outdoor education

Con il termine outdoor education (traducibile con “educazione all’aperto”) si fa riferimento a quell’insieme di pratiche educative che si basano sull’utilizzo dell’ambiente naturale come spazio privilegiato per le esperienze e per l’educazione.

Quando scriviamo “aree naturali” intendiamo i giardini delle scuole o dei parchi, i boschi extraurbani o il mare e la montagna per chi ci abita.

Uno dei principi fondamentali su cui si basa la teoria è quello di non considerare il bambino come elemento da stimolare e intrattenere, ma da osservare e accompagnare nel suo personale percorso di scoperta del mondo attraverso il contatto diretto dello spazio a lui dedicato.

È per questo che, all’interno di un percorso di outdoor education, diventa fondamentale la “trasfigurazione” dell’educatore in accompagnatore, ribaltando la logica che solamente l’adulto sia colui che detiene le conoscenze: il bambino, al contrario, è competente e portatore di saperi.

Una coppia di esploratori che, alle prime armi, va alla scoperta di esperienze imperfette, magari difficili, ma sicuramente vere e in cui il rischio va visto come una possibilità che si può incontrare.

Ed è infatti accompagnatore il titolo con cui vengono definiti gli adulti di riferimento all’interno di una delle pratiche che ha cercato di riflettere sulla dimensione educativa che può offrire l’esperienza all’aria aperta: la “Pedagogia del Bosco”.

È comunque comune a tutti questi percorsi l’idea che, attraverso il gioco libero, il bambino faccia scoperte personali e in linea con i suoi bisogni, si auto organizzi e acquisisca conoscenze e competenze per lui nuove e idonee al suo personale percorso di crescita.

Ma i benefici quali sono?

outdoor education

Ad esempio i bambini sono più felici poiché capaci di vivere a pieno ogni esperienza; più consapevoli dei loro pensieri, delle loro emozioni e delle loro azioni; maggiormente attenti a loro stessi, agli altri e all’ambiente; si ammalano molto meno (al contrario di quanto si possa pensare) perché diventano capaci di aumentare le loro difese immunitarie grazie alla possibilità di muoversi in spazi aperti, con tutte le variabili metereologiche legate alle stagioni.

In sintesi, ecco qui i pilastri su cui si fonda la pedagogia del bosco:

  1. il Bambino, considerato come persona in connessione profonda con i propri bisogni e sentimenti e mosso da una motivazione intrinseca che lo guida nel suo apprendere;
  2. la Natura, come luogo vivo e vero che si fa guida, capace di accogliere il bambino offrendo tempi e spazi in continuo cambiamento e oltre gli schemi, spazio ideale per uno sviluppo psicofisico sano e per un apprendimento esperienziale libero, creativo, trasformativo e stimolante;
  3. l’Adulto, consapevole del proprio ruolo di accompagnatore, che si pone come osservatore, si lascia interrogare, interagisce e non interferisce, per lasciar nascere i singoli talenti, in una disposizione di fiducia nelle competenze del bambino;-
  4. la Comunità educante come gruppo di persone in cui tutte le relazioni, adulto/bambino, bambino/bambino e adulto/adulto sono accomunate da valori condivisi e da un percorso di continua crescita e confronto.

Detto questo, crediamo che un esempio valga più di mille parole.

Per questo vi lasciamo a un emozionante diario che racconta nello specifico un percorso di educazione in natura per bambini e famiglie nella provincia di Bergamo.

outdoor education

Questa decima settimana è iniziata con tanto freddo e via via si è riscaldata con un sole caldo e avvolgente, che ha reso i colori del bosco ancora più intensi e invitanti, lasciandoci spesso a bocca aperta per la bellezza che ci circonda. È stata una settimana ricca di scambi relazionali fra il gruppo dei bambini, nei quali hanno potuto sperimentare il calore di un abbraccio, ma allo stesso tempo il dolore di uno schiaffo: la frustrazione di provare a entrare in contatto con gli altri e di essere respinti, l’arrendersi, dopo aver molto resistito, ad una carezza consolatoria dell’adulto che accoglie, ma che non basta a far passare la tristezza.

È stata una settimana in cui, attraverso la preparazione di un banchetto di foglie, sassi, sabbia, erba e segatura, i nostri amici e le nostre amiche del bosco hanno raccontato tante storie di quotidianità familiare, hanno compiuto gesti in modo ripetuto e ripetitivo (sottolineando la loro importanza e per apprendendone il significato più profondo) e si sono cimentati in percorsi ad ostacoli costruiti da loro o semplicemente riscoperti nel cammino che porta dal Roccolo alla stalla degli asini.

È stata una settimana in cui si sono sentiti liberi di godersi il proprio spazio di autonomia solitaria, vicino (molto!) o lontano da noi adulti, consapevoli che lo spazio dell’altro, se invaso senza permesso, può essere difeso anche senza mezze misure, ma poi si ritorna amici come prima e tanti saluti.

È stata una settimana di uova cotte alla brace, grazie a mamma Alice e a René e dell’energia maschile di papà Massimo che i bambini accolgono sempre con grande gioia.

È stata la settimana del fuoco quasi sempre acceso e della voglia di stare attorno al cerchio per cantare una canzone o per ascoltare una storia, ma anche per pro – vare ad entrare nel cerchio delle pietre e scoprire che il signor Fuoco non ti fa avvicinare troppo, altrimenti ti scotta e fa male.

Insomma, il signor Fuoco è un po’ come le persone: ha bisogno di essere alimentato, ma non con troppa legna perché altrimenti soffoca. La sua vicinanza ti riscalda, ma se ti avvicini troppo rischi di farti male. Infine, per accenderlo, devi lasciargli il giusto tempo e devi avere la pazienza di aspettare i suoi tempi e i suoi modi, che cambiano sempre a seconda delle circostanze esterne.

E parafrasando Baricco “Là dove la Natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti!”.

Ghislaine Nothomb, Davide Mallia e Maria Zanchi

Progetti di educazione in natura “Come tetto il cielo” e “Pachamama

Foto | Andrea Frazzetta

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