Sono passati più di 6 mesi. Un lungo periodo di accoglienza e premura per noi, di lontananza dai padri e dai mariti per loro. Tanti giorni trascorsi in una città senza conoscerne le tradizioni e la lingua. Mesi di intenso caldo estivo per tutti e lunghi mesi di paure, speranze, progetti. I volti tesi di quei giorni tra febbraio e marzo 2022 che non dimenticheranno più, sono diventati a tratti distesi. Consapevoli. Si piange ogni tanto. E’ ancora difficile raccontare come e quando per loro. Ma soprattutto sforzarsi di capire perché, anche per noi.

Ci ringraziano per i corsi di chitarra gratuiti. Diana (i nomi sono veri, non si nascondono), mentre piange perché vorrebbe rivedere i suoi amici e suo padre, timidamente mi fa ascoltare un pezzo con la chitarra. Mi promette che continuerà a suonare anche in Ucraina se mai sarà possibile.

Al centro Ilaria Quondamatteo

Maksym, questa estate, ha imparato a nuotare. Adora il mare e San Benedetto gli piace tantissimo. Lui piange anche al pensiero di lasciare una città dove gli sembra di stare sempre in vacanza.

Tim, tutto abbronzato e sorridente, si arrampica su per gli stipiti della porta della sua cameretta, poi scende mi abbraccia forte e mi guarda come per dirmi qualcosa. Sono ancora poche le parole italiane che conosce. Ma quando le impara ci tiene a farmele sentire. E’ davvero “gratificante” percepire che, in qualche modo, un po’ di pace forse gliela abbiamo regalata. È consolante sentirli ridere. Temevo che non sarebbero stati più capaci di ricordarsi come si facesse a ridere. Temevo che la spensieratezza non avrebbe più potuto manifestarsi, seppur timidamente, sui loro volti.

Sono tanti i bambini e le bambine che non hanno potuto ricominciare l’anno scolastico. Non nelle loro scuole. Qualcuno ha voluto che lo iscrivessimo nelle nostre scuole italiane. Forse rassegnati. Forse rimarranno qui per sempre. Altri preferiscono continuare in Didattica a Distanza in collegamento con la madrepatria. Torneranno a casa allora?

Può durare per sempre la guerra? Non può piovere per sempre, dicono in un film famoso, ma da qualche parte, invece, è la guerra che sembra durare da sempre.

Per me la pace è ACCOGLIENZA, a San Benedetto del Tronto, soprattutto. E allora vorrei che si rendesse più possibile accogliere, chiunque. Vorrei che fosse più semplice fare la Pace, vivere in Pace

Quando guardo negli occhi di Diana, Maksym, Tim, non penso alla loro provenienza. Penso di avere il dovere di fare la pace. Il mio pezzetto di pace. Penso a chi ci sarà dopo di loro. E purtroppo penso anche a tutti coloro  a cui non ho mai potuto dare il mio pezzo di pace.

Diana mentre suona la chitarra

Sembra utopico il mio pensare. Elisabetta mi regala un disegno e mi dice che le piace così tanto disegnare e colorare. Mi fa vedere quanti disegni ha fatto da quando è arrivata a San Benedetto.

I colori li usa tutti. Anche mentre mi parla riesce a farmi arrivare dentro emozioni varie e multiple come una tavolozza intrisa di tutti i colori.

A San Benedetto del Tronto pace è accoglienza. Anche qui. 

Gregori non si è mai tolto i suoi occhialini da sole rossi. Glieli abbiamo regalati appena è arrivato e ora ogni volta che lo incontro per le scale, o in giro per la città, mi sembra come se indossi la sua tuta da super eroe. Sorride dietro a quegli occhiali che lo rendono forte. Lui ha iniziato l’ultimo anno di materna ieri. La sua mamma ha già deciso che non tornerà a Kharkiv. Lì la guerra sembra non dare tregua. Gli manca il papà ma ieri era felicissimo mentre saltellava e correva verso il cancello della scuola con il suo nuovo grembiulino e gli occhialini rossi. Forse da buon super eroe sa che deve fare anche lui la sua parte.