Sempre più ragazzi sono dipendenti dal web: i social network permettono di costruirsi un’identità virtuale e sviluppano una rete di amicizie basate sull’illusione ideale, e non sulla realtà. Un fenomeno che, anche in Italia, sta prendendo contorni sempre più gravi.

Tanto che, per aiutare giovani e giovanissimi spesso preda di un uso eccessivo e scorretto delle nuove tecnologie – da smartphone a tablet e pc – con conseguenti rischi sul fronte dello sviluppo cognitivo, della salute psichica, ma anche del comportamento e di tipo più prettamente fisico (soprattutto problemi ortopedici e di vista), è nato – dalla collaborazione di Policlinico A. Gemelli di Roma e Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica – il “Centro pediatrico interdipartimentale per la psicopatologia da web”. Un buon esempio di presidio clinico multidisciplinare, mediante un modello di intervento condiviso tra la Psichiatria, la Neuropsichiatria Infantile e la Pediatria.

Per i bambini e gli adolescenti, un uso disfunzionale del tempo trascorso online può innescare distorsioni nei processi di costruzione dell’identità e dell’immagine personale correlate a nuovi fenomeni dissociativi, portando alla dipendenza patologica e a segnali crescenti di ritiro sociale, con aspetti sovrapponibili al fenomeno giapponese “Hikikomori”.

Allo stesso modo, le trasformazioni neurocognitive, conseguenti a un modo diverso di interagire con la realtà, aprono dinamiche nuove nella clinica e nella riabilitazione dei disturbi dell’apprendimento e di quelli legati all’area neurologica.

Inoltre, la permanenza eccessiva di bambini e adolescenti davanti a Pc, smartphone e consolle digitali può avere conseguenze sullo sviluppo e il sano funzionamento del corpo, intervenendo negativamente sulla vista, sulla postura e indirettamente sull’obesità infantile.

Oggi, i bambini e gli adolescenti, secondo i dati dell’Accademia americana di pediatria, trascorrono in media circa 7 ore al giorno davanti a Tv, computer, cellulari e altri dispositivi elettronici, a dispetto delle 2-3 ore giornaliere consigliate.

Dati simili sono emersi anche in Italia: la facile accessibilità, il superamento dei normali vincoli spazio-temporali e l’anonimato tipici del mondo digitale rappresentano infatti un’alternativa allettante alla realtà, offrendo esperienze sensoriali e relazionali nuove.

Agnese Pellegrini

Immagine| @ben.timney