
I sogni son desideri, d’altronde. E i bambini di Gaza cosa sognano?
Forse ritornare a scuola, riprendere la vita quotidiana, rivedere amici, amiche e insegnanti, riabbracciare genitori, giocare in un giardino, la fine di questa guerra voluta dagli adulti.
E noi? Con gli occhi al cielo e le voci in piazza domandiamo la pace, che oggi più che mai è diventata così lontana, che ora più che mai ha un valore immenso.
Al termine pace dobbiamo avvicinarci con molto rispetto. Non è il contrario della parola “guerra”: la pace ha una sua identità. La pace ricuce le ferite della distruzione, per farle diventare cicatrici che ci ricordano che il mondo, ma anche noi singolarmente e come comunità, abbiamo bisogno di pace. La pace va trattata con ammirazione, perché riguarda tutte e tutti, e non sarebbe affatto così complicata, se ognuno e ognuna di noi la custodisse dentro di sé.

[📸 Markus Spiske, Unsplash]
Alessandra




