E!State Liberi! è una proposta di campi e attività organizzate da Libera, una rete di organizzazioni (tra cui Arché stessa), cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo contro le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente per: per la giustizia sociale.

Quest’anno la proposta di Libera è arrivata a Quarto Oggiaro e in particolare ad Arché, firmataria insieme ad altre organizzazioni del documento Una mano a Milano, dieci proposte per fare ripartire Milano senza perdere di vista la necessità di riaffermare e rendere vivi i diritti sanciti dalla Costituzione.

11 posti disponibili per giovani dai 16 ai 30 anni, eccezioni comprese, che dal 31 luglio al 2 agosto hanno vissuto un’esperienza formativa e di volontariato, alla scoperta di due realtà come il quartiere e Fondazione Arché, accomunati dal desiderio di bellezza, di giustizia e di verità.

Come quella che cerca Lorenzo, familiare di una vittima di mafia che in un’appassionata testimonianza sulla sua vita, segnata dalla morte del papà ucciso a colpi di lupara, esprime proprio il desiderio di verità, di sapere cosa è accaduto veramente quel giorno che ha cambiato la sua biografia come delle sliding doors. L’appello ai giovani è stato forte. Coscienza e consapevolezza di ciò che si vive e di ciò che ci accade intorno, e soprattutto impegno per la giustizia, per un mondo più vivibile.

La testimonianza ha segnato l’intenso finesettimana insieme ad altri momenti. L’avvio è stato caratterizzato dalla conoscenza reciproca tra i ragazzi e tra le due organizzazioni, già legate da alcuni spazi confiscati alle mafie; tra questi quello che più ha unito Libera e Arché è un ex night club di via Jean Jaurès, trasformato da luogo di spaccio e malavita a luogo di socialità, laboratori, sala prove e luogo di riscatto sociale.

La legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie compie ventidue anni. E tanti sono stati negli anni i beni che dalle mani sporche di sangue sono passate a mani di uomini e donne libere, enti, associazioni, cooperative che hanno dato vita a progetti ed esperienze davvero importanti.

La mafia si combatte in tanti modi, ma forse il più importante, faticoso e lento è quello di poter aiutare le nuove generazioni a saper guardare il fenomeno, rendersene consapevoli e far crescere in loro la cultura della legalità, della giustizia, antidoti reali ed efficaci per sconfiggere il morbo che segna la nostra società. Perché ciò che la mafia teme più di tutto è la cultura.

E questa non è una battaglia da sud Italia, ormai lo abbiamo imparato. Lorenzo è stato chiaro nel raccontarci e spronarci a vedere come la cultura mafiosa è come una piovra che si è insidiata ovunque. Anche nel nord ricco e produttivo e apparentemente estraneo al fenomeno.

Lucilla Andreucci, referente del coordinamento di Libera Milano

I giovani hanno potuto conoscere da vicino la realtà di Arché, dai suoi primi passi ormai 30 anni fa ad oggi, nel sentiero di ricerca di bene comune, attenzione ai deboli e denuncia di ciò che non va. Le idee non camminano da sole, ma hanno bisogno di persone e luoghi che le incarnano. Come piazzetta Capuana, nel quartiere un tempo considerato Bronx di Milano, Quarto Oggiaro. Una piazzetta simbolo di rinascita e presidio di accoglienza, prossimità e bellezza. O la Corte di Quarto, borgo solidale, colorato e vivace che si staglia anch’esso nella storia e nel tessuto di Quarto Oggiaro. E i tanti volontari, giovani e meno giovani che da anni danno concretezza all’impegno antimafia di Libera.

Non basta commuoversi, bisogna muoversi” recitano le magliette dei volontari della tre giorni, in cui ci si è anche sporcati le mani con lavori molto concreti di cura di CasArché come l’imbiancatura del muretto.

Nel suo intervento di presentazione di Libera nel 1994, don Luigi Ciotti, afferma

“questa voglia di intrecciare le nostre tensioni e disponibilità con quelle di altri, di realtà, di competenze e esperienze diverse è forse il senso più alto della proposta dell’associazione Nazionale Antimafia. Una proposta che vuole unire, non dividere, costruire, non polemizzare”.

In queste parole, forse, sta anche il senso profondo di questa tre giorni che ha visto giovani provenienti da Milano, Bergamo, Como e non solo per dare un po’ del loro tempo, ricevendo in cambio un bagaglio ricco e prezioso di una storia partita da lontano e che muove i suoi passi cercando sempre nuovi camminatori. La mafia, la sua spirale di morte e di odio, di illegalità, sopruso e degrado è ancora là, certo, ma la voglia e il desiderio di combatterla, togliendole il terreno fertile è sempre più forte.

Come ci ha testimoniato Lorenzo con la sua storia e la sua battaglia. Confischiamo alla mafia il suo potere e diamo potere ai segni nuovi di vita e di speranza, di giustizia e di solidarietà che nascono e crescono in mezzo a noi.