All’Arché Live 2021, tra i tanti ospiti, abbiamo invitato anche 4 politici amici di Arché: Anna Scavuzzo (Vicesindaca del Comune di Milano) e gli eurodeputati Giuliano Pisapia, Patrizia Toia e Pierfrancesco Majorino.

Abbiamo deciso di riportare le loro parole all’interno delle pagine dell’Archébaleno #65 e ora potete trovarle, integralmente, anche qualche riga più in basso.

Buona lettura!

Insieme alla città

politici arché live

Da sinistra: Don Luigi Ciotti, p. Giuseppe Bettoni, Anna Scavuzzo, Pierfrancesco Majorino e Giuliano Pisapia

Devo dire che sono molto contenta e soddisfatta per il percorso che abbiamo fatto insieme perché credo che questa città debba molto alle parole che animano le azioni di Fondazione Arché.

L’invito fatto da Luigi Ciotti a tutti e a ciascuno serva perché le due orecchie, che ascoltano più bocche che parlano, siano poi collegate a un cervello che poi decide anche.

Comprende e agisce.

Credo che il rapporto tra la nostra città e Arché sia un rapporto di reciproco scambio. Ci siamo incontrati nei volti e negli occhi delle fotografie regalate anche alla città ma soprattutto ci siamo incontrati nelle tante esperienze che hanno accompagnato questi anni insieme. Nelle grandi occasioni ma anche nella vita quotidiana. Le persone non vanno lasciate sole né a Natale né il giorno prima né il giorno dopo. E credo che questo sia un insegnamento che ci ricordiamo reciprocamente perché la vita delle persone è importante a prescindere.

Prendercene cura, considerandola bene comune di tutti e di ciascuno, credo sia quello che ci stiamo ricordando in ogni momento.

Anna Scavuzzo

Vicesindaca del Comune di Milano

Buon Compleanno

politici archè live

Giuliano Pisapia mentre prende parola all’Arché Live

Buon compleanno, innanzitutto. E cento di questi anni.

Grazie p. Giuseppe e voi per quello che ci avete dato in tutti questi anni, trenta, che sono tanti ma sono anche pochi. E grazie Don Luigi che come ogni volta ci ha dato dei motivi di riflessione e soprattutto la richiesta di passare dalle parole ai fatti: cosa che cerchiamo di fare per quanto possibile.

Due riflessioni mi vengono in mente su quello che è emerso oggi: ho sentito Don Luigi dire che la politica deve fare passi avanti. Giusto, però, guarda: ho apprezzato questo perché non sempre si sente dire, anzi spesso si sente dire che la politica è sporca. No, bisogna distinguere tra chi lo fa perché ci crede e chi lo fa solo per interessi personali, chi lo fa per interesse comune o chi lo fa per il bene comune e chi, invece, lo fa per il bene proprio.

Dalle parole di Don Luigi sono emerse anche queste cose che sono importanti. L’altro è il tema della migrazione, dei migranti, di tante disperazioni che abbiamo intorno, che vediamo. Talvolta qualcheduno ci dice: “Guarda dall’altra parte”. No, ecco, io credo che la storia di Arché e la storia di tutti voi è di chi non si volta dall’altra parte ma cerca di dare una risposta ai bisogni.

A volte ce la facciamo, spesso non ce la facciamo ma l’unità e la forza di stare insieme e di lavorare insieme è fondamentale.

L’ultima, tu hai citato Papa Francesco, ebbene, forse l’avete già sentito in consiglio comunale o in giunta, io ho questo ricordo del pontefice: eravamo andati con alcuni sindaci e assessori a un incontro. In quell’occasione lui ha detto una cosa bellissima che credo valga per tutti coloro che sono impegnati per il bene comune: “Vedete, cari sindaci, cari assessori, quando io torno a casa la sera”, già solo il verbo “tornare a casa” è molto bello perché indica una piccola casa non un palazzo, “penso a quello che ho fatto e sono felice. Poi penso a quello che non sono riuscito a fare o che mi hanno impedito di far fare e divento triste”.

Ci ha guardato e ha detto: “Così penso sia anche per voi” e gli abbiamo risposto “Sì, è anche per noi, ma faremo tutto e tutti insieme per cambiare questa situazione”. Saremo lieti per quello che potremo fare.

Tutti insieme ce la faremo.

Giuliano Pisapia

Eurodeputato

Il valore profetico di uno scambio

politici arché live

Patrizia Toia durante il suo intervento

Ciascuno di noi si è chiesto. Dov’ero? Cosa ho fatto? Chi ho incontrato? Ho fatto quello che potevo? Potevo far di più?

Molte cose le ho fatte senza ricordarmene: Albizzati prima me ne ricordava una… Io ero assessora alla Regione Lombardia: li ho conosciuti [i ragazzi e i volontari di Arché NdR] proprio all’inizio. Ho fatto anche altro in questi trent’anni ma ogni volta che incontro p. Giuseppe e Arché è come se ci fossimo incontrati il giorno prima: c’è una sintonia.

Si riprende subito a discutere senza che ci sia stato uno stacco, un abbandono. Non ero assessore alla sanità, ma ero l’assessore di integrazione tra sociale e sanitario, alle disgrazie lo chiamavo con molta empatia. Quell’assessorato doveva portar via i soldi dalla sanità perché c’era il fondo sanitario molto ricco e portarli in questi campi dove la risposta doveva essere integrata: tutto da costruire, legislativamente, programmaticamente, tutto quanto.

