sabrina bonomi arché live

Sabrina Bonomi è un’economista e fondatrice della scuola di economia civile e in occasione dell’Arché Live 2020 “Questo è il fiore”, ci ha parlato del legame tra diritti sociali e ambientali da un punto di vista economico, individuando nella fraternità la terza via tra mercato e socialismo.

Grazie per questo invito, grazie a tutti voi per essere qui.

Economia civile: innanzitutto questa definizione che abbiamo dovuto mettere è un aggettivo che di fatto è una tautologia. Se noi pensiamo all’origine aristotelica del termine economia, oikos-nomus, è la cura della casa perciò noi non dovremo averla che in modo civile, poi, come sempre quando il tempo passa, ci si allontana dal significato originale e quindi siamo dovuti ritornare sul tema e mettere questo aggettivo: in realtà l’economia incivile secondo me è un ossimoro. Ma abbiamo dovuto specificarlo.

Poi sentiamo economia comune, sociale, solidale, tutti soggetti che in vari modi hanno studiato questo tema e sono tornati a capire che l’economia non può essere lontana dalla comunità.

Il nostro civile vuole essere questo, ha le radici nell’umanesimo ed è un riportare al centro la persona. Mi è piaciuto molto il tema di quest’anno dell’Arché Live perché noi diciamo sempre, nella scuola di economia civile, che è stata voluta fortemente dal prof. Zamagni, dal prof. Bruni, dal prof. Becchetti e da tutti noi che siamo stati colleghi e allievi, che crediamo davvero che sia importante riportare al centro dell’economia la fioritura non solo professionale, ma anche umana delle persone e quindi quando una persona si realizza da un punto di vista personale e professionale, in qualsiasi forma di lavoro e di impresa, noi avremo una economia civile perché è impensabile tra persone non avere attenzione, cura e rispetto, uguaglianza e fraternità.

Noi abbiamo due forme di economia: quella che deriva dalla libertà ed è stato il capitalismo, quindi tra i principi della rivoluzione francese abbiamo avuto la forma dell’economia di tipo più socialista che derivava dall’uguaglianza, ma i principi sono tre ed è fondamentale che ci siano tutti e tre e la fraternità è la terza via al mercato, quella civile appunto perché se noi abbiamo un fratello, il fratello condivide con noi risorse, condivide con noi spazi, condivide con noi l’affetto dei genitori, ma è diverso da noi e quindi richiede cure e attenzioni che non sono uguali, sono eque, che è una cosa diversa.

E quindi quello che è importante per l’economia civile, è includere tutte le forme di economia, includere ciascuna persona per la sua diversità e peculiarità. Che non significa omologare.

Non pensiamo che le forme di economia debbano essere tutte uguali: le imprese pubbliche devono occuparsi di quello che è il tema pubblico e le imprese sociali è ovvio che, nella loro cultura organizzativa, hanno degli obiettivi e dei valori che sono tipici loro. Le imprese for profit hanno altre culture organizzative, ma tutti e tre i tipi di imprese devono concorrere per la cura della casa comune, nella comunità nella quale siamo inseriti.

E quindi tutte le forme di economia e tutte le forme di impresa devono cooperare insieme per il bene comune.

sabrina bonomi arché live

Del resto Genovesi che è l’autore, tra l’altro il primo ad avere una cattedra di economia in Europa (a Napoli era un abate), aveva avuto questa cattedra e scrisse questo trattato che si chiamava “Lezioni di commercio ossia d’Economia civile”. Quindi la prima cattedra di economia insegnava l’economia sotto la sua forma civile ed è triste dal mio punto di vista che ci siamo allontanati così tanto.

Rispetto all’economia civile questa scuola non ha un senso solo formativo, anzi non ce l’ha quasi per niente, ma più educativo nel tirar fuori da ciascuno quello che ha nel profondo e permettergli di fiorire a una logica divulgativa, perché secondo noi tutti dovrebbero avere questo pensiero. Tutti dovremmo cooperare insieme per questo bene comune e infatti non ci sono solo economisti ci sono anche filosofi, ci sono anche studiosi di altre materie, urbanisti, docenti di diritto perché è importante che a 360 gradi ci occupiamo di questo.

