
Lavoro sociale, quello sconosciuto. È proprio il caso di dirlo dando un’occhiata ai programmi con cui le forze politiche si sono presentate agli elettori il 25 settembre scorso. “Educatori”, “lavoro sociale” sono lemmi condannati all’invisibilità dalla politica, che non dedica attenzione a questa figura professionale.
Basti pensare che, nelle centinaia di migliaia di parole usate nei programmi dei partiti, “lavoro sociale” non compariva mai mentre “educatori” solo 3 volte, nei programmi di Italia Viva, Italexit e PD. Basti ricordare che Don Vinicio Albanesi, fondatore e presidente della comunità di Capodarco, ha dovuto annullare, a inizio settembre, la giornata di confronto sui temi sociali tra i politici impegnati nella campagna elettorale. Nessuno aveva risposto all’invito. Anche nelle discussioni per il governo e nel toto-ministri il dicastero del welfare e del sociale non è sembrato proprio quello più ambito.
Il disinteresse della politica fa il paio con l’invisibilità del sociale in ambito pubblico e culturale.
Come ricordato anche negli interventi di questo ArchéBaleno e in quelli passati, il sociale raramente buca lo schermo della televisione. Una condizione di minorità che lo accomuna a quella delle donne che, non a caso, costituiscono la maggioranza degli operatori nel settore sociale: è davvero difficile, insomma, che riesca a rompere il soffitto di cristallo di una società, come quella italiana, ancora maschilista e patriarcale.
Alla scarsa rilevanza politica e culturale si associa un altro grande problema per il sociale in Italia: il mancato riconoscimento economico di chi ci lavora e delle realtà impegnate in questo ambito. È di qualche mese fa la notizia del mancato rinnovo della convenzione tra il comune di Milano e venti realtà del CNCA Lombardia: le tariffe proposte dall’istituzione pubblica erano sufficienti a malapena a coprire le spese di gestione delle comunità di accoglienza.
In alcuni casi erano addirittura ribassate rispetto alle convenzioni precedenti. “Il colpo di grazia viene dal Comune di Milano che continua a proporre convenzionamenti a tariffe insostenibili”, chiosava Paolo Cattaneo, il presidente del CNCA Lombardia di cui fa parte anche Arché.
Eppure un investimento nel sociale potrebbe essere il volano per un futuro più giusto e più inclusivo, andando a invertire quelle dinamiche alla polarizzazione sociale e alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi che hanno contraddistinto gli ultimi decenni del secolo scorso e il primo ventennio del XXI secolo, in particolare gli ultimi anni di emergenza Covid-19.
I numeri sono impietosi e sono mondiali: secondo un rapporto di Oxfam di ottobre 2022 la metà dei paesi monitorati ha tagliato la spesa nella protezione sociale, il 70% gli investimenti nell’educazione e due terzi non hanno alzato il salario minimo in linea con il Prodotto Interno Lordo (PIL). E poi ci sono paesi come l’Italia che un salario minimo fissato per legge neppure ce l’hanno.
Investire nel sociale, però, avrebbe due effetti importanti: da un lato ridurrebbe le diseguaglianze di una società polarizzata, dall’altro ridarebbe dignità all’intera fascia di operatori e operatrici impiegati in questo settore. Ripartire dai loro salari potrebbe essere il primo passo per riconoscere, economicamente e quindi socialmente, la rilevanza di una professione, quella educativa, di cui una comunità sempre più sfilacciata come quella attuale ha davvero bisogno.
“Poeti sociali” ha definito papa Francesco coloro che “dalle periferie dimenticate creano soluzioni dignitose per i problemi più scottanti degli esclusi”. È quello che gli operatori e le operatrici di Arché fanno ogni giorno.
Riconosciamolo e valorizziamolo.
Alessandro Pirovano
Direttore responsabile ArchéBaleno
Leggi gli altri articoli presenti all’interno dell’ArchéBaleno #67:
✍🏻 Poeti sociali – Paolo Dell’Oca
🦸🏻 Essere un professionista, il superpotere dell’educatore – Lino Latella
🚴🏻 Fermarsi, ripartire e ripartire insieme: la bellezza del lavoro educativo – Roberta Sabbatini
👨🏻🏫 Educatore, professione “ossigeno” – Fabio Olivieri
⛅ La testimonianza che promuove il cambiamento – Ingrid Bianchetti
📜 Cari poeti sociali! – p. Giuseppe Bettoni
🌼 L’incontro con l’altro: necessità e bellezza – Silvia Carameli
⚙️ Il lavoro più produttivo – Paolo Dell’Oca
❤️ Ne vale veramente la pena – Giada Violanda e Vittoria Veneroni
🚀 Il lavoro educativo verso il futuro – Silvia Murolo