Niente, non era spuntato proprio niente dal terriccio del suo bicchiere. Altro che la pianticella che già vedeva crescere, attraverso lo schermo, in quello dell’educatrice Claudia. Nel suo, a stento, la piccola Silvia riusciva a vedere la timida radice che sembrava dire con una flebile voce: “Ehi, ci sono anch’io!”.

Col supporto della mamma, le spiegazioni e l’incoraggiamento di Claudia, però, anche per Silvia qualcosa ha cominciato a prendere forma nel suo terriccio: piano piano, goccio d’acqua dopo goccio d’acqua, la piantina ha cominciato a crescere. Ben visibile. “Insieme, da un lato e dall’altro dello schermo, ci stiamo occupando della germinazione delle lenticchie: ogni giorno le controlliamo durante la nostra videochiamata su WhatsApp”, spiega Claudia, educatrice di Fondazione Arché, costretta dall’emergenza sanitaria a reinventare la sua attività, riscoprendo uno dei laboratori tipici delle scuole elementari in tutta Italia.

“Silvia ha poca fiducia in se stessa: aiutarla a far crescere la lenticchia la aiuta a rafforzare la sua autostima e a farle maturare anche un senso di responsabilità”, spiega Claudia, soddisfatta per la risposta avuta dalla bambina: “Lei ci tiene alla piantina, ogni giorno me la mostra, la accudisce e fa il massimo per curarla”.

Assistenza amministrativa e burocratica: Arché c’è

Che sia, in remoto, al quartiere Quarticciolo di Roma, come nel caso di Silvia, o in quello di Quarto Oggiaro di Milano, l’impegno degli operatori di Fondazione Arché in favore delle fasce più deboli ha trovato nuove forme e nuovi modi per esprimersi in queste settimane, venendo a contatto con un disagio sempre più diffuso. E spesso “la richiesta di aiuti economici o di assistenza amministrativa e burocratica è solo un’avvisaglia di tanti altri problemi che emergono via via durante la telefonata”, dice Paola Ehsaei, assistente sociale, che sta garantendo assistenza telefonica alle famiglie in difficoltà e ai single di Quarto Oggiaro per districarsi nella burocrazia e per poter così accedere ai servizi messi a disposizione dal Comune e dalla Regione Lombardia.

Per fare la spesa certo, ma anche per ottenere i sostegni da affiancare alle persone più fragili di un nucleo famigliare. Come nel caso della sessantenne Luisa che, nonostante le difficoltà al lavoro, ha deciso di accogliere sotto il suo tetto anche il fratello, affetto da ludopatia, e la madre molto anziana. “Con lei è stata una delle telefonate più lunghe e più impegnative che abbia mai fatto”, racconta ancora Paola che, alla fine, l’ha messa in contatto con gli amministratori di sostegno e con i custodi sociali del Comune di Milano. “Sono loro che possono aiutarla a domicilio, sia garantendo assistenza alla madre anziana sia facendo uscire il fratello da quella condizione di isolamento che si è autoimposto”.

Casi che sono destinati a essere più frequenti e rischiano di aggravarsi nelle prossime settimane: lo pensa Don Enrico, uno dei parroci di Quarto Oggiaro, che ha contattato Fondazione Arché proprio per agire sul territorio. “Se siete in difficoltà, chiamate questo numero”, ha detto a tanti, parrocchiani e non, convinto che “i vari sussidi messi a disposizione hanno bisogno di facilitatori, soprattutto se a richiederli sono persone già in difficoltà con l’online o con povertà di linguaggio”.

Per un tappetone? Anche dall’altra parte di Milano

Gli aiuti immateriali, per compilare un modulo o per richiedere l’attivazione di un servizio, si sommano a quelli molto concreti che Fondazione Arché, grazie alle donazioni di amici e sostenitori, riesce a fornire alle famiglie seguite. A quella di Alex, nato a inizio marzo, è stato consegnato un passeggino: “I suoi genitori stanno attraversando un periodo di difficoltà economiche e avevano bisogno di un passeggino sia per far dormire che per far muovere il piccolo”, spiega Marta Falanga, responsabile milanese dei progetti dell’Area Prossimità in ospedale, “senza, avrebbero dovuto portarlo sempre a braccia!”.

Ancora più decisivo è stato il tappettone gommoso, messo a disposizione nel giro di poco dai volontari e dagli amici di Arché. “Serviva per gli esercizi fisioterapici di una piccola bambina, Luisa, con delle disabilità. Altrimenti, avrebbe dovuto accontentarsi del divano di casa. Comodo sicuramente, ma non il meglio per fare quel tipo di esercizi!”, sentenzia Marta che, nei giorni della quarantena, è andata a recuperare  il materiale dall’altra parte della città: il tappetone ma anche pannoloni, alimenti omogenizzati e latte in polvere. “Le ho distribuite a altre famiglie in difficoltà che seguiamo fin dai giorni dell’ospedale”, dice Marta, “È la dimostrazione che Arché c’è e ti sostiene”.