“Mi dicono che sono in quarantena dalla vita e non so come uscirne”. Giorgia è entrata, si è seduta e poi, evitando con un misto di vergogna e dolore lo sguardo dell’operatrice di Arché, ha pronunciato queste parole. Le ha buttate sul tavolo come pietre: erano il suo grido di allarme, la sua inequivocabile richiesta di aiuto. Sua e di tutte quelle persone che dalla pandemia sono uscite vive, ma malate dentro. Malate di quel dolore dell’animo che le chiusure imposte dal Covid hanno esacerbato e fatto emergere chiaramente.

Un disagio psichico diffuso a cui Fondazione Arché ha cercato di dare risposta, mettendo in campo la professionalità dei suoi operatori e operatrici. Da oltre un anno, infatti, è attivo lo sportello ConTeSto che vuole essere “uno spazio di presenza da vivere insieme – con te sto –, un punto fermo sul territorio – contesto – dove poter mettere mano alla propria vita e ai propri vissuti in una presa in carico leggera, ma non per questo superficiale”, come spiega la psicoterapeuta Elena Giovanardi che accoglieva gli utenti presso i locali del CAM di Quarto Oggiaro in Via Lessona 20.
Da maggio 2021 sono passate persone di ogni estrazione e di ogni provenienza, ma accomunate da una condivisa difficoltà a stare bene e a sentirsi bene all’interno della società e con se stesse. C’è chi ha introiettato la condizione della quarantena nella propria quotidianità, c’è chi ha ancora difficoltà a riprendere i ritmi di prima, c’è anche chi ha perso il lavoro e ha visto aggiungersi alle difficoltà economiche quelle psicologiche e relazionali.

A un anno dal suo avvio, sono state ben 78 le persone prese in carico gratuitamente dai professionisti dello sportello ConTeSto: le più giovani avevano tredici anni, mentre il più anziano ne aveva settantotto. La gran parte viene dal quartiere di Quarto Oggiaro, ma non solo, a testimonianza di un disagio mentale diffuso a prescindere da età e luogo di provenienza. Commenta la dottoressa Giovanardi: “L’assenza di vincoli legati ad un limitato numero di sedute o a un investimento economico ha in sé un
valore politico: il promuovere un’idea di uomo capace di prendere in mano la propria vita indipendentemente dal contesto socioeconomico in cui vive o dalla propria storia”.

In effetti la gratuità del servizio ne ha favorito l’attrattività tra le persone, come puntualizza lo psicologo Tommaso Magatti: ciò “ha permesso di intercettare una ampia porzione di popolazione che, non solo per questioni economiche, difficilmente si sarebbe rivolta a uno psicologo. Infatti nel modo di pensare comune l’idea di intraprendere un lavoro psicologico su di sé non è una priorità; al contrario si ricorre all’aiuto di un professionista solo quando la gravità e dei sintomi o dei problemi diviene insopportabile. Lo sportello ConTeSto di Arché permette invece di affacciarsi più liberamente a questa possibilità”. E le persone, numeri alla mano, questa possibilità non se la sono fatta scappare.

Il contributo che pubblichiamo in anteprima fa parte del dossier 2021 di CNCA Lombardia “Prendersi cura della sofferenza psicologica“, a breve disponibile sul sito cncalombardia.com  oppure scrivendo a massimo@altreconomia.it