Forrest Gump: Quelle scarpe devono essere comode. Scommetto che con quelle ci cammina tutto il giorno e non sente niente. Magari ce le avessi così anch’io.

Donna: Mi fanno male i piedi.

Forrest Gump: Mamma diceva sempre che dalle scarpe di una persona si capiscono tante cose. Dove va. Dov’è stata. Quante scarpe che ho messo io. Mamma disse che quelle mi portavano dovunque, disse che erano le mie scarpe magiche.

Le scarpe di Anna avevano camminato su terreni troppo impervi e accidentati per essere ancora portabili. Avevano attraversato l’Europa per arrivare qui e quando è arrivata le scarpe erano consumate, sporche e con la suola staccata.

Ci vuole coraggio per fare quello che ha fatto Anna, ricominciare da zero, ripartire indossando un paio di scarpe nuove. Prima di tutto bisogna essere consapevoli di fare un cambio radicale, bisogna volersi affidare a nuove calzature, che non sai se saranno altrettanto comode, nel lungo periodo. È una scelta già soltanto quella di acquistare ciò che non hai mai indossato prima, non è ovvio. E quando sai che vorrai percorrere un lungo tragitto devi scegliere un modello adatto, in mezzo a tanti. A questo punto puoi liberarti di quelle vecchie, e nel piegarti con fatica mettere a nudo i tuoi piedi: osservi i tuoi tendini, le tue ossa, le dita che forse non hanno avuto prima tanta attenzione da parte tua, la pianta su cui appoggia tutto il tuo peso e la tua fatica. Servono strumenti di protezione per un lavoro di cui non si conosce la fine o forse anche il risultato. Ecco indossi ora un paio di scarpe nuove di pacca. Devi infine allacciarle, avendo cura di annodare bene l’asola altrimenti se si sfila si rischia di inciampare, ancora. Con i primi passi possono sembrare rigide, poco adattate alle tue forme, ma con la costanza di un impegno quotidiano possono essere lo strumento adatto per andare lontano.

Anna ha deciso di indossare un paio di scarpe nuove e mai provate prima, per non inciampare nuovamente. L’ha fatto per sé stessa e per quel frugoletto che si è trovata tra le braccia, forse non troppo desiderato.

Io e Anna tra il fumo di sigaretta che ci annebbiava abbiamo parlato molto del suo passato e delle scelte intraprese. Anna ha deciso di affidarsi e di aprirsi piano piano, è entrata in punta di piedi ma facendo rumore dentro di me, per essere ascoltata mentre cercava di dare un nuovo senso alla sua vita, e soprattutto al figlio. Questo dialogo che dura da quasi due anni ci ha permesso di instaurare un legame forte. Il lungo percorso comunitario è stato fatto tra salite, pianti, musi arrabbiati ma anche sorrisi e gioie. In punta di piedi è nata in Anna la consapevolezza di essere Persona meritevole di vivere la vita che da sempre ha immaginato.

Dopo essersi ricostruita Anna è diventata anche una Mamma con la voglia di far respirare al proprio bambino aria sana e pulita. Anna ha voglia di far crescere Marco come uomo artefice del suo futuro, e il frutto del suo lavoro si vede: è la casa che abiterà con suo figlio, loro due come una vera famiglia.

Abbiamo conosciuto tante donne come Anna che hanno scelto di rialzarsi affrontando le criticità che hanno spezzato l’equilibrio della loro vita. Un equilibrio precario e poi ritrovato con tanta fatica. È in momenti di massima vulnerabilità come quelli attraversati dalle nostre donne vittime di violenza e abbandonate a loro stesse, quando si tocca il fondo troppe volte, che si ha la spinta propulsiva verso la vita. Il motore che spinge queste madri e le fa andare avanti è il pensiero del proprio figlio che subisce le scelte da loro intraprese. La consapevolezza “nasce” in loro nel momento in cui incontrano lo sguardo e l’innocenza dei loro bambini. Come Anna anche le altre ospiti della comunità hanno visto il male che può esserci nel mondo e sanno di non volerlo lasciare in eredità. In questo preciso momento avviene la “magia”: tutta la consapevolezza del proprio vissuto si riplasma in desiderio di rivalsa, una rinascita che appare possibile mentre assume un significato concreto tramite il percorso comunitario.

Finalmente per Anna il giorno tanto atteso è arrivato, quello del trasferimento alla nuova casa, tra mille scatoloni e frenesia. Anna mi ha guardato e con gli occhi pieni di lacrime ha squarciato l’aria con la sua voce: “Ho paura!” ha esclamato. Le ho sorriso e le risposto che ce l’avrebbe fatta perché le scarpe con le quali era arrivata erano state cambiate. Le nuove erano rodate e ben allacciate, certo bisogna sempre fare attenzione, ma ora sono quelle giuste per correre. Si è tranquillizzata e con passi sempre più rapidi si è avviata verso la sua nuova vita.

Federica Berton, educatrice

Dossier “Fragili tutti”