La carta di Firenze è appunto un documento che volutamente è stato chiamato Carta, è stato siglato o meglio, presentato perché noi lo avevamo cominciato da tanto tempo, a Firenze al festival dell’economia civile.

Anche i luoghi hanno la loro importanza. Io quando oggi sono arrivata qui a CasArché ho proprio detto a tutti che arrivare in questo luogo così colorato, così bello, con il verde, così pieno di vita faceva proprio immaginare che qui ci potessero essere solo bambini, mamme o comunque luoghi in cui la vita si rigenera e mi ha molto colpito. Quindi anche la Carta di Firenze non è un caso che sia stata siglata li, perché Firenze è il luogo della culla dell’umanesimo e si è chiamata Carta (non con altri nomi propri) perché aperta come tutte le carte, libera alla scrittura e noi ci auguriamo che siano sempre di più le persone che a titolo individuale ma anche collettivo, di associazioni, ecc… la sottoscrivano. È una carta che racchiude un po’i principi dell’economia civile e la sua essenza, ma che sta anche nel mondo, collegata al mondo di oggi.

E quindi sono otto verbi, di cui il primo è sostenere il valore del lavoro e delle persone. Del resto la scuola è una scuola di economia civile, dove civile è l’aggettivo, ma il senso è proprio anche economico e quindi sostenere il valore delle persone in tutte le sue forme proprio perché sia motivo di fioritura; tra l’altro Genovesi nel suo trattato scriveva anche che la felicità o è pubblica o non lo è, quindi parlava di una felicità che fosse di ciascuno, ma che fosse condivisa.

Noi riusciamo a essere felici solo quando lo condividiamo con qualcun altro, quindi quando c’è un bene di relazione e di reciprocità.

Il secondo verbo è credere nella biodiversità perché come dicevo non c’è solo l’impresa for profit. Anche se ci rendiamo conto che è quella numericamente più diffusa, quella numericamente più rilevante, che impiega un numero maggiore di addetti, non è l’unica forma di impresa: ci sono le imprese sociali, ci sono le imprese cooperative, oggi ci sono le società benefit che sono di fatto un ibrido come lo è l’impresa sociale, ma ci sono anche tante altre forme che sono tutte degne di rispetto, di nota e di tutela.

Promuovere è l’altro verbo, quindi promuovere la diversità e l’inclusione sociale. Io credo che l’economia oggi abbia creato nella sua trasformazione, purtroppo, sempre una maggior polarizzazione. Noi non siamo ricchi mediamente, ma il fatto del medio non significa che non ci sia una equità nella distribuzione, anzi siamo mediamente più ricchi, ma è polarizzata questa ricchezza: pochissime persone detengono la maggioranza della ricchezza mondiale e invece un numero sempre più ampio è impoverito.

Ecco perché è importante riuscire a ricreare equità distributiva e includere tutti in questa innovazione, in questo sviluppo perché la crescita non è soltanto dimensionale, anzi. Io sono sempre spaventata quando si cerca la crescita dimensionale a tutti i costi perché il rischio è dimenticarsi come realizziamo quella crescita e invece vorrei parlare di sviluppo, vorrei parlare di innovazione e che questo porti a chiederci il senso.

Si diceva prima che l’economia civile è una economia di cercatori di senso, ci chiediamo dove stiamo andando, qual è la nostra direzione, il perché realizziamo il nostro profitto e come lo realizziamo, domande che diventano a un certo punto più importanti del profitto che realizziamo. Le tre forme di sostenibilità di cui abbiamo parlato fino ad oggi (sostenibilità economica, sostenibilità sociale e sostenibilità ambientale) devono esserci tutte e tre, nessuno sgabello sta in piedi con due gambe sole e quindi è importante che tutte tre ci siano. È chiaro che questo significa che le imprese profit dovranno stare più attente alle dimensioni sociali e ambientali, viceversa le non profit dovranno stare più attente alle dimensioni economiche, però tutte e tre le dimensioni sono importanti.