Da anni Fondazione Arché dà l’opportunità a ragazze e a ragazzi di Milano e Roma di fare il Servizio Civile Universale: Robin, volontario a Roma, ci ha scritto nella lettera sottostante cosa sta significando questa scelta per lui. Per chi fosse interessato accogliamo candidature fino alle 14 del 10 febbraio 2022.

Cara Arché,

sono passati più di 7 mesi da quando ho intrapreso a Roma il Servizio Civile, da quando sono entrato in questa grande famiglia allargata, da quando mi son messo in gioco in un contesto a me sconosciuto.
Ti scrivo per distrarmi un po’, in questo periodo di isolamento in cui spero di negativizzarmi al più presto da questo virus con cui ormai conviviamo da quasi 2 anni. Ho avuto molto tempo per riflettere riguardo al mio percorso con te e mi faceva piacere condividere i miei pensieri, i miei traguardi, ma anche le mie difficoltà.

Non tutti conoscono il Servizio Civile Universale: un’opportunità magnifica, offerta ai giovani, di dedicare un intero anno alla comunità. Dodici mesi di cittadinanza attiva, in cui ci si arricchisce di esperienze, di altruismo, di solidarietà ma soprattutto di umanità. Direi che è proprio quest’ultima la protagonista dei miei mesi trascorsi in Arché.

Non importa chi incontrassi o con chi avessi a che fare: un operatore, un volontario, una mamma con il proprio bambino in difficoltà. In tutti loro ho sempre potuto scorgere qualcosa di affine: l’umanità.

L’umanità delle mamme di accettare un aiuto, molto spesso imposto da qualcun altro, mentre si destreggiano tra il ruolo di madri, con tutte le responsabilità che questo compito, e dovendo accettare nella vita la presenza di operatori il cui fine è solo aiutarti.

L’umanità degli operatori, che offrendo la propria professionalità ed esperienza, cercano di arrivare a un obiettivo comune: l’indipendenza delle persone più fragili e in difficoltà che fanno parte della nostra società.

L’umanità dei volontari, che dedicano il proprio tempo libero per aiutare il prossimo, per aiutare chi nella vita non ha avuto la loro  fortuna, per far capire alle persone fragili che per un motivo o per un altro si sentono sole, che loro ci sono e che sono pronti a tendere una mano.

Cara Arché, ne abbiamo passate tante in questi mesi. Dal fare una cernita dei vestiti e giocattoli donati, ai numerosi scatoloni e traslochi dalla sede vecchia a quella nuova, alle mattinate passate in cantiere cercando di curare al meglio il posto che vedrà accogliere mamme e bambini in difficoltà. La raccolta dei farmaci per i bambini, il mercatino di Natale, la formazione dei volontari, fino all’inaugurazione di CasArché a Roma e della comunità Casa Marzia. Le ore passate a pulire il caos degli operai, le mattinate di scartoffie e consegne di documenti, i pomeriggi nel traffico accompagnando da qualche parte chi ne avesse bisogno.

Mesi di lavoro, di esperienze, di pause caffè, di riunioni, di pranzi in compagnia.

A parole non riesco ad esprimere la magia che tutto questo mi ha dato, ma sarò contento anche solo se avrò incuriosito un giovane a fare questa mia stessa esperienza con te. Un’esperienza che richiede tanto, richiede flessibilità, voglia di fare, mettersi in gioco e anche qualche sacrificio, ma allo stesso tempo ripaga donando molto di più: un bagaglio personale fatto di relazioni con altri esseri umani, di soddisfazione per aver fatto il tuo per la comunità, di appagamento per aver scoperto il concetto di fraternità nella diversità che contraddistingue la società di oggi.

Cara Arché, mancano ancora pochi mesi alla fine di questo mio percorso con te, ma sarò pronto ad accogliere tutto ciò che avrai da offrirmi. E infine lancio questo invito al mio successore: sii pronto a buttarti in qualsiasi esperienza ti venga offerta e lasciati stupire dalla magia, dalla diversità e dall’umanità di Fondazione Arché.

Con affetto,

Robin, volontario a Roma del Servizio Civile.