Incontri al parco, aiuti concreti nelle commissioni da sbrigare o anche un semplice caffè al bar: le operatrici dell’area Prossimità negli ospedali di Arché si sono inventate di tutto, pur di rimanere a fianco delle mamme fino a poco fa nelle corsie degli ospedali. Off-limits nei mesi più intensi della pandemia e ora, progressivamente ma lentamente, riaperti.

Attualmente siamo operative in collaborazione con gli Ospedali Sacco, Buzzi e Melloni; purtroppo non è stato ancora possibile riprendere l’attività di sportello in presenza, ma siamo regolarmente in contatto con il personale socio-sanitario per intercettare i bisogni delle famiglie che si possono rivolgere a noi per telefono e via mail per informazioni, contatti a distanza o anche per fissare colloqui”, spiega Marta Falanga, responsabile per Arché dei progetti in ospedale a Milano.

Per le mamme e i genitori con i loro figli, che lei e le altre operatrici hanno affiancato, il periodo della pandemia è stato ancora più complicato e difficile del solito: li ha isolati, privandoli di spazi e tempi fondamentali di apprendimento, educazione e socializzazione, ne ha ridotto le possibilità di conoscenza e di accesso a tutti i servizi essenziali e di supporto, sanitari, sociali, amministrativi, ha esacerbato situazioni di violenza domestica già esistenti o a rischio e li ha privati delle risorse economiche necessarie anche solo per la sussistenza. Situazioni già difficili che si sono aggravate nei mesi scorsi a causa delle conseguenze sociali della pandemia: “nell’ultimo anno ci siamo trovate a dover accogliere situazioni sempre più multi-problematiche, legate alla perdita del lavoro e della casa, all’impossibilità di soddisfare i bisogni più essenziali della famiglia, all’emergere di situazioni di violenza, allo scivolamento delle famiglie fragili nella povertà assoluta”, conferma senza esitazioni Marta Falanga.

Dal suo osservatorio “privilegiato” le diffuse condizioni di precarietà, isolamento e assenza di supporto hanno aggravato anche uno dei tristi primati dell’Italia: “la diminuzione particolarmente evidente del numero delle gravidanze e dei nuovi nati, sulla scia di una tendenza già molto consolidata nel corso degli anni, che fatica a invertirsi”. Complice anche un carico della cura dei figli e della famiglia ancora fortemente sbilanciato sulle donne che hanno serie difficoltà nel conciliare attività professionale e l’essere madri.

Per invertire la rotta “è importante costruire un sistema di welfare solido, efficace e davvero attento ai bisogni delle famiglie e servizi per l’infanzia accessibili e di qualità, dare ai giovani migliori opportunità di lavoro e strumenti adeguati per conoscere e riconoscersi nella società, costruire una comunità inclusiva e accogliente dove possano mettere le proprie radici e acquisire fiducia nella possibilità di costruirsi un futuro”, dice la responsabile di Arché degli ospedali milanesi. Con un sostegno alle giovani mamme e alle situazioni più complicate che non è mai venuto meno neppure nei mesi più duri della pandemia, lei e le altre operatrici hanno fatto la loro parte. Dentro ma anche fuori dagli ospedali.