L’Arché Live è sempre più vicino e tra meno di un mese ci ritroviamo in CasArché a Milano tutti insieme per festeggiare, riflettere e stare insieme. Chi volesse iscriversi può farlo qui.

Tra gli ospiti che prenderanno parola durante la mattinata ci sarà anche Mimmo Lucano, il tre volte sindaco di Riace e inserito dalla rivista Fortune tra le cinquanta personalità più influenti al mondo.

Lo sbarco dei curdi e la svolta nella sua vita

Domenico, detto Mimmo, Lucano nasce il 31 maggio del 1958 a Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria). Studia Medicina per quattro anni a Roma, prima di decidere di lasciare gli studi e tornare nella sua Calabria, dove eserciterà la professione di insegnante.

Nel luglio del 1998 assiste allo sbarco di centinaia di migranti curdi e, insieme ad altri cittadini del piccolo comune di Riace, decide di accoglierli e di dar loro una mano, anche riaprendo le case abbandonate del centro del paese. È da questo momento che si dedica anima e corpo all’accoglienza dei migranti: una opportunità non una disgrazia per i piccoli comuni del litorale calabro.

Dall’anno successivo, infatti, fonda insieme ad altri riacesi l’associazione “Città futura”, con l’obbiettivo di dare nuova linfa vitale al centro in stato di abbandono della cittadina calabrese e di garantire un’accoglienza umana alle persone in arrivo sulle coste italiane e in cerca di un futuro diverso.

Il modello Riace

Nel 2004 si candida per la prima volta a sindaco della città di Riace. Inaspettatamente, vince. E viene riconfermato anche alle due tornate elettorali successive. Sono 14 anni di cambiamento per il piccolo paese di Riace che da anonimo comune della provincia calabra guadagna una inaspettata celebrità internazionale. È tra le sue strade, o meglio tra i suoi vicoli, infatti, che nasce e prende forma quello che diventa il “modello Riace”: gli stranieri accolti diventano attori protagonisti, non semplici destinatari di politiche assistenziali calate dall’alto.

È un sistema di accoglienza che, nel corso degli anni, ha permesso di raggiungere importanti risultati: i richiedenti asilo trovano lavoro (e quindi autonomia) all’interno dei laboratori artigianali della città e sono sostenuti da più di 60 mediatori culturali che affiancano e sostengono le persone migranti arrivate in città. Per i richiedenti asilo viene coniata anche una sorta di moneta locale alternativa: visto che il pocket money garantito dallo Stato ai richiedenti asilo arrivava sempre in ritardo, il Comune si faceva garante delle strane banconote stampate con i volti di Che Guevara, o Peppino Impastato, che ricevevano i richiedenti asilo dei progetti SPRAR del paese.

Una volta ottenuti i fondi statali con mesi di ritardo, il Comune cambiava ai negozianti di Riace le banconote non ufficiali con gli euro corrispondenti. In questo modo l’accoglienza a Riace diventava una doppia opportunità: per i richiedenti asilo, sempre più autonomi e indipendenti, e per i negozianti, che sapevano di poter contare su nuovi clienti e sulla garanzia comunale.

Un vero e proprio modello, insomma, che ben si distingueva dai centri anonimi, lontani e sovraffollati che fiorivano in mezza Italia. Riace era il simbolo dell’accoglienza che funzionava. A riconoscerlo anche i numerosi premi e i riconoscimenti che Mimmo Lucano e la città di Riace hanno ricevuto.

È nell’ottobre del 2017, però, la vita del primo cittadino riacese prende una svolta ai limiti dell’assurdo.

Reato d’accoglienza

È in quell’esatto momento, infatti, che per Mimmo Lucano iniziano quattro anni davvero terribili: nel 2021 il Tribunale di Locri lo condanna a 13 anni e due mesi per presunti illeciti nella gestione dei migranti.

Oltre ad essere quasi il doppio degli anni richiesti dalla pubblica accusa (7 anni e 11 mesi), l’accusa mossa al (ormai) ex sindaco di Riace è volta a smontare, distruggere e cancellare il modello Riace, dipingendo il suo artefice, Mimmo Lucano, da simbolo dall’accoglienza a sfruttatore.

È probabilmente poco interessante, ora, ripercorrere passo passo le vicende giudiziarie che hanno sconvolto la vita di Mimmo Lucano e del paese di Riace (potete recuperarle ad esempio qui). Senza analizzare tutti e 21 (!) i capi d’accusa che sono stati rivolti al volto del modello Riace, quello che possiamo fare è riflettere su questa frase dello stesso Lucano:

“È questo che mette in crisi il sistema. Semplicemente Riace indica un’altra via, una direzione altra dice che è possibile. Certo, in una terra da dove si emigra ancora non abbiamo risolto i problemi nè di chi è nato qui nè di chi è arrivato, e se devo essere sincero anche i miei problemi mica li ho risolti… anzi li ho peggiorati!”.

In attesa di ascoltare il suo intervento al prossimo Arché Live, per iscriverti clicca qui.