scelta cambiamento

Giacomo Marini, autore dell’articolo e Consigliere del Municipio 8 di Milano

“Perché hai iniziato a fare politica?”.

“Perché volevo cambiare il mondo”.

Questa è la risposta più comune che mi sono trovato a ricevere ogni volta che ho interrogato qualcuno dell’ambiente sulle sue motivazioni. Dal neoconsigliere municipale alla senatrice di lunga data. Tutti, e dico tutti, hanno iniziato per questa ragione. Me compreso.

“Cambiare il mondo”. Si può pensare che sia un’ambizione utopica, eppure, qualcuno ci crede. Voglio partire da qui per parlare di “scelta”, dalla connessione tra questo concetto e quello del cambiamento.

Il nostro mondo è in evoluzione costante. Si potrebbe quasi dire che ogni mattina ci svegliamo in un mondo nuovo. Se non si sta al passo, è un attimo che si rimane spaesati e si perdono i punti di riferimento. E tutto ciò accade indipendentemente da noi. Io me ne sono reso conto intorno ai 20 anni (ne ho 24 ora, quindi non è che fosse tanto tempo fa); andava tutto bene finché da un momento all’altro ci siamo ritrovati chiusi in casa a difenderci dall’ignoto. In quei giorni il senso di impotenza ha iniziato a pervadermi.

Così ho fatto un appello sui social e ho scelto di essere parte attiva del cambiamento che stavamo subendo. Col passaparola ho radunato una settantina di ragazzi e ragazze e per qualche mese ci siamo messi davanti ai supermercati del nostro territorio a raccogliere cibo per le famiglie in difficoltà.

Abbiamo cambiato il mondo per tutti? No. Ma per chi non riusciva a mettere in tavola il pranzo o la cena sì. Per loro lo abbiamo cambiato.

Così ho capito il potere della scelta. Ho capito che il cambiamento arriva. Che lo vogliamo o no, che lo assecondiamo o lo contrastiamo, che lo subiamo o lo sfruttiamo, prima o poi arriva. Sta a noi scegliere se guidarlo verso il bene oppure lavarcene le mani e fargli fare la sua strada. Dopo quel periodo io ho scelto di provare a guidarlo, e mi sono interrogato su quale potesse essere lo strumento migliore per farlo. Un po’ per inclinazione personale, un po’ su suggerimento di chi avevo attorno, ho trovato la risposta nella politica.

scelta cambiamento

A questa risposta poi, a quanto pare, non ho creduto solo io, perché le elezioni sono andate bene e tante persone hanno riposto in me la loro fiducia. Dal 2021, quindi, mi sono ritrovato ad amministrare il mio territorio e a provare a dare un risvolto pratico a quegli ideali che mi avevano spinto ad intraprendere questo percorso. Presiedo la commissione Mobilità e Sicurezza del Municipio 8 di Milano. Certo, non è come presiedere il Consiglio dei ministri, ma qualche scelta riusciamo a prenderla pure noi. Scelte semplici, sia chiaro.

Scelte che possono sembrare insignificanti per molti. Ma scelte che, per alcuni, significano cambiamento. Uno scivolo pedonale, dove prima mancava, può semplificare la vita ad una persona in carrozzina. Un attraversamento messo in sicurezza può permettere di accompagnare i propri figli a scuola senza dover pregare di non essere investiti. Una telecamera messa nel punto giusto può aumentare la sicurezza percepita da chi torna a casa tardi la sera.

Tutto questo richiede tempo ed energie, spesso e volentieri spese a vuoto a causa di impedimenti burocratici, mancanza di fondi o troppo ottimismo. Ma riuscire, anche solo ogni tanto, a scegliere il cambiamento e portare la realtà un po’ più vicina a quella che sogniamo, ripaga di tutti gli sforzi fatti.

Credo fermamente che tutti alla mia età dovrebbero scegliere il cambiamento. Non per forza la politica è il mezzo giusto per farlo, è soltanto quello che io mi sono sentito di poter meglio maneggiare. C’è chi può riuscire a modificare l’ambiente circostante con la propria professionalità, chi con la propria arte e chi con altri strumenti. Credo però anche che la passività di fronte al mondo che evolve sia una colpa, che il subirne l’inerzia sia inaccettabile.

Una delle mie frasi preferite è quella attribuita a Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. È un’esortazione all’impegno di ogni nuova generazione ad essere artefici del proprio presente e del proprio futuro. È una richiesta esplicita di scegliere quel cambiamento e di impersonificarlo, affinché non sia un qualcosa che ci travolge e che non ci rappresenta, ma ciò che abbiamo voluto e per il quale abbiamo lavorato.

Probabilmente non riuscirò a cambiare il mondo, ma ripeterei all’infinito la scelta di provarci.

Giacomo Marini
24 anni, Consigliere del Municipio 8 di Milano

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