Ascoltando le tre letture di questa domenica e lasciandoci portare da esse, come dentro la corrente del fiume, a me pare che ci conducano tutte verso un unico obiettivo, a fissare il nostro sguardo su Gesù.

Così fa Isaia nel 4° canto del Servo, dove le parole del profeta sono un invito incalzante a non distogliere lo sguardo da questo misterioso Servo che viene descritto con verbi che lo presentano prima sfigurato, disprezzato, reietto, castigato, percosso, umiliato, e poi trafitto, schiacciato, maltrattato, eliminato, fino ad essere percosso a morte.

Siamo di fronte all’invito a non staccare lo sguardo da lui anche quando è impresentabile, anche quando la sua sofferenza è insopportabile. Per noi che ci introduciamo alla settimana santa viene immediato pensare alle sofferenze cui sarà sottoposto Gesù.

Così la Lettera agli ebrei riconoscendo come nella nostra vita siamo sempre presi e tirati di qua e di là da mille cose, afferma corriamo nella corsa che chi sta davanti, corriamo pure, ma tenendo fisso lo sguardo su Gesù, su colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Gesù è origine e compimento della nostra fede, principio e fondamento del nostro essere non solo credenti, discepoli, ma umani, principio e fondamento del nostro essere persone.

Ed è proprio a questo che ci rimanda la tenerezza con cui Maria di Betania tratta Gesù. La vediamo durante una cena prendere tra le sue mani i piedi del Cristo e proprio tra qualche giorno vedremo Gesù a sua volta, durante un’altra cena, prendere fra le sue mani i piedi dei discepoli, come se avesse imparato da una donna i gesti per dire l’amore.

Un amore che non lascia indifferenti, anzi proprio come accadrà tra qualche giorno, anche sei giorni prima di fronte al gesto grande dell’amore si scatena il mormorio, l’agitazione, le proteste e le critiche, ma nulla riesce a distogliere Maria di Betania dal tenere fisso la sguardo su Gesù, e così spinta dall’amore fa dell’eccesso la misura unica e necessaria per esprimerlo.

Mi sembra un invito che per un verso completa il cammino quaresimale che appunto si va concentrando su Gesù, una messa a fuoco del soggetto principale, così come è anche occasione per conoscere, amare, vivere ed entrare nel mistero della sua passione e morte come nel principio e nel fondamento della nostra fede.

Perché siamo appunto sulla soglia del principio e del fondamento, nel senso che la passione e la risurrezione di Cristo costituiscono il mistero centrale del NT. Con questo non si vuole sminuire i temi dell’incarnazione, della natività… il mistero pasquale al contrario ci permette di comprendere in maniera propria tutti gli altri misteri della vita di Gesù, anche perché senza la pasqua probabilmente non sapremo nulla di più.

A guidarci in questa comprensione, come ad aprirci la porta di casa è proprio lei, Maria di Betania. La osserviamo abbracciare i piedi di Gesù e fare qualcosa di inedito e di inatteso, attirandosi le ire e le critiche dei presenti. Compie un gesto d’amore gratuito, e non sa niente della sepoltura di Gesù, sa solo che Gesù ha richiamato in vita il fratello e per questo merita una preferenza assoluta, al di sopra di ogni considerazione di calcolo e di risparmio, al di sopra di tutto.

Il valore del nardo, computato in termini di trecento denari, equivale alla somma che un’intera famiglia doveva spendere per sostenersi per un anno intero, e dice il valore dell’amore di Maria, se l’amore può essere in qualche modo misurato. Ma dice soprattutto che non si aderisce a Dio soltanto in ciò che egli comanda, non si osserva la legge di Dio per evitare il peccato, ma si sceglie Gesù, perché è Gesù. Punto. Per nessun altro calcolo.

Maria di Betania compiendo quello che per Giuda è uno spreco, confessa che per lei Gesù è tutto, vale una vita.

