
Immagine realizzata da Rhea Jane Ibarra
Forse, complice il mio passato un po’ “rivoluzionario” in Messico e un recente video di Pepe Mujica, mi sono ritrovata ad ascoltare una canzone a me molto cara, Gracias a la vida, interpretata da Mercedes Sosa e scritta da Violeta Parra. È una canzone di denuncia, un canto che dà voce ai più deboli, per riscattarli e valorizzare le loro vite e le loro storie.
Gracias a la vida è un inno alla vita, intenso e poetico.
È incredibile pensare che chi l’ha scritta abbia poi scelto di togliersi la vita, forse perché troppe volte la vita viene ferita da crudeltà che generano sofferenza, o perché troppo spesso è trascurata, data per scontata. La vita non è solo una parola, non è solo esistere.
Vivere è una responsabilità, la vita va accolta con cura e apprezzata in ogni suo aspetto. Amare tutto ciò che ci offre: un tramonto mozzafiato, una melodia struggente, un figlio tanto desiderato o, semplicemente, un lavoro che ci appassiona.
Quando mi sono laureata ricordo che mio padre riuscì a procurarmi un colloquio in una grande azienda. L’offerta era molto allettante: un contratto a tempo indeterminato, prospettive di carriera, tredicesima e quattordicesima. Il lavoro che nessuno può rifiutare, e infatti accettai, ma sentivo che non era il mio posto. Un tarlo iniziò a scavare, e più passava il tempo, più cresceva il dubbio che quel lavoro non fosse quello giusto per me.
Alla fine, mi licenziai. Provai altri lavori, ma durarono poco.
Finché un giorno decisi di cambiare vita iscrivendomi al servizio civile, e così il tarlo smise di scavare, e io finalmente trovai il senso che cercavo. No, non sono un’educatrice, non ho né la formazione né il carattere per esserlo. Non mi sento abbastanza forte per sostenere i vissuti spesso drammatici delle donne e dei bambini che accogliamo.
Io mi limito ad ascoltare e far conoscere queste storie. I bambini e le mamme ci insegnano la resilienza, ma da sole non hanno la forza di rimettersi in piedi, hanno bisogno di essere guidate, perché la realtà è dura. È difficile ambire all’autonomia quando diventa sempre più complicato trovare una casa, un lavoro e uno stipendio dignitoso.
Al loro fianco ci sono persone che si mettono al servizio dell’altro, offrendo il proprio tempo, il proprio denaro, la propria professionalità e cultura, tutte accomunate da un sogno, forse un po’ romantico, di volere un mondo migliore.
Mi sento riconoscente di far parte di questa realtà che, con piccoli ma concreti gesti, rende il cambiamento possibile. È un lavoro costante, di sguardi che non perdono mai di vista l’importanza di ogni singola azione.
Mi sento riconoscente perché sono nata dalla parte giusta, a volte dovremmo fermarci a riflettere su quanta fortuna abbiamo e, in qualche modo, condividerla con gli altri.
Perché, come recita un proverbio africano:
«Se vuoi andare veloce corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno».
Valentina Zeghini
Nelle prossime settimane pubblicheremo tutti i capitoli del “Lessico Resistente”, ciascuno accompagnato da un’immagine di Rhea Jane Ibarra.
📖 Lessico Resistente – p. Giuseppe Bettoni, Vittoria Veneroni e Giada Violanda
🫀 Abbandono – Martina Savi
⛔ Esclusione Sociale – Gloria Dentico
🥀 Indifferenza – Giada Violanda
🌱 Rinascita – Asia Cesareo
🌼 Accettazione – Vittoria Veneroni
🛝 Attesa – Pina Pinto
🐘 Apparenza – Nicole Mezzanzanica
🗣️ Giudizio – Sara Capelli
🖼️ Determinazione – Mariuccia Magri
☀️ Esistenza – Agnese Pirolo
🌈 Oltre – Valentina De Fazio
💧 Cambiamento – Helena Ortu
🫱🏼 Ricaduta – Elisa Cavoretto
🏠 Condivisione – Mariangela De Luca
⛰️ Possibilità – Eugenio Tagliabue
🧑🏻🤝🧑🏼 Consapevolezza – Giorgia Falanga
❤️ Razzismo – Rossella Lovecchio
🧠 Violenza – Michela Scaccia
🙌🏼 Inclusione – Paola Ciaglia
💛 Coraggio – Cristiano Valanzano