparsa dell’infezione, all’inizio degli anni ’80, quando sembrava che questa malattia colpisse in modo quasi esclusivo alcuni gruppi sociali considerati minoritari ed emarginati: tossicodipendenti, omosessuali, prostitute. Il consolidarsi, negli anni, di queste credenze ha prodotto moltissimi danni alla collettività; da un lato creando in molti l’illusoria convinzione di essere immuni dal rischio di contagio e dall’altro incoraggiando vecchi luoghi comuni.

La diretta conseguenza dello stigma è la non visibilità delle persone affette da HIV/AIDS che nella maggior parte dei casi tendono a nascondere la propria condizione sul posto di lavoro, in famiglia, e più in generale in tutti i contesti in cui si esplica la vita sociale.
Non in ultimo, le campagne di informazione e prevenzione, pensate in questo contesto socio-culturale, non sono state indirizzate, in modo efficace, verso numerose categorie di persone che avrebbero dovuto beneficiarne (adolescenti su tutti) e hanno mancato di spiegare la propria efficacia divulgativa su parte della popolazione ad oggi inconsapevole della pericolosità di determinati comportamenti e pratiche.

Arché, nell’ambito del progetto “STIGMA: discriminazioni socialmente trasmissibili”, insieme ad altre 11 associazioni coordinate per la Consulta da N.P.S. Italia Onlus condurrà delle interviste a chi per storia, vicinanza, legame affettivo è stato vicino a persone con HIV. Continuerà l’attività dei giovani volontari dell’area prevenzione che, alla luce di quanto detto – si dimostra necessario e significativo – con i progetti Prometeo e No-limits.