Intervista a Roberto Nicastro, manager, consigliere di Arché dal 2013

Per uscire dalla crisi

Il futuro dell’economia è limpido, come lo sguardo di Roberto Nicastro. Siede da un paio di anni nel Consiglio di amministrazione di Arché e ha alle spalle un corposo cursus honorem in materia di management: ha guidato un colosso bancario come l’Unicredit e ha “salvato”, pochi mesi fa, le quattro banche italiane che rischiavano il fallimento. Insomma, di economia e di futuro Roberto Nicastro se ne intende eccome. «Occorrono competenze, ma anche passione, per uscire dalla crisi», dichiara, spiegando l’attuale congiuntura economica con rigore e chiarezza.

Prima UniCredit, poi le banche da salvare: una vita professionale piena. Chi glielo ha fatto fare a impegnarsi in Arché?

Sono nato in Trentino, una regione con una cultura e una tradizione in cui il volontariato è un valore e un impegno imprescindibile. E sono stato, per questo, sempre attratto dal fascino del non profit e della cooperazione. Il nostro Paese è continuamente combattuto dalla dialettica tra talenti e individualismo: siamo un popolo di persone straordinarie dal punto di vista delle idee e delle competenze, ma non sappiamo fare squadra, né abbiamo senso civico. In questo scenario, credo che soltanto il non profit possa aiutarci a cambiare mentalità. Per questo, quando ero in Unicredit, avevo supportato diverse iniziative di orientamento al terzo settore. Fu in quel periodo che incontrai padre Giuseppe: mi ha subito affascinato per il suo carisma. A un sacerdote come lui, affidi volentieri il tuo impegno. Così, ho iniziato la mia collaborazione in Arché, dove ogni giorno ci impegniamo a realizzare un incontro di persone, ognuno con le proprie competenze a servizio della causa comune.

Quando si parla di economia e finanza, si pensa a un mondo chiuso, egoistico e autoreferenziale. Che ruolo hanno in questo universo, invece, valori come solidarietà e sostenibilità?

Dietro l’immagine egoistica delle banche, in vari casi alcuni banchieri hanno precise responsabilità. Tuttavia, più spesso ci si dimentica che le banche debbono custodire con prudenza i depositi loro affidati dalle famiglie e quindi selezionare gli affidamenti, dire anche dei no, e questo rende antipatici. Per il resto, sono aziende come le altre che creano valore sostenibile facendo bene il proprio mestiere e anche prestando ampia attenzione ai valori della solidarietà e del terzo settore.

Parliamo di donne: Arché ha diverse iniziative rivolte alle mamme per introdurle nel mercato del lavoro. Di solito, il mondo della finanza esclude le donne. Come dare loro valore e riconoscimento?

Nel contesto sociale è fondamentale un’attenzione e un’alleanza strutturale e sistematica da parte di istituzioni, governi e non profit alla donna e alla mamma. Sono a favore delle quote rosa perché, anche nel mondo dell’economia, si crea frequentemente una situazione di svantaggio oggettivo per le donne. È importante quindi un riequilibrio. In un Paese, del resto, come il nostro, dove c’è un problema di natalità, intervenire con sostegni economici e di supporto, come asili nido e normative sulla maternità, è fondamentale. E, in questo, il non profit – come Arché – è essenziale per captare i bisogni che evolvono e offrire una rete di sostegno in situazioni di fragilità.

Oltre al problema dell’occupazione femminile, in Italia esiste la grande piaga della disoccupazione e delle pensioni. Come se ne esce?

Sono questioni diverse. Buona parte delle nostre attuali difficoltà risale a 30-40 anni fa, quando è maturato un indebitamento sproporzionato con cui le nostre generazioni hanno riversato su quelle future i problemi che a quei tempi si tentava di risolvere. Si è spesso andati in pensione troppo presto, scaricandone il costo su figli e nipoti. Per quanto riguarda la pensione, difendo la riforma Fornero, perché la società non può reggersi con un’aspettativa di vita oggi a 80-85 anni, a fronte di un periodo lavorativo di 35. Le baby pensioni tolgono risorse economiche alle mamme in difficoltà! Ma il vero problema del nostro Paese è la disoccupazione: purtroppo, il sistema educativo non è in grado di formare giovani che abbiano le competenze necessarie all’interno del mondo del lavoro in una economia globale.

Lei ha due figli adolescenti: da padre e da economista, come vede il futuro dei giovani?

Vedo un futuro in cui i giovani sono chiamati a studiare e a costruirsi le competenze, tecniche ma anche relazionali, in linea però sempre con le loro passioni.

Abbiamo superato la crisi, oppure arranchiamo ancora? E come se ne esce?

L’Italia non ha avuto un problema di bolle speculative e di derivati, ma di crollo dell’economia e del Pil. Per il settore bancario, il peggio è alle spalle. Se ne può uscire lavorando su più fronti: competenza, merito, lotta all’Italia dei furbi (penso all’evasione fiscale e, da bancario, anche a coloro che non ripagano i propri debiti, pur potendolo fare) e ripensamento delle tematiche di ridistribuzione della ricchezza, penso alla tassa di successione che è troppo bassa.

L’Italia non è comunque da sola: l’Unione Europea dovrebbe essere una casa comune, anche a livello economico. Ha senso, però, oggi una Banca centrale, strutturata così come la vediamo?

Credo tantissimo nella costruzione europea: spesso dimentichiamo il valore dell’Europa come garante della pace. Tuttavia, l’Unione europea ha parecchi punti deboli: non va messa in discussione, soprattutto senza un’alternativa, ma si può e si deve cambiare, perché ha ampi spazi di miglioramento.

Come vede il futuro dell’Italia?

Il futuro è in mano nostra, se sapremo accrescere il senso civico e quello collettivo e se riusciremo a renderci conto che in un’economia inevitabilmente globale possiamo avere un ruolo soltanto se investiamo in competenze, conoscenza ed educazione. In questo scenario, il non profit è fondamentale.

E il futuro di Roberto Nicastro?

Il progetto quattro banche è stato “avvolgente”. Fino a fine anno mi concedo un periodo di ozio… operoso.

Questa intervista fa parte del dossier dell’Archébaleno “Che fine ha fatto il futuro?”: puoi leggere la rivista qua.