Coordinati da Fabio Pizzul, Padre Giacomo Costa, Rosangela Lodigiani, Marco Granelli e don Virginio Colmegna lunedì 6 luglio hanno fatto dialogare l’enciclica Laudato si’ con Milano. Lo fanno ripartendo dalle periferie, che è proprio quello che, come Arché, abbiamo deciso di fare.

“Per gli abitanti di quartieri periferici molto precari, l’esperienza quotidiana di passare dall’affollamento all’anonimato sociale che si vive nelle grandi città, può provocare una sensazione di sradicamento che favorisce comportamenti antisociali e violenza. Tuttavia mi preme ribadire che l’amore è più forte. Tante persone, in queste condizioni, sono capaci di tessere legami di appartenenza e di convivenza che trasformano l’affollamento in un’esperienza comunitaria in cui si infrangono le pareti dell’io e si superano le barriere dell’egoismo. Questa esperienza di salvezza comunitaria è ciò che spesso suscita reazioni creative per migliorare un edificio o un quartiere”. (Laudato si’, 149).

E si fa più esperienza comunitaria nelle periferie che nell’area C di Milano, commenta Pizzul. Ed è per questo che bisogna incontrare le periferie (esistenziali, ma non solo), sentirne l’odore, abitarle. Altrimenti la nostra rimane una discussione da salotto.

Ma cos’è il centro? Padre Giacomo Costa ci mette in guardia dal credere di essere noi il centro e chiede ancora: “Che cosa tiene insieme la città?”.

La professoressa Rosangela Lodigiani, curatrice del rapporto su Milano di Ambrosianeum, spiega come le periferie siano mobili (basti pensare alla città metropolitana, di cui pure i cittadini sanno molto poco), e la città sia multifocale, con più centri per ogni livello: politico-amministrativo, economico, ma soprattutto sociale e culturale.

In un tempo di fragilizzazione delle relazioni sociali, un processo in corso è quello della ritessitura dal basso e la professoressa domanda: “Chi porta oggi la voice, la voce dei cittadini? Chi ne consente la partecipazione? Chi si prende cura dello spazio pubblico?”.

Prende parola Marco Granelli, assessore alla Sicurezza e coesione sociale, Polizia locale, Protezione civile, Volontariato, per raccontare piuttosto concretamente come la politica debba essere composta da gesti quotidiani e grandi strategie, di come sia necessario che il livello locale si integri con quello internazionale. La felice sobrietà deve rispecchiarsi nella cultura politica della cura.

È Don Virginio Colmegna a chiudere la serata, e pare riprendere le domande della prof.ssa Lodigiani, quando asserisce che sono tante le organizzazioni di volontariato assenti nella vita culturale della città.

Milano abbisogna di una politica povera, che coinvolga giovani e anziani. “Il Papa ci dice che sul come accogliere si può discutere, ma non si può discutere sul “se accogliere”! Ed è ora di finirla di parlare di emergenza, iniziamo ad usare la categoria dell’urgenza, al cui interno c’è il tema dei diritti”.

Per portare le periferie al centro di Milano 2016 il primo passo da fare è riconoscerci a vicenda come cittadini, chiosa Pizzul. Come cittadini solidali, aggiungiamo noi.

Immagine | @Ylbert Durishti

 

 

Documenti
Enciclica Laudato Si