Foto| Felipe Gabaldón

Una notizia di cronaca nera di settimana scorsa ha sconvolto il paese. Nelle spiagge e negli uffici è quel tipo di notizia che unisce gli sconosciuti, la condanna è unanime e ci si chiede come sia potuto accadere. Sapete a cosa faccio riferimento, e non starò a citare il misfatto. Quello che scriverò è perché come Arché noi non vogliamo scriverne.

Non ne scriviamo perché la cronaca nera è la pornografia dell’informazione. Gli aspetti pruriginosi di queste vicende solleticano la curiosità morbosa acquattata dentro l’animo di ciascuno (anche i nostri, intendiamoci) e, in quanto tale, non va alimentata.

Non si conoscono i protagonisti, le storie, il contesto, è appena successo. Naturalmente scatta un’empatia fortissima con la vittima, ed è giusto che sia così, fa parte del nostro essere umani.

In Italia siamo 60 milioni, sulla Terra 7 miliardi e 700 milioni. Accadono quotidianamente fatti terrificanti, e talvolta per motivi ignoti.

Qualcosa è possibile fare:

  1. Schierarsi ogni giorno per gli ultimi degli ultimi e per chi si batte per loro: ed è facile, per dirne una, che stia arrivando un’ondata di odio e fake news contro le persone che migrano in Italia. Teniamoci forte.
  2. Condividere storie di speranza, che non fanno notizia e muovono emotivamente di meno, ma impegniamoci a dar loro spazio. La positività non indigna e quindi non fa vendere pubblicità, quindi se non la diffondiamo noi non ci penserà qualcun altro.
  3. Quando si sente, si vede e si legge l’approfondimento dell’esperto, la ricostruzione dei fatti, il modellino della casa in cui è avvenuta la tragedia, voltare pagina, cambiare canale, spegnere la radio: conoscere l’esito della perizia psichiatrica di un certo killer non migliorerà la nostra giornata. Premiamo chi fa informazione, non chi fa ascolti.