Quando è nata, Arché è stata la prima realtà in Italia a prendersi cura dei bambini sieropositivi, in un periodo in cui l’Aids era considerata uno stigma sociale, prima ancora che una malattia. E i morti per Hiv erano numerosissimi, anche tra i bambini. Poi, con il tempo, i progressi della medicina e i nuovi farmaci hanno fatto sì che l’Aids, in qualche modo, si cronicizzasse. Insomma, ci si poteva convivere. Monya racconta proprio questo: la sua vita con il virus. Era una figlia ribelle e problematica. Oggi è una mamma amorevole. In questo percorso di trasformazione, rinascita e crescita, Arché è stata con lei. 

«I miei genitori non volevano che sapessi di essere nata sieropositiva. Me l’hanno tenuto nascosto per anni. Poi, la mia famiglia ha cominciato a essere seguita da Arché, che su questo aveva un pensiero differente. Bisognava dirmelo, bisognava che io lo sapessi».

Comincia così il racconto di Monya. Oggi ha 28 anni, un compagno, una bambina piccola e un lavoro. La sua voce è limpida e piena di energia, rimanda la sensazione di un raggio di sole che ti colpisce in pieno. Difficile immaginarla ragazzina, in una famiglia complicata, come quella che ha avuto. Più sorprendente ancora ascoltarla mentre con lucidità e serenità riesce a ripercorrerne la storia. La storia del suo essere stata una figlia. E di come oggi è diventata mamma.

«Ho saputo della malattia soltanto quando ho compiuto 16 anni. A dire il vero, avevo intuito che c’era qualcosa di diverso, rispetto ai miei amici. Dovevo sempre prendere una pastiglia, mi dicevano che era per l’influenza, invece era per l’Hiv. Però, quando me l’hanno detto, non me l’aspettavo. È stata durissima: era l’età dei primi fidanzati, ho avuto una brutta reazione e mi sono chiesta se mai avrei potuto avere una vita normale, se avrei mai trovato qualcuno che poteva amarmi per quello che ero».

La situazione in casa non era facile: «Mia madre, che oggi non c’è più, era tossicodipendente. Avevo mio nonno accanto, non so come avrei fatto senza di lui. Perché, per il resto, sono cresciuta nelle bugie. Papà non c’è mai stato: intorno a me c’erano sempre e solo i compagni di mia madre. Spesso tornavo a casa da scuola e la trovavo lì, che si era appena fatta. A volte mi chiamava improvvisamente per dirmi di andare ad aiutarla perché stava male, e io correvo. Mi prendevo cura di lei. Ma il peggio è arrivato quando la mamma si è trovata un compagno stabile».

L’uomo abusava di Monya. Quando lei ha trovato il coraggio di dirlo a sua madre, lei ha risposto che non era vero e che la ragazzina era gelosa e voleva rovinarle la vita. «È allora che ho deciso di scappare di casa. Me ne sono andata, e poi sono stata presa in carico da una comunità. Mamma non veniva mai a trovarmi: era uscita dalla dipendenza della droga, ma era totalmente dipendente da quell’uomo. Mi ha fatto molte pressioni affinché io ritrattassi tutto: diceva che se parlavo le rovinavo la vita. E allora io sono stata zitta».

Però, in comunità, Monya ha ricominciato ad avere una vita, più serena. Arché le era sempre accanto, sostenendola in tutto. «Ho trovato degli amici, sono andata a scuola. Ho trovato un compagno che sa della mia malattia, adesso abbiamo una bambina, lavoriamo entrambi e siamo sereni. Nel mio passato ci sono bugie, dipendenza, dolore. È stato come crescere senza una famiglia.

Eppure, ad un certo punto, mi sono guardata dentro e ho fatto una scelta. La scelta di stare bene. Arché mi ha aiutato sempre, tantissimo. Un ricordo: organizzavano delle vacanze e io partecipavo. Ero finalmente io, con i miei amici. Finalmente non avevo più intorno problemi, ricatti, parole brutte. E in più, è stato un percorso di conoscenza della mia persona».

Oggi Monya è mamma, e la bimba è nata sana, in Italia la trasmissione verticale del virus è quasi azzerata: «A mia figlia voglio insegnare ad essere sincera con tutti. Se cresci una bambina nella menzogna, lei penserà che la bugia sia una cosa giusta. Io vorrei essere sempre sincera. Per il resto, vivo un giorno alla volta. È così che ho sempre fatto».

foto| @Michael Levine-Clark

 

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