Simone Zambelli al funerale di Sergio Temolo

Venerdì 4 febbraio 2022, all’Istituto Pedagogico della Resistenza di via Anemoni, a Milano, abbiamo dato l’ultimo saluto a Sergio Temolo.

Sergio era figlio di Libero Temolo, uno dei quindici partigiani uccisi dei nazifascisti a piazzale Loreto il 10 agosto del 1944; dopo la fucilazione – avvenuta alle 06:10 – i corpi furono lasciati esposti, a scopo intimidatorio, sotto il sole di quella calda giornata estiva fino alle ore 20 circa. Un cartello qualificava i partigiani fucilati come “assassini”. I corpi, sorvegliati dai militi della Muti, i quali impedirono persino ai parenti di rendere omaggio ai defunti, furono pubblicamente vilipesi e oltraggiati in ogni modo dai fascisti e dai soldati nazisti; inoltre, per intimidire la popolazione e togliere ogni appoggio alla Resistenza, i militi fascisti obbligarono i cittadini in transito a piedi, in bicicletta o sui tram, armi alla mano, ad assistere all’orrendo spettacolo.

Appresa la notizia, Don Giovanni Barbareschi – sacerdote guida del gruppo scout Aquile Randagie – si recò dall’allora Arcivescovo di Milano, il Cardinale Schuster, pregandolo di andare a impartire la benedizione alle salme, ma il Cardinale gli chiese di andare lui stesso. Egli ricompose alla meglio i corpi ammucchiati e cercò nelle tasche i messaggi di addio che questi potevano aver scritto, in modo da poterli recapitare alle famiglie. Riuscì a compiere questa opera di estrema pietà prima che un milite fascista lo cacciasse via. Barbareschi raccontò in seguito che, dopo aver pregato in ginocchio davanti alle salme, si voltò e vide che tutta la folla presente si era inginocchiata con lui.

Nelle tasche di Libero trovò un biglietto per la famiglia che si concludeva così: “Raccomando Sergio, educatelo”.

Sergio, finita la guerra e in un’Italia finalmente liberata, entrò nel Convitto Scuola Rinascita, la scuola per partigiani e reduci di Milano, dove studiò per quattro anni e poté così, in seguito, lavorare come tecnico amministrativo per il quotidiano L’Unità.

Sergio Temolo

Per oltre cinquant’anni è stato un instancabile testimone della libertà nelle scuole di tutta la città, nei quartieri del Municipio 8, nella Sezione ANPI “Poletti”, all’interno delle iniziative dell’Istituto Pedagogico della Resistenza – di cui era Presidente onorario – e ogni 10 agosto a piazzale Loreto partecipava alle celebrazioni in ricordo dell’eccidio che coinvolse suo padre.

Lo faceva con uno stile unico, con pacatezza e serenità, con una obiettività straordinaria, senza enfasi e in modo sempre ragionato. Lo faceva con occhi timidi e uno straordinario sorriso. Lo faceva dando un senso concreto alla memoria, intesa come un appunto destinato a documentare un fatto e, dunque, a impedire che sia dimenticato o non ricordato con esattezza. Lo faceva con grande amore per la Libertà, amore che trasmetteva a tutti e a tutte.

Per chi come noi lavora nell’accoglienza, o in ambito educativo e sociale, l’insegnamento di Libertà di Sergio è una guida costante e fonte inesauribile di responsabilità. Concetti come quelli di libertà, fratellanza, democrazia, giustizia e cooperazione, i valori che guidarono allora la vita di Sergio e la lotta di liberazione, sono gli stessi che muovono il mondo della solidarietà e della cooperazione sociale oggi.

Simone Zambelli