A due mesi dall’inizio della quarantena, come Arché, possiamo cominciare a tirare le somme di quali siano stati finora gli effetti dell’epidemia Covid-19 sulle persone che conosciamo e che affianchiamo. Tra le varie famiglie con cui siamo entrati in contatto, sono tre le storie che raccontano meglio quale sia l’impatto della pandemia.

Ad inizio aprile molte famiglie di Quarto Oggiaro hanno avuto difficoltà nel capire quali fossero i servizi attivi durante la pandemia e come fosse possibile richiederli. Così Paola Ehsaei, assistente sociale di Arché e referente del progetto di AAA: Arché Aiuta Adesso, attraverso la mediazione di don Enrico Galli, parroco della Chiesa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, ha cercato di offrire sostegno ai nuclei e ai single del quartiere che avessero più bisogno di aiuto.

Dopo una prima richiesta sui buoni spesa, è emerso che Alberto, a febbraio, aveva cominciato un tirocinio come messa alla prova che gli stava permettendo di uscire dal carcere. L’arrivo della pandemia e la successiva quarantena, però, hanno portato alla sospensione del tirocinio. D’improvviso, tirocinio sospeso, risposte confuse o inesistenti, referenti quasi introvabili: Alberto si sentiva più solo e abbandonato che mai.

Senza uno stipendio, senza più contatti con la sua assistente sociale ma con una compagna giovanissima e una figlia piccola, la sua situazione con il lock-down è diventata davvero complicata.

Arché lo ha supportato tramite l’ascolto attivo, il supporto quotidiano e l’organizzazione di un pacco spesa con l’aiuto dei volontari per comprargli frutta e verdura al supermercato: solo così per lui e la sua famiglia, l’emergenza è diventata meno drammatica.

Anche per Sonia l’emergenza sanitaria ha avuto conseguenze difficili: ospitata nella comunità di Casa Carla a Milano, prima del coronavirus lavorava come commessa ausiliaria presso una scuola per l’infanzia, con un contratto rinnovatole di mese in mese.

Ad inizio lockdown è dovuta restare a casa e nessuno l’ha contattata, nessuno le ha detto cosa ne sarebbe stato del suo lavoro.

Sonia non è ancora indipendente economicamente, ma era sulla strada per la semiautonomia: stava per entrare in uno degli appartamenti della Corte di Quarto, ma l’interruzione del rapporto di lavoro ha fatto sfumare qualsiasi possibilità di trasferimento in tempi brevi.

Anche Annalisa e Cristina, mamma e figlia, stanno soffrendo per l’isolamento domiciliare. Affiancata dal luglio 2019, con l’arrivo del Covid-19,  Annalisa ha perso il lavoro come badante presso una coppia di anziani.

Non avendo diritto al reddito di cittadinanza, ai buoni spesa del comune di Milano o al pacchetto famiglia di Regione Lombardia, e quindi impossibilitata a pagare l’affitto, decide di prendere un posto letto per lei e la figlia

Arché l’ha sostenuta e grazie alla collaborazione di altre realtà della zona è riuscita a trovare una stanza per la piccola e la madre che sanno di poter contare anche sul supporto didattico e sull’affiancamento ludico quotidiano per aiutarla ad abituarsi a questa nuova e strana quotidianità.

In questo caso il ruolo di Arché è stato più di presenza che di vera e propria azione, avendo garantito un aiuto di contatto: vicinanza e solidarietà sono le parole chiave. È  questo il merito maggiore del terzo settore in questo periodo, riuscire a fare quel pezzettino in più in modo da evitare un’emarginazione futura, aggravata dalle ripercussioni sociali della pandemia del Covid-19.