Il testo è la trascrizione di un intervento del prof. Giuseppe Mazza all’Arché Live 2025.
Sapete, quando parlavo a “Guarda che lune” su Radio Popolare avvertivo l’importanza di dare il segnale di speranza, di tratteggiare sempre dei modi per uscire dalle situazioni. Perché, insomma, siamo qui per questo, no?
Per esempio con Emergency abbiamo realizzato la campagna R1PUD1A, e mi sento di avere scritto un segnale di speranza, dando a tutta l’Italia la possibilità di ribadirlo: Questa piazza, questa strada, questa città… tutto il paese R1PUD1A la guerra. Con altri amici, scrittori, giornalisti e giuristi, un meraviglioso gruppo di sei persone, abbiamo creato l’ultimo giorno di Gaza: Qualcuno di voi potrebbe avere partecipato, per esempio, all’esposizione dei sudari nelle piazze: è stato un momento in cui abbiamo cercato di far tornare il lutto, la partecipazione a quello che stava accadendo. Ecco, tuti questi sono autentici segnali di speranza: perché hanno raccolto e ancora raccolgono partecipazione, coinvolgimenti vero, libero, spontaneo.
Oggi, però, vorrei condividere con voi dei dubbi, delle domande.
Avete presente “Barbara Ann” dei The Beach Boys? Una canzone del 1965 che suona piacevole, allegra, innocente… l’avrete ascoltata mille volte. Ora, il gruppo Vince Vance & The Valiants ne ha realizzato nel 1980 una cover che ne mantiene tutta la festosità della musica e ha un titolo che suona quasi simile: “Bomb Iran”. Recita “bomb Iran, bomb, bomb, bomb, bomb, bomb Iran”. Parla della crisi degli ostaggi in Iran, quando, durante la rivoluzione iraniana, 66 americani furono presi ostaggio nell’Ambasciata degli Stati Uniti a Teheran.
Ma non fa molto ridere.
Ecco, questa canzone è stata utilizzata pochi mesi fa non da dei ragazzi o da un fanatico sul web, ma dal Presidente degli Stati Uniti in persona: dopo i bombardamenti sui siti nucleari, Donald Trump ha postato un video sul suo social, chiamato Truth, nel quale si vedono dei bombardieri statunitensi decollare dalle basi e sganciare grappoli di bombe. La colonna sonora delle immagini era la parte di “Bomb Iran” che dice, in italiano “Il vecchio zio Sam sta diventando molto eccitante, è ora di trasformare l’Iran in un parcheggio”. Ora, un uomo qualunque che commenti un bombardamento aereo in questo modo ci apparirebbe come una persona disturbata, con dei serissimi problemi di empatia. Se però a farlo è uno degli uomini più potenti del mondo, quei problemi diventano anche nostri.
D’altra parte, lo stesso presidente qualche giorno fa ha commentato la notizia di Biden malato di cancro, definendolo un figlio di puttana; siamo cioè davanti a una personalità deviante, che andrebbe aiutata. Ma intanto, è la nostra vita a diventare mostruosa, perché le istituzioni dalle quali siamo governati ci portano in questo incubo.
Dov’è il mostruoso qui? Dov’è il nemico dell’umano? A me pare che il punto sia proprio nell’apparente allegria di quella canzoncina che dice “Bomb Iran”; se la ascolti senza conoscerne il significato autentico può suonarti familiare, sembra umana, allegra, sembra far pienamente parte del nostro mondo. E invece no: è venuta per distruggerlo, il nostro mondo.
Il fatto è che la violenza delle bombe è un fenomeno riconoscibile. Ma quell’ambiguità è il mostro, è quella con cui ogni giorno abbiamo a che fare… è ciò che è travestito da presenza amichevole, ma che in realtà porta nella nostra vita l’orrore di una disumanità senza uscita, la sopraffazione come norma, la legge del più forte.
Quando Donald Trump ha annunciato l’invio delle truppe a Chicago in caccia di migranti, ha citato la scena del film Apocalypse Now, di Coppola, in cui William “Bill” Kilgore, un tenente colonnello sanguinario, dice: “Mi piace l’odore del napalm la mattina presto”. Il Presidente statunitense ha infatti scritto “Mi piace l’odore delle deportazioni la mattina presto”, trasformando la violenza razzista in una battuta, in un meme. Ecco, il mostruoso è questo vestito di normalità.
Ciò che Freud chiamava il perturbante. Cos’è il perturbante? Qualcosa che nonostante il suo aspetto familiare ci inquieta, perché sembra uno di noi ma non lo è del tutto. Un’apparizione al tempo stesso emozionante e piena di insidie. Freud scriveva che il perturbante ci spaventa perché somiglia a quello che ci è noto da tempo, come una canzone che ci sembra di conoscere, che ci appare amica… e che invece è venuta per farci male. Per distruggere i punti più alti della nostra civiltà. Per distruggere in primo luogo il ripudio della guerra, che è uno dei punti più avanzati della nostra storia, e poi l’idea di uguaglianza, la tensione verso la solidarietà…
Siamo in un territorio che non ha più a che fare, con il fake, con il mondo del falso, con la diffusione delle manipolazioni della verità. Contro quello abbiamo qualche difesa: parlare, incontrarsi, essere in tanti, informarsi, fare fact-checking; tutte azioni che destabilizzano la manipolazione. Ma qui i mostri del bellicismo, dello sterminio, del genocidio, hanno il nostro stesso volto. Parlano come noi. Cantano le canzoni che ci sembra di cantare.

