Da sinistra Elena Giovanardi, Ingrid Bianchetti, p. Giuseppe Bettoni e Elisabetta Soglio

L’abbraccio è la risposta al dolore. Tra le tante domande che compaiono nel nuovo libro di p. Giuseppe Bettoni “Quanto pesa la Luna?” ci sono anche delle risposte. E una è proprio quella che lo stesso autore ha espresso chiaramente durante la prima presentazione del suo volume, tenutasi sabato 20 novembre presso la Biblioteca Umanistica della Parrocchia Santa Maria Incoronata a Milano (e a cui ne seguirà una il 1 dicembre presso Villa Mirabello) . In tanti e tante amici, o semplici curiosi, hanno affollato il salone quattrocentesco, ascoltando le parole di p. Giuseppe intervistato da Elisabetta Soglio, responsabile dell’inserto “Buone Notizie” del Corriere della Sera.

Insieme alla direttrice della comunità mamma bambino “Casa Carla” Ingrid Bianchetti e alla psicoterapeuta Elena Giovanardi, p. Giuseppe Bettoni ha parlato del suo libro, mettendone in luce alcuni degli aspetti più salienti: dallo stretto legame con la montagna alle vite delle mamme e bambini incontrate quotidianamente nelle comunità, passando per le vicende dei bambini malati di AIDS affiancati nei primi anni di vita di Arché.

Non è mancato anche un accenno al celebre quadro di Van Gogh “Il buon samaritano” a cui sono dedicate anche alcune pagine al termine del libro: “Il pittore olandese è il più sublime nel rappresentare il Samaritano: non si capisce se abbraccia lui o se l’altro lo abbraccia. Sembra che lo tiri giù dal cavallo ma al tempo stesso sembra che se lo voglia portare sulle spalle. Ecco, questa immagine la dice molto più lunga di tante teorie sulla sofferenza, sul dolore innocente. La risposta esistenziale che io ho dato a questo dolore è stata nell’abbraccio, nell’abbraccio con l’altro che mi ha permesso di sentire mio il dolore dell’altro e riuscire a dare all’altro un po’ di quella forza di andare avanti e di guardare dentro il mistero del dolore perché lì dentro c’è la vita. Non dopo.[…] Dentro il dolore c’è la vita, dentro la sofferenza c’è la vita, credo fermamente che la sofferenza sia un passaggio necessario”.

Alle parole di p. Giuseppe si sono intrecciate quelle di Elena Giovanardi e di Ingrid Bianchetti che hanno scelto e letto alcuni passaggi significativi del libro, spiegando al pubblico i motivi che più le hanno affascinate nella lettura. “La bellezza di quelle montagne ti restituisce davvero alla dimensione reale: sei una parte, non il centro, sei un particolare, un soggetto, ma non il protagonista in questa finitudine e impari a essere più fraterno, più solidale” è una delle frasi di “Quanto pesa la Luna?” che ha scelto Ingrid Bianchetti, ricordando il viaggio che l’ha condotta sulle montagne del Nepal, alle pendici dell’Himalaya, insieme proprio a p. Giuseppe.

Elena Giovanardi, invece, ha evidenziato un altro passaggio significativo che, in poche parole, riesce a esprimere l’essenza del lavoro quotidiano di Arché: “se ci sono stati donati un’intelligenza, uno spirito che cerca la profondità e la creatività, non siamo chiamati semplicemente a ripetere il passato come pappagalli addomesticati”. Una frase che, a parere della psicoterapeuta, riesce a trasmettere una delle caratteristiche proprie di Arché e di p. Giuseppe fin dalla sua nascita: “Resistere a rendere la normalità sentenza, cioè all’adagiarsi in quello che già c’è”.

Alla fine della presentazione di “Quanto pesa la Luna?” non sono mancati anche i riferimenti alla più stringente attualità come la tragedia umanitaria delle migrazioni che si sta consumando alle porte del continente europeo. Da anni nelle acque del Mar Mediterraneo, da poco anche sul confine tra Polonia e Bielorussia. “Si tratta di assumersi con coscienza il senso del nostro essere persone”, ha detto p. Giuseppe, commentando tristemente: “All’interno dell’Europa c’è un Paese come la Polonia che dice di avere radici cristiane. Se questi sono i frutti, andiamo bene”.