speranza di cambiamento

Siamo partiti dalla riflessione che questa pandemia ha scoperchiato alcune delle disuguaglianze sociali su cui Fondazione Arché ha sempre cercato di lavorare e che ora, invece, sono sotto gli occhi di tutte e di tutti.

In particolare si è scelto di affiancare le famiglie più fragili.

Ancora una volta siamo in prima linea, operatori e volontari, per chiedere a gran voce un cambio di passo culturale, oltre che politico, un’attenzione intelligente all’altro, uno stare vicino per condividere, non solo per sostenere.

Ci siamo interrogati sul bisogno di avere una società più inclusiva e accogliente, basata su una solidarietà capace di creare legami comunitari, di tenere insieme le persone.

Una società protagonista, coraggiosa e determinata nel vedere rispettati i diritti che leggiamo sulla nostra Costituzione.

Una società costituita da cuori pensanti, più che da eroi.

In questo periodo abbiamo imparato ad attendere: attendere le decisioni in conferenza stampa del fine settimana, attendere i dati relativi ai contagi, attendere il cambio di colore per poter incontrare i nostri cari, attendere la videochiamata con gli amici.

Il passare del tempo si è fatto più lento e riflessivo, a volte anche introspettivo.

E ci siamo reiventati tutti, abbiamo reinventato una nuova quotidianità.

Anche noi abbiamo vissuto uno spazio “di attesa” dell’appuntamento settimanale per incontrare i gruppi dei volontari, uno spazio da tutti desiderato che ha dato vita all’arte rigenerativa, al voler condividere le proprie esperienze ed emozioni.

Con coraggio e determinazione ancora una volta i volontari si sono esposti ricordandoci con quanta caparbietà in Arché, nonostante la pandemia, si sia trovato il modo di affiancare le famiglie e sostenere diversamente i bambini, cercando di sopperire al disagio che per primi stavano vivendo, subendo.

Abbiamo pensato a come cambiare il futuro, come rigenerarlo, come prenderci cura dell’altro.

Con i contributi di questo Archébaleno vogliamo far emergere la vera essenza della pandemia, cercare di dare un senso di realtà nella relazione tra lontananza e vicinanza così drammaticamente emersa all’improvviso.

Stare vicini, essere prossimi, essere cuori pensanti.

speranza di cambiamento

La condivisione dei nostri vissuti, delle nostre emozioni, delle nostre riflessioni, ci ha portato a ragionare sulla speranza di un cambiamento per una società attiva e protagonista.

Una dinamica significativa che ci ha fatto molto piacere vivere durante gli incontri è stata quella dello scambio intergenerazionale: è stato evidente notare come i giovani siano stati, e siano tutt’oggi, importanti per evitare l’isolamento degli anziani, impreparati nell’ usufruire di strumenti tecnologici.

Importante anche l’esperienza custodita nella memoria degli anziani per i giovani dimenticati come categoria, nella sospensione della loro crescita personale emotiva, culturale e di esperienze.

Anche tra volontari è stato importante il confronto tra le varie età e la percezione di questo tempo sospeso e sofferente.

Un confronto che ha arricchito tutti portando in primo piano il cambiamento delle relazioni e il rapporto con l’altro, anche nelle modalità.

Noi stessi nel cercare il giusto modo per incontrare i volontari, siamo riusciti ad abbattere le distanze e a creare la possibilità di relazionarsi nonostante tutto, con incontri settimanali da remoto e con la partecipazione di chi non aveva mai usato piattaforme online.

È stato un lavoro di squadra significativo dal quale sono emerse fortemente la forza di gruppo del volontariato, la volontà di avere più attenzione, più cura e onestà verso l’altro, l’importanza di conoscersi di più anche tra sedi lontane.

Dove in tempi “normali” non era stato possibile conoscersi tutti e confrontarsi, la pandemia l’ha reso possibile regalandoci del tempo prezioso e il bisogno di condividerlo.

E dalla condivisione ne è nata la consapevolezza che il cambiamento può esistere.

E il desiderio dei volontari è stato proprio quello di partecipare per lasciare una forte e significativa testimonianza di come dal dolore, dalla sofferenza e dallo spirito di adattamento sia possibile tirare fuori nuove consapevolezze.

Forse non ne usciremo proprio tutti migliori… ma abbiamo scoperto che esiste veramente una possibilità di cambiamento sociale.

speranza di cambiamento

Ognuno di noi ha una responsabilità individuale e collettiva verso la costruzione di un’umanità migliore.

Ed è per questo che ringraziamo tutti i volontari, perché insieme a noi ci hanno creduto fino all’ultimo secondo, perché non si sono risparmiati, perché il confronto con loro è stato formativo anche per noi, perché hanno deciso di essere testimoni e guerrieri in questo e per questo mondo.

Li ringraziamo perché dallo sconforto hanno saputo tirar fuori la capacità di aiutare l’altro e ancora nutrono la speranza che in tanti possano uscirne migliori e rendere la nostra comunità più educante e solidale.

A loro il nostro grazie più grande, per aver reso stimolante e ancora più motivante il lavoro che svolgiamo.

Chiara Clemente, Elisabetta Capitani, Ilaria Quondamatteo, Monica Massa, Ulrike Mittermair

Responsabili Volontari Arché

Nelle prossime settimane pubblicheremo gli altri articoli presenti nel dossier dell’Archébaleno #64.