A piedi da Padova a Palermo, per informare e denunciare la persistente minaccia della criminalità organizzata in tutta Italia. È la sfida che aveva lanciato Libera per i mesi di febbraio e marzo per sensibilizzare la cittadinanza e chiedere alle istituzioni di impegnarsi ancora più a fondo nel contrasto ai fenomeni mafiosi.

Se non ci fosse stata l’emergenza sanitaria del Coronavirus, la marcia si sarebbe conclusa a Palermo il 18 marzo, a pochi giorni dalla XXV “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” che si sarebbe tenuta il 21 marzo nel capoluogo siciliano.

I tedofori di Libera avrebbero corso anche per la città di Milano in una staffetta che si sarebbe dovuta concludere in Piazza Duomo, portando con sé la fiamma simbolo di tutte le vittime delle organizzazioni malavitose in città e in tutta la Lombardia. Regione che, dal 1983, ha contato quasi un centinaio di assassini malavitosi, diventando la quinta per numero di omicidi mafiosi sulla Penisola e la prima del Nord e Centro Italia.

Gli operatori e i volontari di Arché sarebbero stati presenti in piazza Duomo con i tedofori di Libera, a testimonianza dell’impegno culturale e materiale contro le mafie  che la Fondazione porta avanti  quotidianamente. Sono tre infatti, gli edifici confiscati alle mafie che Arché ha rimesso a disposizione e a beneficio della collettività intera. Un appartamento a Milano è usato per il servizio di residenzialità sociale temporanea del Comune; un box funge da deposito per i mobili e gli elettrodomestici che vengono usati dagli utenti degli appartamenti e a sostegno degli stessi dopo l’ottenimento della casa popolare; un ex night club è diventato uno spazio polivalente e ospita il progetto della FAI Factory.

Sempre l’impegno antimafia ha spinto Fondazione Arché a intrecciare rapporti con il Centro di Accoglienza Padre Nostro di Palermo, fondato nel quartiere Brancaccio da Don Giuseppe Puglisi, sacerdote ucciso nel 1993 da killer mafiosi. Un legame suggellato dal protocollo di intesa tra le due realtà, che ha portato a scambio di educatori appena due anni fa, e confermato dalla nascita della neonata rete Dignita che mette insieme Fondazione Arché, il Centro di Accoglienza Padre Nostro e Fondazione Giovanni Paolo II. Come aveva detto il fondatore di Arché, p. Giuseppe Bettoni, in seguito alle minacce ricevute da Maurizio Artale, presidente del centro palermitano, infatti, “la missione, da Brancaccio a Quarto Oggiaro, è la stessa, e chi ha minacciato Artale minaccia tutti noi come cittadini”.

Don Ciotti insieme a p. Giuseppe Bettoni durante la sua visita alla Factory nel 2014