Il Servizio Civile con Arché a Milano e Roma: con Francesca e Robin!

Come ti chiami? Sono Francesca Faccini. Ho ventitré anni e sono di Milano.

Studi? Sono al primo anno della magistrale in Diritti dell’uomo, migrazioni e cooperazione internazionale all’Università di Bergamo.

Come mai sei arrivata qui? Ad Arché ci sono arrivata un po’ casualmente, non la conoscevo prima. Ho scelto di partecipare al bando del Servizio Civile perché, dopo i mesi del lockdown in cui sono rimasta chiusa in casa, mi è mancato molto il contatto con le persone. E allora ho scelto un’esperienza di Servizio Civile che mi riavvicinasse alle persone: in questo caso, donne e bambini più in difficoltà. Volevo provare qualcosa di nuovo con esperienze che mi mettessero alla prova e mi dessero nuovi stimoli.

Quali sono le tue attività? Affiancherò la mia responsabile dell’Area Cittadinanza nel lavoro quotidiano. Arché è un ambiente molto tranquilllo, con molti giovani e subito mi sono sentita accolta.

E le tue aspettative? Sicuramente voglio che questa sia un’esperienza di crescita e di arricchimento personale e lavorativo, acquisendo nuove competenze e una sensibilità sui temi del sociale che possa essermi utile a comprendere certe dinamiche e a dare una mano a chi è più in difficoltà. Senza confini.

Per chiudere, vuoi rivelarci il tuo libro preferito? Sicuramente “Il libro dei Baltimore” di Joel Dicker. È una scrittura avvincente la sua e, in generale, mi piacciono molto i romanzi realisti.

Chi sei? Sono Robin Del Rosario. Ho ventisette anni e sono di Roma. 

Studi? Mi sono laureato in Mediazione linguistica e interculturale alla Sapienza. Ho iniziato a lavorare ma, con la pandemia, mi hanno lasciato a casa. Ho capito che era il momento giusto per scegliere il Servizio Civile.

Come mai sei arrivato qui a Arché ? Del progetto me ne aveva parlato una amica, volontaria di Arché, e quindi mi sono informato sia sull’esperienza di Servizio Civile sia su Fondazione Arché. La pandemia, poi, mi ha permesso di rivalutare le cose importanti della vita e di mettere ordine. Così, informandomi, ho sentito la voglia di aiutare e dare una mano concreta alle situazioni più sfavorevoli all’interno della comunità.

Quali sono le tue attività in Arché? In questo primo periodo, con Casa Marzia ancora in costruzione, vi è la parte informativa introduttiva che mi permette di conoscere Arché e la sua storia trentennale. Sto leggendo vario materiale su quanto fa e ha fatto Arché, a partire dalle parole dei volontari della prima ora. È un modo per capire bene dove mi trovo e l’orizzonte valoriale della Fondazione. Una volta aperta la comunità Casa Marzia, invece, dovrò occuparmi di dare una mano alle mamme e ai nuclei in difficoltà accolti. Sarà un work in progress con la nuova responsabile che conoscerò a luglio.

E le tue aspettative? Vorrei maturare come persona, diventando più conscio degli aspetti anche meno conosciuti della comunità di cui faccio parte. E di fare un’esperienza forte in grado di darmi soddisfazioni personali e di fornirmi delle competenze utili e spendibili nel mio percorso professionale. Oltre, ovviamente, a dare una mano concreta alle persone più in difficoltà.

Vuoi dirci qual è il tuo film preferito? Mi è piaciuto molto è “Ragazze interrotte” di James Mangold. Ambientato in un istituto psichiatrico, mi ha fatto riflettere su quante persone indifese e in difficoltà ci siano senza che ce ne sia una reale consapevolezza da parte della comunità a cui appartengono.