p come preoccupazioni

“Una vita di corsa, la vita non aspetta
Ma già la vita è corta, tu vuoi la vita stretta […]
Vorrei dirti che un giorno ci prenderemo tutto
Ma con le lacrime agli occhi devo svelare il trucco
” – “Lunedì” Salmo, Daniele Mungai e Daniele Dezi

Tra i 35 e i 40 anni una donna si sentirà dire che, qualunque sia la propria idea di vita, d’ora in avanti una gravidanza sarà complicata: il 20% è soggetto ad aborto spontaneo, il parto potrebbe essere più lungo e rischioso e la maternità potrebbe essere disseminata di complicazioni, parto prematuro, problemi della placenta, ipertensione arteriosa e diabete gestazionale.

A 37 anni se hai completato gli studi universitari, in tempi più o meno standard, sono 10 o 12 anni che hai iniziato la tua vita da “formato”, pronto per lavorare in ciò che ti piacerebbe più fare. In questi 10 o 12 anni sarebbe “giusto” comprare una casa, conoscere una persona che ti vuole bene, amarsi se possibile, convivere, se si ha voglia sposarsi e avere dei figli, prendere un cane e iniziare il lavoro giusto, in cui raggiungere una posizione dignitosa che ti permetta di fare una vita discreta.

A 30 anni sei lì. A metà di tutto e in procinto di niente. Le aspettative sono altissime e il confronto con i pari ti affatica. Sei in ritardo, la ricchezza non aumenta, l’amore non continua e quell’idea di famiglia, alla base di tutte quelle aspettative, non vede la sua formazione.

A 30 anni ti giri a destra e vedi chi condivide la vita come te. A sinistra chi è in linea con le aspettative.

A questi ultimi diciamo: «Che bravi, che belli che siete, vi invidio, siete così felici». A 25-26 anni c’è sempre il rischio di un ultimo esame sbagliato, di una laurea che rischia di slittare, di sei mesi che sembrano essere lunghi un secolo, di un fuori corso che echeggia come una croce per il resto della vita su un cv.

A 20 anni devi deciderti, devi sapere cosa ti piace e portarlo avanti fino alla fine, senza intoppi e senza ritardi. L’università costa cara e il lavoro per ripagare gli studi lo devi trovare. È il tempo in cui ti devi divertire perché dopo non potrai, ma non c’è un tempo che puoi perdere, perché hai tutte le aspettative in attesa. Chi le soddisfa prima sarà quello più felice.

A 16 anni hai di fronte tutto quello che sarà, dovrà essere e che non è stato fatto dagli altri. A 16 anni si è già preoccupati.

Quando ci svegliamo le auto già scorrono e le persone già litigano. In provincia i silenzi sono già infranti. È un tempo in cui non si è più giovani e non si è ancora adulti, ma dove si spera che tutto parta. Siamo preoccupati da ciò che ci aspetta e siamo sempre in ritardo. In questo pezzo di tempo in cui tutto deve accadere le nostre preoccupazioni scalpitano, diventano stress, ansie, dolori, fallimenti o semplicemente quello che dovevamo fare.

Siamo in una fase storica in cui il dialogo tra i giovani e il suicidio non è mai stato così facile. Le nostre scuole, le università e i posti di lavoro sono pieni di individui isolati socialmente, chiusi nelle proprie preoccupazioni. Si grida all’emergenza e si cercano soluzioni, ma appare sempre più limpido che siano le premesse di futuro a schiacciarci e ci confinano dentro un senso di stanchezza esistenziale.

Siamo chiamati a reagire e a costruire orizzonti vivibili, ripartendo dalla qualità di come vivere il nostro tempo di vita. Siamo chiamati a prenderci più spazio per essere felici sostituendo obiettivi e aspettative individuali con valori di bene collettivo. È necessario coltivare un senso di benessere resiliente capace di saper dialogare con le proprie difficoltà guardando al futuro con orizzonti di speranza.

Jacopo Palmieri
Responsabile nazionale progettazione

Ventuno teste, ventuno cuori hanno contribuito a redigere l’Alfabeto di resistenza civile. Un titolo audace ma decisamente voluto e immaginato per articolare un pensiero altro in un tempo in cui l’unico linguaggio pare essere quello della violenza, della vendetta e, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.

È solo un inizio: a ogni lettera si possono aggiungere altre parole, oltre quelle proposte, per continuare a nutrire una resistenza che sia davvero civile.

p. Giuseppe Bettoni
Presidente Fondazione Arché

Nelle prossime settimane pubblicheremo tutti i capitoli dell’”Alfabeto di resistenza civile”.

🚶🏻 A come Andare – Federica Barile
🔎 B come Bisogna – Federica Berton
🌍 C come Clandestino – Ingrid Bianchetti
👅 D come Disubbidienza – Silvia Carameli
🎶 E come Empatia – Chiara Carriglio
🫂 F come Fraternità – Paolo Dell’Oca
🕊️ G come Guerra – Elena D’Andrea
🕯️ H come Ho paura – Alfio Di Mambro
🤝🏼 I come Incontro – Vincenzo Francomagro
☮️ L come Libertà – Elena Giovanardi
🤱🏽 M come Madre – Lino Latella
🧸 N come Nascita – Dalila Melissari
🌈 O come Oltre – Uli Mittermair
📕 Q come Quaderno – Alice Pennati
✊🏻 R come Rivoluzionare – Silvio Prandolini
💭 S come Sogni – Ilaria Quondamatteo
🌅 T come Terra – Roberta Sabbatini
💛 U come Uguaglianza – Valentina Sangregorio
🌱 V come Vivere – Emanuela Tartaglia
0️⃣ Z come Zero – Simone Zambelli