Mentre si registra ovunque un calo sia di partecipazione che di appartenenza alle chiese, mentre assistiamo alla drastica riduzione delle vocazioni sia di preti che di suore… vanno affiorando qua e là, come in un prato dopo la gelata invernale, germogli di spiritualità che non sono facilmente domabili e riconducibili nell’alveo dei codici normativi.

La spiritualità del genitivo, ovvero la galassia delle congregazioni che a partire soprattutto dal XIX secolo, hanno declinato, specie in Europa, alcuni aspetti particolari del mistero della fede (della croce, dell’eucaristia, della incarnazione…) o che hanno presidiato spazi che le istituzioni non erano state in grado di organizzare (salute, scuola, formazione…), sembra dissolversi come neve al sole.

Vanno emergendo nuove forme di spiritualità che nutrendosi di Vangelo cominciano a tenere insieme i diritti dell’uomo e quelli dell’ambiente attraverso presenze non necessariamente numerose, ma distribuite come fermento nella massa.

Una spiritualità integrale, per dirla con quanto scrive papa Francesco nell’enciclica “Laudato sì”. Già dal titolo, non più in latino com’è consuetudine, egli intende aprire le porte e le finestre della grande costruzione cattolica al vento dello Spirito che sembra soffiare nuove possibilità anzitutto di pensiero: “Tutto è relazione“, “tutto è collegato”, “tutto è connesso”… scrive papa Francesco introducendo il concetto di ecologia integrale.

Anche le organizzazioni religiose pagano il prezzo dell’esaltazione del ruolo centrale dell’uomo che con il suo intelletto e la sua razionalità ha pensato di dirigere il corso delle cose, senza saper valutare gli effetti sul lungo periodo e le conseguenze destabilizzanti.

Gli esiti sono evidenti: oltre all’inesorabile ed evidente declino, assistiamo sempre più diffusamente ad un uso distorto della devozione popolare (come è prassi per le mafie e per le destre populiste…), che va di pari passo con la crescita delle disuguaglianze, delle povertà, delle catastrofi cosiddette naturali.

La spiritualità del futuro sarà una spiritualità integrale, e non del genitivo, che abbraccia la dimensione ambientale e politica. Una spiritualità portatrice di un pensiero che si fa possibilità di mutare radicalmente l’etica dei consumi, degli stili di vita e dei modelli di sviluppo.

Una spiritualità capace di un’intensa attenzione alle cose, senza diventare tristezza endemica, e forte di una dura concretezza, senza perdere lo sguardo alto.

P. Giuseppe Bettoni, Presidente di Fondazione Arché

Articolo pubblicato su La Repubblica (ed. Milano), il 30 agosto 2020.