“Il sonno della ragione genera mostri”, Francisco Goya, 1797.
C’è stato un tempo in cui i segnali che arrivavano dai media e dal mondo della comunicazione erano molto più netti. Siegfried Kracauer, un sociologo tedesco, analizzò il cinema dagli anni ‘20 e la sua forza impressionista nel creare caratteri forti, negativi, da incubo, figure in bianco e nero piene di contrasti come Nosferatu, il Dottor Mabuse, il dottor Caligari… Kracauer mise insieme tutti questi mostri tedeschi, questi personaggi horror e inquietanti, e scrisse il libro “Da Caligari a Hitler: una storia psicologica del cinema tedesco”, che uscì nel 1947. Aveva collegato le inquietudini del cinema all’avvento del nazionalsocialismo.
Quelli erano i mostri antichi. Si presentavano come mostri, nascevano come mostri. Avevano il volto dei vampiri, erano perennemente cattivi, si comportavano come criminali incalliti. Qui no. Qui quando Bezalel Smotrich, Ministro delle Finanze del Governo Netanyahu, definisce Gaza una miniera d’oro immobiliare, sta parlando un linguaggio del nostro tempo, usa il lessico della concretezza, parla come un imprenditore, sta esponendo un piano d’affari. È un immobiliarista. Sembra uno di noi.
Però la rassegna degli orrori che hanno preso il controllo delle istituzioni oggi sarebbe lunga. Negli anni ‘70 lo spot statunitense di Hanes, una marca di collant popolarissimi, metteva in scena un uomo che, non visto dalla propria partner, di nascosto, guardava un po’ compiaciuto le gambe di un’altra donna velate da un collant Hanes. E lo slogan diceva: “I gentlemen preferiscono Hanes”.
La trama era sempre quella, cioè il maschio adulto che gratificava con la propria approvazione l’aspetto estetico della donna e le sue scelte di abbigliamento. Maschilismo in purezza, perfettamente riconoscibile in quanto tale. Ma James Hanes, proprietario di questa azienda di collant, era anche il fondatore della Human Betterment League, cioè un’organizzazione che nella Carolina del Nord promosse la sterilizzazione di Stato a fini eugenetici. Gli assistenti sociali avevano selezionato le persone da sottoporre alla vasectomia sulla base dei risultati nei test di QI, e il 70% delle operazioni aveva coinvolto giovani donne povere e minoranze non bianche. Un esperimento di ingegneria sociale per il quale lo Stato ha chiesto scusa ufficialmente nel 2002, avviando il risarcimento, a circa 7600 vittime.
Eccolo allora il vero senso di quel Gentlemen prefer Hanes, i signori preferiscono Hanes: lo sguardo di potere che sceglieva, che approvava il mondo intorno a sé. E che preferiva addirittura una creatura all’altra, plasmando le vite intorno a sé. Anche qui: lo slogan suonava simile a tanti altri dagli schermi televisivi, ma la sua verità era crudele e violenta. Anti-umana.

“Giuseppe Mazza all’Arché Live 2025 [📸 Sara Fileti]”
Concludo. Lo faccio affidandomi a un altro grande recettore di mostri, Francisco Goya, il quale dipinse l’opera “El sueño de la razón produce monstruos”, consegnandoci una perfetta ambiguità: la frase può significare “il sonno della ragione genera mostri”, ma può anche essere tradotta con “Il sogno della ragione genera mostri”. Goya sa che non è facile. Che il mostruoso si annida dove non credevamo possibile.
È questo il chiaroscuro che stiamo attraversando: un mondo di mezzo nel quale certamente essere uniti, condividere e discutere con gli altri sarà importante, ma decisivo sarà il nostro bagaglio di competenze per affrontare e dirimere i linguaggi che ci aggrediscono ogni giorno.
Giuseppe Mazza
Gli articoli dell’ ArchéBaleno 73
🌍 Affrettiamo la venuta del mondo nuovo – Paolo Dell’Oca
💲 Il prezzo del capitalismo – Paolo Dell’Oca
🧪 Gli antidoti alla mostruosità pervasiva che ci circonda – p. Giuseppe Bettoni
👹 Ogni mostro nasce dentro un labirinto – Matteo Camerini
🌗 In questo chiaroscuro – Caterina Pozzi
👨🏻🏫 «Educare è un fatto sociale»: dialogo con il prof. Sergio Tramma – Simone Zambelli
🏡 Rinascere nelle relazioni: conversazione con p. Giuseppe Bettoni – Simone Zambelli