Ma cos’è che mi ha colpito sempre?

Io sono ricorsa sempre all’aiuto del privato sociale, delle comunità. Non per sfiducia del pubblico ma perché incontrarsi rendeva più forti entrambi e ciascuno imparava qualcosa dall’altro: il privato sociale che c’erano delle regole e dei limiti mentre il pubblico che deve esserci un po’ di vocazione. Ho visto delle cose bellissime in questo incontro.

Ma cos’è che mi piaceva di p. Giuseppe e di altri? Cosa mi colpiva?

Questi mondi sapevano leggere i bisogni perché, stando dentro, capivano quali erano le sfumature, i bisogni a cui noi non arrivavamo, facevano una profezia: vedevano un bisogno e immaginavano. Ci hanno spiegato che non c’era solo il malato di Aids ma c’era già una generazione di malati che aveva già i bambini: c’era di mezzo questo “ingombro”.

Noi pensavamo solo alle persone e non riuscivamo a vederli. E così anche per i tossicodipendenti per cui non bastava la solita risposta: non c’erano solo le madri ma anche i bambini. Quali erano i servizi da fare? Lo stesso discorso valeva per la tratta: bisognava nascondere queste donne, non bastavano le comunità, altrimenti andavano a prenderle.

Ma noi [le istituzioni pubbliche NdR] non potevamo pensarle e loro ci insegnavano: sperimentavano un servizio, poi ce lo passavano. Arrivavamo noi allora che avevamo il compito non di lasciare sulle loro spalle ma di incardinare quel servizio, stabilendo standard, personale, metri quadri. È questo il valore profetico di questo scambio.

E poi avevate le competenze e la capacità di coinvolgere tante persone: mi ricordo riunioni al Villaggio dei Giornalisti trent’anni fa con tutta questa bella gente. Posso solo dire: abbiamo una ricchezza enorme a Milano e in Lombardia.

È veramente un onore essere amica vostra e non utilizzo questa parola a sproposito.

Patrizia Toia

Eurodeputata

Diritto alla bellezza

politici arché live

Pierfrancesco Majorino, ospite all’Arché Live 2021

Mi sento in dovere di restituire senso di gratitudine: non è una formalità.

Dopo aver fatto per otto anni l’assessore ai servizi sociali da queste parti, devo dire che avere nella città di Milano un soggetto così vitale e continuamente in cammino è stata una straordinaria opportunità, come continua a esserlo, per la città per tenere insieme due cose: l’intransigenza sui principi di fondo e la voglia di innovare.

Con p. Giuseppe abbiamo avuto diversi scambi nella fase dell’accoglienza dei profughi quando da parte di Arché ci veniva detto: noi accogliamo, e siamo pronti ma facciamo quello che sappiamo fare. Vogliamo intervenire su quei terreni perché l’azione di aiuto, di sostegno, di accoglienza è fatta anche di straordinaria competenza, saper fare, capacità di relazione: e questo è un contributo essenziale da richiamare oggi perché questo è un luogo che fa tanto e bene. E che contribuisce al sistema del sociale a cambiare sempre di più.

Proprio perché vuole innovare la forma della relazione, dell’accoglienza, ritenendo però irriducibile la scelta di fondo: esserci e investire sul legame tra le persone. Ciò viene sempre prima dell’organizzazione dei servizi. Perdiamo tanto tempo a discutere su come integrare sociale e sanitario, cose essenziali certo, ma che, senza una scelta di fondo, rischiano di diventare dei tecnicismi che fanno perdere il fatto di star facendo i conti con una domanda a cui non puoi dire di no: donne, uomini, ragazzi, ragazze, bambini, bambine.

Ci devi essere e ci devi essere velocemente. Con voglia e desiderio di arricchire la tua offerta.

Chiaramente questa è una sfida verso la politica che non può utilizzare la ricchezza della società che si autorganizza come scusa per far venire meno la propria responsabilità. È questo il tema del rapporto tra pubblico e privato.

Nel sociale non c’è azione efficace senza il patto tra pubblico e privato.

Ma il pubblico non deve mai usare il privato per dire “Fate voi. Noi ci occupiamo di altro”. E quindi ci giriamo dall’altra parte, perfino di fronte al Mediterraneo, perché non è semplice decidere di accogliere. E proprio in questi giorni in cui stiamo discutendo su come aprire le porte delle nostre città alle persone afghane, in particolare alle donne che fuggono, questo tema si ripropone in tutta la sua dimensione irriducibile.

Non te la puoi cavare: devi accogliere qui, ma devi anche decidere di smetterla di respingere sulla rotta Balcanica quando i respingimenti li fai tu, Europa.

Li fai tu, Italia.

Respingi uomini e donne che arrivano dall’Afghanistan, in viaggio da mesi e li lasci lì nelle terre bosniache al gelo. E questo è un punto essenziale. Terza cosa, e fatemi concludere, la dedico alla bellezza: perché qui si pratica e si rivendica il diritto alla bellezza, perfino in come si immaginano i luoghi e i progetti futuri.

Lui, loro, sono una fucina enorme di lavoro: chi verrà qui tra trent’anni racconterà tantissime altre storie. E questo è un elemento che rafforza il sociale che non significa aiutare gli ultimi, chiamandoli così perché si spera lo rimangano, con le briciole rimaste sopra il tavolo. Il sociale è promozione e riscatto.

Questa esperienza ce lo insegna.

Pierfrancesco Majorino

Eurodeputato

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