“Prevenzione, diagnosi e continuità terapeutica dall’infezione da HIV e delle confezioni da HIV/AIDS in gruppi socialmente ed economicamente svantaggiati.” Il titolo del progetto spiega in parte di cosa si tratta. In questa news, insieme a voi, proviamo ad approfondire meglio il problema e a capire l’importanza di intervenire in tempi rapidi.

Le persone povere, i senza fissa dimora, i rom, gli immigrati – specie se irregolari – e altri gruppi sociali a rischio di povertà come le donne trafficate, le prostitute e i transessuali, rappresentano la popolazione target dello studio socio-sanitario promosso dall’INMP, Istituto Nazionale Salute, Migrazioni e Povertà.
Caratteristiche specifiche di questa popolazione impediscono un’analisi oggettiva del fenomeno e rendono difficile la messa a punto di programmi di prevenzione ad hoc, diagnosi e cura dell’infezione da HIV/AIDS. Talvolta, non garantiscono la continuità della terapia.

Manca in Italia un sistema nazionale di sorveglianza delle nuove infezioni da HIV e i servizi sanitari pubblici sono pensati con delle finalità valide spesso per la popolazione generale, non sempre per i gruppi svantaggiati.
Ciò riduce drasticamente la possibilità di un’analisi della situazione epidemiologica dell’infezione da HIV/AIDS sia nei soggetti autoctoni a maggior rischio di esclusione sociale sia negli immigrati.

I dati dell’ISS ad Aprile 2009 parlano di una proporzione, pazienti con diagnosi di sieropositività vicina (meno di sei mesi) o contemporanea alla diagnosi di AIDS superiore al 50% e la definiscono più elevata tra gli stranieri rispetto alla popolazione italiana.
Aumenta, inoltre, la diffusione dell’HIV fra la popolazione straniera presente in Italia. È da queste considerazioni che sono state identificate due importanti priorità nei futuri interventi di sanità pubblica in tale ambito:

  • ottenere nel più breve tempo possibile una riduzione complessiva del numero di persone con infezione da HIV che non conoscono il proprio stato sierologico troppo tardi o in concomitanza della diagnosi di AIDS;
  • implementare percorsi specifici per garantire la continuità nella terapia facilitando l’accesso ai servizi sanitari alle persone a maggior rischio di esclusione sociale.

Per ottenere i risultati sperati di riduzione del serbatoio di infezione, diminuzione della spesa sanitaria necessaria per curare i soggetti con avanzata progressione clinica dell’infezione da HIV, continuità terapeutica e appropriatezza delle prestazioni sanitarie, è indispensabile che i servizi sanitari pubblici e le Associazioni della Consulta per la lotta contro l’AIDS lavorino sinergicamente sul territorio potenziando così l’accesso della popolazione target ai percorsi di prevenzione diagnosi e cura dell’infezione da HIV/AIDS.

Il progetto, partito come pilota a dicembre 2009, ha già toccato 7 delle 11 regione italiane coinvolte. Arché è una delle associazioni della Consulta delle Associazioni per la lotta contro l’AIDS del Ministero della Salute. Sarà presente alla due giorni di formazione in programma a Bari il 6 e 7 Luglio.