Il nostro Presidente collabora con la rivista Benessere sulle tematiche delle politiche sociali. Nel mese di Settembre è uscita la sua rubrica “L’esperto risponde” che qui di seguito vi riportiamo.

Novantunomila in Emilia Romagna, 80 mila in Lombardia, oltre 70 mila in Piemonte, 42 mila nel Lazio fino ad arrivare, sommando i dati delle altre Regioni, a 500 mila, in gran parte anziani non autosufficienti, diversamente abili e minori. Sono coloro che rischiano dal prossimo 1° gennaio di non avere più accesso ai servizi sociosanitari ed educativi garantiti dalle cooperative sociali a causa dell’aumento dell’Iva dal 4 al 10%. Chi si farà carico di questa emergenza sociale?

Roberto Calcaterra, Siracusa

Non facciamo fatica a immaginare il terremoto sociale che causerà l’aumento dell’Iva previsto a partire dal gennaio 2014 per asili, residenze sanitarie assistite, assistenza domiciliare, comunità per minori e centri disabili gestiti dalle cooperative sociali inclusa nella legge della cosiddetta stabilità 2013. Gli enti locali, già provati dai mancati introiti dell’Imu, vedranno un’ulteriore riduzione del 6% delle risorse sul welfare. Saranno tagliati servizi di inclusione sociale che costringeranno o metteranno le cooperative sociali in condizione di non poter effettuare i servizi ad almeno 500.000 persone. Questa inadempienza va denunciata con chiarezza perché è in gioco la credibilità democratica del Paese. Una democrazia che non sa tutelare i suoi cittadini più deboli, rinuncia alla sua anima, viene meno al patto di cittadinanza scritto nella Costituzione. Non solo, e qui raggiungiamo il paradosso: in nome di una presunta stabilità economica, lo Stato intende prelevare risorse dal già precario lavoro sociale. E qui si tratta di grave miopia, perché lo Stato non solo sembra misconoscere il ruolo delle cooperative sociali per la tutela delle situazioni di emergenza, ma anche non pare tenere in gran conto il prezioso contributo di prevenzione e di tenuta del già gravemente frammentato tessuto sociale. Vogliamo sperare in una pronta revisione della prevista vessazione sul lavoro socio sanitario ed educativo, ma nel frattempo porrei l’accento su un’altra riflessione che riguarda la crisi ormai irreversibile del nostro welfare, centrato molto sull’individuo, per un
welfare, come sostiene l’economista Stefano Zamagni, che non può fare a meno della famiglia. «A costo zero per lo Stato è possibile introdurre il distretto famigliare, che consente la sussidiarietà circolare, ossia l’interazione nella progettazione dei servizi, istituire il marchio famiglia e aprire al crowdfunding (la raccolta di piccole somme di denaro per finanziare un progetto, ndr)».

p. Giuseppe Bettoni