Dag Hammarskjöld segretario generale dell’Onu (1953-1961) nell’inaugurare la “Stanza della quiete” che volle realizzare dentro il Palazzo di Vetro, disse: «Questo palazzo, dedicato al lavoro e alla discussione al servizio della pace, deve avere una sala dedicata al silenzio, in senso esteriore, e alla quiete in senso interiore.

L’obiettivo è stato creare in questa saletta un luogo le cui porte possano essere aperte ai terreni infiniti del pensiero e della preghiera. (….) Secondo un antico detto, il senso di un vaso non è il suo guscio, ma il vuoto. In questa sala è proprio così. La sala è dedicata a coloro che si recano qui per riempire il vuoto, con ciò che riescono a trovare nel loro centro interiore di quiete». Più precisamente: sia il silenzio, come la preghiera, la meditazione o l’ascolto di una parola della Scrittura sono un deciso gesto politico in quanto sono un atto di cura per noi stessi e per la comunità umana. Per contro un politico che dichiara genericamente e profusamente valori che poi non accorda con una vita spirituale fatta appunto di silenzio, di preghiera, di meditazione e di ascolto, diventa facilmente integralista, fascista, nazionalista… Purtroppo ci siamo anche abituati alla disonestà di un politico che ruba, che corrompe e si lascia corrompere e, unica nostra consolazione, è che la magistratura possa porvi un qualche rimedio. In realtà non vi si porrà mai fine, fino a quando affideremo il governo del bene comune a persone che non hanno nessuna cura per il bene spirituale, perché oggi nella nostra democrazia c’è in gioco ben più della coerenza etica.

Potrebbe essere illuminante tornare a guardare l’Allegoria del Buon e del Cattivo Governo che Ambrogio Lorenzetti dipinse nel Palazzo di Siena (1338-1339) per ricordare che la vita spirituale è necessaria al bene comune, ma anche a coloro che lo devono governare.

P. Giuseppe Bettoni, presidente di Fondazione Arché

Articolo pubblicato su La Repubblica (ed. Milano), il 23 agosto 2020.