Ed è questa la vera questione che Giuda invece nasconde dietro un’obiezione che parrebbe ragionevole. Si poteva vendere quel capitale e chissà quanti poveri si sarebbero potuti aiutare! È vero, secondo logica, secondo una logica economica è vero.

Ma nella vita non è sufficiente, c’è un’economia altra, per cui non basta avere criteri di efficienza, di efficacia, di utilità, di opportunità. Non criminalizziamo Giuda, non condanniamolo come fa un po’ sbrigativamente Giovanni dicendo che era un ladro e che non gliene importava dei poveri. Voglio pensare che Giovanni, il discepolo amato, facesse proprio fatica ad accettare che uno degli amici avesse potuto venderlo e tradirlo.

Perché è proprio la logica del calcolo che conduce Giuda a un esito che non poteva che essere quello del tradimento. Se non vede l’unguento di nardo come un segno di amore, ma come un bene da vendere per ricavarne denaro, vuol dire che Gesù non è amato e preferito su chiunque altro, avere o non avere lui è cosa ben diversa dall’avere sempre i poveri con noi.

E di conseguenza se Gesù non è principio e fondamento della fede, allora possiamo anche giungere a giustificare tante cose, il nostro brigare, le cose della quotidianità, barattandole con l’amore per Gesù. Chi non comprende il gesto di Maria di Betania non ha ancora colto – oppure sta perdendo – il senso unico della persona di Gesù e così facendo si trova, lo sappia o no, alla vigilia del tradimento o del rinnegamento del Signore. Perché questa è la conseguenza cui si va incontro nel momento in cui Gesù non è al di sopra di tutto e di tutti.

Certo ci possiamo chiedere a che cosa potrà servire praticamente un simile gesto di amore, a cosa serve? Non finirà dopo tutto con una sepoltura?

Qui sta la differenza, il principio e il fondamento della nostra fede: senza l’amore della persona di Gesù, prima o poi un discepolo finirà per ridurlo a una delle molte cose da fare, finirà per tradirlo in nome di una causa più importante di lui.

Il discepolo, di cui Giuda è una drammatica esemplificazione, prigioniero di troppe cose non riuscirà a vedere in Gesù un amore. La donna discepolo capace di gratuità liberissima e generosa invece non si preoccupa dell’utilità, dell’opportunità del suo gesto, ma è capace di un dono strepitoso.

Chi è allora questo Gesù che si pone nelle nostre mani, che possiamo vendere come Giuda, ma i cui piedi possiamo stringere e amarlo come unico? È lui il principio e il fondamento del nostro vivere, non dico del nostro credere, ma proprio del nostro vivere.

Troviamo il modo di pregare su questi misteri. La conoscenza per seguire Gesù diventa una conoscenza per essere con lui, per entrare e perdersi nel suo mistero. Chiediamo di essere con Cristo nella sua passione e risurrezione. Chiediamo di entrare più profondamente nella coscienza di Gesù, di sentire cosa c’era nella sua umanità, nel suo cuore mentre intorno a lui si scatena l’uragano.

Nella corsa di questi giorni, teniamo fisso lo sguardo sul principio e il fondamento della nostra vita e succederà allora come è successo nella casa di Betania, anche la nostra casa, le nostre case, la nostra comunità verrà inondata dal profumo del dono, perché ogni gesto d’amore non rimane chiuso in se stesso. Infatti, annota Giovanni, la casa si riempì dell’aroma di quel profumol’amore si effonde, non rimane circoscritto, ma avvolge le persone che la abitano.

A quel Giuda che ci rode dentro con i suoi calcoli e le sue misure al punto da vendere Gesù per guadagnare 30 denari, rispondiamo con il cuore di Maria che versa sui piedi del Cristo tanto di quel nardo dal valore di 300 denari: vale a dire dieci volte tanto. Se un apostolo vende Gesù per trenta, io ti amo, dice la donna, dieci volte tanto, perché tu sei principio e fondamento della mia vita e della mia fede.

Immagine | @Federico Soffici