La postazione domestica di un’operatrice di Arché.

“Il compagno è l’unico a avere il cellulare. Ogni chiamata deve passare da lui che passa il telefono a Daria. Finché andava al lavoro, la situazione era più o meno gestibile. Ora invece, è sempre più difficile”, dice sconsolata Marta Falanga, responsabile milanese dei progetti di assistenza in ospedale per Arché, “Passare tutta la giornata con un famigliare con cui non si è in buon rapporto non è certo una cosa piacevole: la conflittualità è elevata e a volte, fortunatamente non nei casi che seguiamo, può sfociare in violenza vera e propria”. Un risultato che finora è stato evitato anche grazie al supporto che Marta e le altre operatrici hanno saputo garantire alle giovani donne: “In questi giorni stiamo al telefono con loro tanto tempo. È un supporto incessante con l’obbiettivo di mitigare le loro paure, di venire incontro ai loro bisogni più immediati e di metterli in contatto con le rete di aiuto fornite dalle amministrazioni locali”. Oltre che con le utenti dei servizi, Marta tiene un rapporto quotidiano anche con le volontarie che affiancano e costituiscono una parte vitale dell’attività di Arché negli ospedali.

Servizi domiciliari

All’Area Prossimità fa riferimento anche Paola Ehsaei che per Fondazione Arché si occupa dei servizi domiciliari nella città di Milano. “Dal decreto del 10 marzo, ovviamente, i servizi nelle case sono stati sospesi. Ma ciò non significa che abbiamo smesso di fare il nostro dovere: abbiamo dovuto reinventarci e proporre qualcosa di nuovo!”, rivela Paola che ha mobilitato gli operatori e le operatrici affinché la “situazione di fragilità e emarginazione delle famiglie in carico non si aggravi ulteriormente”. Impediti gli spostamenti e gli incontri faccia a faccia, i servizi domiciliari passano dall’online, come rivela Paola: “Ci siamo attrezzati per non abbandonare le famiglie: diamo una mano con la correzione dei compiti, proponiamo video ricette da fare insieme con la famiglia e poi diamo risposte alle domande e alle ansie dei genitori”.

Come quelle di Sofia che non voleva sentire la figlia parlare su Skype con il suo ex compagno: “Le direbbe solo cattiverie nei miei confronti”, ha tentato di giustificare la sua contrarietà a questi colloqui sanciti in precedenza dal tribunale. Una paura che è venuta meno dopo aver ricevuto la rassicurazione di Paola:

“Come nella vita reale, ogni colloquio, anche online, tra padre e figlia si sarebbe svolto alla presenza di un educatore o un’educatrice”.

Area Prossimità a livello nazionale

Proprio agli operatori in prima linea (virtuale) ha voluto rivolgere un plauso anche Alfio Di Mambro, Responsabile Nazionale dell’Area Prossimità di Arché: “Stanno rispondendo con grande impegno e creatività così da non lasciare sole le famiglie e le persone che seguiamo nei nostri progetti”. In tempi di Coronavirus e di forzato isolamento, le parole chiave dell’attività degli educatori sono proprio l’inventiva e la creatività: “Ci hanno tolto la relazione intrapersonale, vero motore del nostro lavoro, ma abbiamo risposto reinventandoci: un educatore ha addirittura rispolverato il suo passato da regista, organizzando con i piccoli un laboratorio di videomaking online. Chissà che lavori inaspettati verranno fuori!”. Laboratori e giochi online fanno il paio con il sostegno continuo, anche economico, nei confronti di donne e famiglie in difficoltà: “Le mettiamo in contatto con le reti sul territorio e aiutiamo direttamente laddove possibile”.

Area Housing

Oltre all’Area Prossimità prosegue il lavoro anche dell’Housing: “La Corte di Quarto per ora è quasi vuota visto lo stop agli invii da parte delle amministrazioni locali mentre negli appartamenti la vita continua”, dice il responsabile Silvio Prandolini che spiega: “Le famiglie già accolte, sono ancora lì e vivono questo periodo, come tutti, un po’ da recluse perché per la maggior parte sono mamme con bambini piccoli con problemi lavorativi e con i figli a casa”. Qualche dettaglio in più sulla situazione degli appartamenti lo dà Yuri Rutigliano dell’Area Housing che non nasconde “le preoccupazioni e i timori sul presente e il futuro” che i colloqui telefonici con le mamme quotidianamente gli restituiscono. “Alcune non hanno né computer né smartphone e mi chiamano per qualunque evenienza”, spiega Yuri, specificando come Arché si stia mobilitando anche per loro, organizzando consegne a casa con il Banco Alimentare.

La Corte di Quarto

Nello scenario difficile di questi giorni, la Corte di Quarto rimane un faro di speranza: nonostante lo stop agli invii da parte delle autorità comunali, due nuclei hanno già fatto il loro ingresso nella struttura. “Una è una famiglia senegalese, con una figlia di 6 anni, già inserita nei progetti di semiautonomia; l’altra è una coppia che sta vivendo un momento di difficoltà”, sono le parole di Adriano Cifelli, responsabile della Corte di Quarto. “Nel loro cammino verso la piena autonomia sono due nuclei che hanno sposato l’idea comunitaria che rappresenta la cifra distintiva della Corte di Quarto: dare una mano agli altri nel contesto abitativo. È un gesto ancora più significativo in una fase come questa”.