Se la vita ti porta via qualcosa e ti rende fragile, non è la forza dell’altro che ti serve, ma sapere che la tua debolezza è accolta e capita, che nessuno la teme o la sfugge.

ricaduta

Immagine realizzata da Rhea Jane Ibarra

È con le parole di Michela Murgia che voglio iniziare questo pezzo perché trovo confortante l’idea che in una caduta o ricaduta ci si possa non sentire sconfitti, in colpa o che l’altro debba darti forza come se a te mancasse qualcosa. Ricaduta non è necessariamente sinonimo di perdita o di un qualcosa che toglie dignità, può essere, invece, occasione di conoscenza. Siamo abituati e assuefatti a una società che ci richiede di essere performanti, brillanti, sorridenti e che, ancora troppo spesso, nasconde con moto di vergogna le emozioni e le fragilità umane.

Una civiltà che bada più all’immagine che alla sostanza. Le relazioni di aiuto e accompagnamento che abitano i nostri luoghi di cura rispetto alle emozioni hanno, invece, la peculiarità di accoglierle, sostenerle, attraversarle e farle proprie per non averne più timore. In ogni occasione che mi è data tendo a celebrare il potere dell’accettazione di sé, anche di quelle pieghe che ci fanno paura, che ci sono scomode, anche quando ci sentiamo sbagliati e deboli per essere ricaduti, di nuovo.

Credo profondamente che la dimostrazione più alta di forza e di libertà sia quella di non avere paura di accettare e mostrare le proprie fragilità. Per noi educatori, artigiani della relazione, in ogni opera che costruiamo insieme alle persone con le quali entriamo in contatto il leitmotiv è sempre: guardati, accogliti, esplorati, amati, riparti da te, mettiti al centro, godi della bellezza delle piccole cose, di un abbraccio, di un paesaggio, di un infinito, di parole gentili, di quei momenti che ti fanno vibrare di gioia e poi… risollevati. Perché la vita è un po’ come un giardino dei sentieri che si biforcano; sta a te scegliere quale strada intraprendere.

Concludo allora con il finale di una canzone come augurio di speranza e (r)esistenza: E sono così libero che posso essere debole (Facile, Lo Stato Sociale)… e ricadere per ricominciare.

Elisa Cavoretto

📖 Lessico Resistente – p. Giuseppe Bettoni, Vittoria Veneroni e Giada Violanda
🫀 Abbandono – Martina Savi
⛔ Esclusione Sociale – Gloria Dentico
🥀 Indifferenza – Giada Violanda
🌱 Rinascita – Asia Cesareo
🌼 Accettazione – Vittoria Veneroni
❤️‍🩹 Riconoscenza – Valentina Zeghini
🛝 Attesa – Pina Pinto
🐘 Apparenza – Nicole Mezzanzanica
🗣️ Giudizio – Sara Capelli
🖼️ Determinazione – Mariuccia Magri
☀️ Esistenza – Agnese Pirolo
🌈 Oltre – Valentina De Fazio
💧 Cambiamento – Helena Ortu
🏠 Condivisione – Mariangela De Luca
⛰️ Possibilità – Eugenio Tagliabue
🧑🏻‍🤝‍🧑🏼 Consapevolezza – Giorgia Falanga
❤️ Razzismo – Rossella Lovecchio
🧠 Violenza – Michela Scaccia
🙌🏼 Inclusione – Paola Ciaglia
💛 Coraggio – Cristiano Valanzano