pandemia bambini

Sono passati due anni da quando è iniziata la pandemia. Ricordo quei giorni. Le prime chiusure delle scuole. Ricordo la convinzione diffusa che avrebbero riaperto dopo un paio di settimane; l’illusione di una situazione passeggera.

Entrando nel terzo anno di pandemia occorre chiedersi che effetti abbia avuto e stia ancora avendo sui bambini, ma anche come la scuola rischi di cambiare, forse per sempre. Il bilancio non è semplice.

Escludendo gli adolescenti, esso riguarda circa 900 mila bambini della scuola d’infanzia e 2 milioni e mezzo della primaria. Occorreranno studi comparati ad ampio spettro per valutare tutti gli effetti, ma alcune evidenze stanno già emergendo e non solo negli apprendimenti, ambito in cui le prove Invalsi registrano una flessione importante su tutto il territorio nazionale.

Ciò che preoccupa di più è l’aspetto relazionale ed emotivo, rilevabile anche dalle semplici osservazioni di chi come me insegna e si confronta con i colleghi. Salvo rare eccezioni, da due anni i nostri alunni non fanno attività di gruppo, assistono a lezioni frontali, non partecipano ad uscite didattiche. I più piccoli non conoscono neppure il significato di gita scolastica. Non interagiscono con gli alunni delle altre classi e percorrono lo spazio della scuola in file indiane distanziate; non si possono abbracciare, né possono abbracciare i loro maestri/e; respirano dentro mascherine per quasi 8 ore al giorno.

Personalmente ho una classe seconda e durante la lezione i miei bambini non hanno mai visto il mio viso o sentito la mia voce senza il filtro di una mascherina. L’espressione del volto è un vero e proprio linguaggio, una grammatica da acquisire che fa da cornice a qualsiasi apprendimento. Buona parte delle attività sportive e ricreative esterne alla scuola, inoltre, sono state interrotte almeno per un anno e mezzo, per poi riprendere solo in parte, facendo vivere i bambini ripiegati sulla dimensione familiare, dove le difficoltà del covid spesso hanno moltiplicato le tensioni.

Mai quanto quest’anno abbiamo riscontrato la testimonianza di bambini circa i continui litigi tra i genitori.

Le tensioni familiari certo non sono state mitigate da una didattica a singhiozzo, costellata da periodi di Dad, file in farmacia per fare i tamponi e regole incongruenti modificate continuamente. L’emergenza, divenuta routine, ha inciso sulle fondamentali fasi di crescita e sviluppo dei bambini in modo profondo. Poca attività fisica, minori relazioni tra pari e più sovraesposizione a internet hanno dato come risultato bambini più insicuri e fragili, con autonomie personali ridotte e una minore fiducia in se stessi e nella forza del gruppo classe.

È evidente che il prezzo della pandemia è stato pagato soprattutto dalle nuove generazioni, che esattamente come per la crisi ambientale, andranno avanti a pagare in futuro. I danni maggiori li hanno subiti i bambini che già avevano una condizione di svantaggio, determinando un impressionante allargamento della forbice sociale.

Due anni di soffocanti regole sul distanziamento hanno colpito anche il morale del corpo docente e cresce il numero degli insegnanti che hanno ormai rinunciato a quelle attività che sono il punto di forza di una scuola attiva. Quello che si è perso nella buona prassi scolastica rischia di diventare strutturale, con un impressionante salto all’indietro verso una scuola tradizionale.

Ma per fortuna i bambini sono resilienti più dei loro maestri e continuano a venire a scuola con entusiasmo, a chiedere carezze e a correre spensierati in giardino. Hanno perso molto, forse troppo, ma non la voglia di stare con gli altri, l’empatia per i compagni e la curiosità per la conoscenza.

Con gli occhi ci raccontano i loro bisogni, che scenari di guerra permettendo, oggi chiedono serenità e socialità.

Una società che investe sul proprio futuro dovrebbe pensare ora a veri “ristori educativi” e a una stagione di rilancio della scuola. Una scuola che abbia infrastrutture adeguate e insegnanti motivati, ma che soprattutto torni a mettere al centro il benessere psicofisico, premessa di qualsiasi apprendimento.

Giovanni Del Genio

maestro elementare di Milano

Nel corso delle prossime settimane pubblicheremo anche gli altri articoli presenti all’interno dell’ArchéBaleno #66: