In questi giorni abbiamo avuto la possibilità di intervistare nuovamente il Professor Massimo Galli, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Università di Milano e dell’Ospedale Sacco, riguardo vari temi che hanno contraddistinto l’ultimo periodo e le vacanze di tutti noi.

Da riflessioni sul Green Pass a risposte precise sul reale funzionamento dei vaccini, il Professor Galli ha sciolto diversi dubbi sulle questioni.

  • Ci sono molte proteste, in Italia e in Francia, contro il Green Pass e contro quello che viene definito un obbligo vaccinale. A lei, da mesi impegnato in prima linea contro il Covid-19, che effetto fa questa mobilitazione?

Avrei preferito una più seria mobilitazione contro la malattia che una mobilitazione contro quello che, alla fine dei conti, è uno strumento che ha una sua logica e una sua utilità. È evidente che ci possono essere dei limiti, che ci sia ancora qualche magagna e che qualche correttivo è necessario perché possa essere completamente funzionale, però non credo ci fosse alternativa se non quella dell’imposizione di un obbligo vaccinale, che per molti motivi è un obiettivo di difficile conseguimento (vista anche la variegata situazione nel paese).

Ritengo che il Green Pass sia una specie di certificato di idoneità a poter svolgere determinate funzioni e mansioni o per poter partecipare a specifiche iniziative, frequentare particolari luoghi e se vogliamo anche come una chiamata alla corresponsabilizzazione e alla responsabilizzazione.

Quindi teniamocelo anche perché ha favorito un’implementazione delle vaccinazioni.

Poi, se qualcuno la vuole vivere con una limitazione di libertà basta che faccia un paragone, magari un po’stiracchiato, con la patente di guida o con i titoli di studio: certificati che bisogna necessariamente avere per poter svolgere determinate funzioni e mansioni.

  • Ci può spiegare qual è il valore delle vaccinazioni in generale e in particolare quanto è importante quella contro il Covid-19?

Volendo estremizzare, uno dei fatti che ha permesso che nel mio spazio di vita la popolazione mondiale sia aumentata da meno di 3 miliardi a più di 7 è stato rappresentato dalle vaccinazioni. Ad esempio per il loro ruolo fondamentale contro la mortalità infantile in molti dei paesi più svantaggiati: la vaccinazione ha cambiato in meglio la storia dell’umanità: ha tolto di mezzo quella parte di morti che sono ritenute evitabili da quando ci sono i vaccini e che per molto tempo hanno condizionato in maniera molto pesante l’aspettativa di vita delle persone.

Questo credo che sia da ricordare da parte di tutti, anche da parte di coloro che blaterano sulla scarsa sperimentazione dei vaccini anti Covid-19 che stiamo utilizzando. Già il solo fatto di avere avuto dei vaccini efficaci ha del miracoloso, visti i tempi brevi nei quali sono stati ottenuti.

Se è una questione di maggior sicurezza, basti sapere che aspettare un altro anno per avere, diciamo così, una sperimentazione più efficace avrebbe comportato qualche altro milione di morti. Francamente dubito che gli effetti a lungo termine (semmai esistessero) possano essere in qualche modo peggiori.

Lo ribadisco, il discorso critico riguardante i tempi di valutazione di questi vaccini non sta in piedi: negli ultimi decenni le cautele dovute alle sperimentazioni sono aumentate in maniera netta e riducono in maniera molto significativa il rischio dello sviluppo di problemi.

  • Professore, quelli che hanno avuto la malattia (e quindi hanno tanti anticorpi), ma che per lavoro devono andare in giro, hanno la necessità di fare il Green Pass, come si devono comportare?

Questa credo che sia una delle maggiori magagne del Green Pass ed anche un paradosso.

Da un lato abbiamo persone che hanno un ciclo vaccinale completo, ma che purtroppo non possiamo essere certi al 100% che abbiano risposto al vaccino e quindi siano veramente protette (chiaramente si tratta di piccole minoranze).

Per contro abbiamo persone guarite che hanno altissime probabilità di essere protette e che vengono in ogni caso vaccinate. Credo che, forse, non ci si possa sottrarre dal poter considerare anche il tasso anticorpale presentato dalle persone dopo aver effettuato specifici esami.

  • Nel caso di un terzo richiamo alle persone fragili, come facciamo con un sierologico che è a pagamento per le persone che non hanno avuto malattia? Perché noi sappiamo che si possono fare sierologici con l’esenzione solo alle persone che hanno avuto la malattia, ma non agli altri.

Io da tempo mi batto sulla necessità del sierologico e sulla necessità del sierologico prescrivibile in caso che il medico ne valuti la necessità.

Sicuramente ha un costo, ma non credo che possa essere un costo proibitivo; aggiungo che in questo momento stiamo alimentando fatturati iperbolici di ambulatori privati, che svolgono un’azione sì molto utile, però ci guadagnano, e anche parecchio. Forse tutto questo potrebbe essere ottenuto anche se a carico, completo o parziale, del Sistema Sanitario Nazionale.

  • Qual è la differenza tra gli anticorpi che sviluppa una persona che ha fatto malattia e quelli sviluppati da una persona vaccinata?

La risposta immunitaria nell’infezione è molto più articolata e variegata perché riguarda una serie di antigeni del virus che non sono previsti in questi vaccini, che sono invece molto mirati e permettono al nostro corpo di sviluppare anticorpi neutralizzanti nei confronti della porzione dello spike virale, di quella proteina del virus che si attacca al recettore delle nostre cellule.

In breve, il vaccino fa sviluppare determinati e specifici anticorpi, mentre l’infezione naturale porta a svilupparne di vario tipo.

Anche i cloni cellulari implicati nella risposta al Covid-19 seguono lo stesso ragionamento, essendo più articolati rispetto a quelli che vengono attivati in seguito alla vaccinazione.

Può essere utile sapere che se una persona vaccinata ha degli anticorpi contro il nucleo capside, vuol dire che ha contratto il virus prima o dopo la vaccinazione, che infatti non comprende lo sviluppo di questo specifico gruppo di anticorpi.

  • Professore, lei si è detto contrario ad una terza dose del vaccino, come mai?

No, non mi sono detto contrario. Ho detto che al momento non c’è uno straccio di dato che dice che sia utile farla. È il solito discorso: se si vuole agire in termini di interventi sanitari da Sanità Pubblica (tenendo conto solo dell’aspetto vaccino come uso collettivo), allora si può cercare di capire se e quando vale la pena fare una terza dose.

Se consideriamo anche i singoli individui che si hanno di fronte, come fa chi esercita la professione di medico, allora le cose cambiano. Ad esempio, possono esserci persone di cui un medico sospetta la mancata risposta, perché magari sono gravemente immunodepresse e con una storia di malattie di vario genere. Su questi casi io non me la sento tanto di essere confidente semplicemente per il fatto che sono vaccinati due volte.

Un po’ da San Tommaso, io il dito nella piaga lo voglio mettere. Voglio capire se questi la risposta ce l’hanno oppure no, anche per capire come muovermi ulteriormente. È verosimile che in questi la terza dose possa essere utile. Verosimile ma non certo, perché nessuno può dire con certezza che una persona che non ha risposto a due dosi di vaccino risponda alla terza.

In ogni caso l’attenzione alle persone più fragili è un’attenzione che va posta, ma credo che vada capito se vale la pena andare di terza dose oppure no, anche perché il problema che abbiamo adesso è il problema delle reinfezioni, piuttosto estese anche nei vaccinati.

Il punto è che l’agente della Variante Delta buca il vaccino, anche se per fortuna non ammazza il vaccinato e neanche lo porta in ospedale.

Rivaccinando, si utilizza oggi un vaccino impostato su virus che girava Wuhan nel marzo 2020. Quindi, quanto aggiunga la terza dose non è ancora dimostrato.

Tra l’altro tra breve si porrà un problema serissimo: tutti noi sanitari scadremo come lo yogurt se il Green Pass sarà valido davvero per nove mesi. Se, come probabile, verrà portato ad un anno rimandiamo di tre mesi un problema che comunque sussiste: tutti i vaccinati della primissima ora sono prossimi, soprattutto una categoria cruciale in termini di gestione dei problemi.

Quindi mi chiedo: è provata l’utilità della terza dose o si tenta di farla così, tanto per? Su questo confesso la mia perplessità.

  • Servono anni a sviluppare i vaccini, in questo caso hanno avuto disposizione meno tempo: ci possiamo lo stesso fidare?

Sono serviti anni a sviluppare vaccini nelle situazioni in cui non si riusciva a cavare un ragno dal buco, nel senso che ci sono vaccini (come quelli per HIV e malaria) che hanno avuto delle storie travagliatissime in seguito ad una lunga serie di fallimenti.

In questo caso specifico del Covid-19 grazie alle nuove tecnologie si è arrivati abbastanza rapidamente allo sviluppo di vaccini che si sono rivelati efficaci.

Anche senza andare lontano nel tempo, qualcosa di molto simile è avvenuto per il vaccino contro l’ebola virus classico, quello che prima si chiamava ebola zaire.

Addirittura due vaccini sono stati sviluppati in un tempo molto breve, tanto da poter essere utilizzati nell’ambito della stessa epidemia del 2014/2015, la più grande epidemia di ebola che si sia avuta: quella di Sierra Leone, Guinea e Liberia, ma non ricordo lo stesso clamore mediatico.

Forse una sperimentazione molto veloce attuata in un paese africano fa meno notizia di quanto faccia, nei paesi ricchi, la necessità di far presto e di vaccinare.

  • Cosa ne pensa della vaccinazione alle persone che hanno avuto la malattia?

Ci sono ovviamente situazioni diverse.

Se devo valutare dal punto di vista strettamente tecnico o scientifico le persone che hanno avuto la malattia hanno, probabilmente, una protezione che durerà a lungo, magari anche oltre un anno.

Guardavo, proprio recentemente, i risultati di un interessante lavoro in Lombardia che parla di una reinfezione per 100.000 anni/persona di follow-up nelle persone che hanno avuto l’infezione un anno prima, quindi non si reinfettano facilmente. Certamente ci sono fattispecie differenti, ci sono quelli che di anticorpi non ne hanno proprio più e in questi termini ritengo che si possa applicare la rivaccinazione con una dose.

Ci sono dati interessanti sulla risposta immune cosiddetta “ibrida”, cioè quella che si ha nelle persone che sono state infettate, sono guarite e poi vaccinate. Più di un dato dice che la risposta immune che si vede in questi casi è quella di un grande aumento di anticorpi con una serie di potenziali risposte positive.

Però, bisogna capire se serve o meno: se vale il dato precedente, forse ne vale la pena anche dal punto di vista economico e gestionale, e che sia più razionale fare una valutazione della persistenza degli anticorpi e rimandare per queste persone l’utilizzo della vaccinazione, a maggior ragione se poi si parla di ciclo completo vaccinale, che si giustifica soltanto nelle persone che dimostrano di non avere una risposta immunitaria.

Questo credo che sarà uno degli elementi di maggiore attrito per quanto riguarda la vaccinazione sia del personale sanitario sia del personale insegnante, che sono le due fattispecie in cui rimarrei sulla posizione di tener valida la possibilità di un rinvio della pratica vaccinale per quelli che portano un documento in cui è attestata la presenza di anticorpi.

  • Ha un ultimo appello che possiamo rilanciare a tutti noi in vista degli ultimi giorni di vacanza?

Forse più d’uno: a chi non si è ancora vaccinato di vaccinarsi, a chi ha perplessità nel vaccinare i propri figli minori di procedere a farlo perché il rapporto rischio-beneficio tende (in maniera decisamente favorevole) al beneficio, a chi ha perplessità nei confronti del Green Pass, che come abbiamo già detto avrà sì i suoi limiti e le sue magagne, dico che resta uno strumento fondamentale per aiutarci a contenere la diffusione dell’infezione, che purtroppo non è completamente arginato dal vaccino.

In generale bisogna aver fiducia nel vaccino, dato che è uno strumento che ci permetterà di non avere la quarta ondata con le caratteristiche delle precedenti.

E nonostante l’infezione si stia diffondendo non poco, nonostante che il numero dei casi osservati sia certamente inferiore a quello dei casi reali (perché gran parte delle infezioni nei giovani sono asintomatiche), nonostante tutto questo voglio dire che il vaccino ci aiuterà a tenere gli ospedali vuoti, o meglio, a riempire gli ospedali di tutto il resto che merita di essere curato e seguito e non dovere ancora una volta riconvertire le ginecologie in reparti Covid.

Dobbiamo essere artefici per poter cambiare le cose e il vaccino è un momento di cambiamento molto importante.