Nuovo appuntamento settimanale con p. Giuseppe Bettoni che, dopo il primo , il secondo e il terzo video, in questo ci aggiorna sulle attività degli operatori di Arché e sui nuovi progetti che vengono messi in atto in questa fase. E sottolinea come sia sempre più necessario, in questa fase, attrezzarsi di cura e pazienza per affrontare le sfide della quotidianità. 

Carissime, carissimi, buongiorno a tutti,

finalmente siamo all’aperto dopo qualche giornata un po’ nuvolosa, ma sentite anche i bambini finalmente possono godersi qualche ora di sole. Sono giorni intensi: come sapete anche la comunicazione è molto frequente fra tutti, volontari, operatori, amici. Sono giorni in cui il telefonino bisogna ricaricarlo più spesso di quanto eravamo abituati a fare prima.

Certamente questi sono giorni di intensa vita di casa, di intense relazioni, con tutti gli aspetti anche problematici che questo comporta e stiamo imparando quanta cura ci vuole per stare insieme. Ci rendiamo conto che ci vuole tanta pazienza, perché la pazienza non è semplicemente aspettare che le cose passino, ma la pazienza è la capacità di accettare i limiti dell’altro così come impariamo ad accettare gli uni gli altri i nostri limiti personali.

Ci rendiamo conto che la pazienza è la disponibilità a prenderci cura dell’altro con questa attenzione.

Domani, quando riprenderemo, me lo auguro a breve, la nostra vita di società, ricordiamoci di quanta cura ha bisogno la nostra città, il nostro quartiere, la nostra umanità, il nostro paese, il nostro ambiente, quanta cura ci vuole nelle cose. La civiltà della frenesia e della velocità ci impedisce tante volte di mettere l’attenzione e la cura necessaria, invece in questi giorni stiamo assaporando con quanta cura dobbiamo coltivare le persone, le relazioni, i gesti di ogni giorno.

La pazienza, allora, non è subire in silenzio le cose che non vanno bene, ciò che non possiamo cambiare, ma è avere uno sguardo che va oltre, avere uno sguardo che va al di là del limite, è saper vedere che quella zolla dura, oscura, buia, un giorno saprà far germogliare, saprà far venire fuori qualcosa di inatteso, di inedito, qualcosa che non ci aspettavamo. Quanta cura ci vuole per stare insieme! E questo è quello che fanno tutti i nostri operatori, i nostri volontari, le nostre mamme, nello stare insieme anche attraverso il telefono e tutti quegli strumenti che abbiamo a disposizione per tener vivi i nostri legami.

I progetti come sapete non conoscono pausa, non conoscono attesa, avete alle spalle gli appartamenti della Corte di Quarto che un po’ alla volta si stanno riempiendo di vita e di persone: noi siamo contenti di allargare anche questa nostra bellissima famiglia.

I progetti, anche in ospedale, nella cura domiciliare, non smettono, anzi abbiamo attivato anche una campagna per cercare dei tablet , per favorire nelle pediatrie i contatti dei bambini con le famiglie, anche per sostenere un po’ i genitori nel momento dell’ospedalizzazione così difficile in questo momento.

Oltre ai nuclei che abbiamo già sostenuto sul territorio, con i nostri operatori stiamo monitorando in continuazione quelle famiglie in situazioni critiche sia per l’epidemia e soprattutto per le ricadute dell’epidemia dal punto di vista economico, quindi con la perdita del lavoro.

Sul nostro sito trovate tutte le modalità con cui potete venirci incontro.

Siamo ormai nell’imminenza della Pasqua, settimana prossima per chi è credente siamo nella Settimana Santa. La festa di Pasqua è la festa di un popolo che passa l’esperienza della liberazione, anzi che nasce come popolo in quel passaggio della notte di Pasqua dall’Egitto alla terra di libertà, è un passaggio anche per noi. Me lo auguro che possa essere un passaggio a essere più coscienza di popolo, di comunità, aver più cura della comunità.

Per questo insieme con me oggi, anche per renderlo visibile, chiamo i miei collaboratoti e tutti gli amici di Arché che sono sul pezzo, che stanno lavorando, a salutarvi insieme.

Un caro saluto a tutti