
È interessante notare come il dibattito sulla professione dell’educatore risulti ancora attuale. Il riconoscimento del valore del ruolo professionale e la destrutturazione di immaginari comuni, spesso errati o confusi, dovrebbero essere promossi, innanzitutto, dalla classe politica del paese. Chi è sempre aggiornato sull’andamento politico e sociale ha la chiara visione di quanto la propria professione educativa sia sottostimata e, soprattutto, non utilizzata. L’istituzione di una classe di Laurea e l’approvazione della Legge Iori n. 205/2017 sono stati i primi passi per identificare la figura professionale, chiarirne il ruolo, le mansioni e gli ambiti di intervento, oltre a definirne il profilo di conoscenze e competenze.
Nonostante questo, ancora oggi non esiste un albo degli educatori e dei pedagogisti, non sono previste formazioni e aggiornamenti obbligatori che, invece, dipendono dal servizio nel quale siamo inseriti o dalla volontà del singolo, ed esistono ancora delle difficoltà, a livello politico, nel porre al centro del dibattito le questioni educative e sociali. Essendo la nostra figura professionale versatile per ambiti di intervento, beneficiari e azioni, dovremmo poter rispondere a bisogni emergenti e poterci mettere al servizio di una comunità per un bene comune che viene ad essere riconosciuto e tutelato dal governo stesso.
Per questo, ancora oggi, continuiamo a chiedere una maggior considerazione e riconoscimento, per evitare di essere confusi ancora con altre figure professionali, e una maggior tutela del nostro ruolo, pensando ai lunghi periodi di precariato, ai contratti non adeguati e inquadramenti professionali a livelli inferiori. Per tutto ciò, la prima trasformazione che deve interessare il lavoro educativo è di carattere politico, di riconoscimento e tutela da parte di un governo che, investendo sul nostro lavoro, dovrebbe mettere in luce il valore del sociale e dell’educazione nel rispondere ai bisogni scoperti.
La seconda trasformazione è di carattere metodologico. L’immaginario immediato che ruota intorno al tema dell’educazione e del lavoro dell’educatore è legato alla cura, alla relazione, all’ascolto, alla reciprocità, al camminare al fianco, alla passione, all’empatia. Tutto vero, ma non può essere solo questo. Come dicevamo, l’educatore è una figura lavorativa versatile, non solo per i motivi già indicati, ma soprattutto perché si occupa e si preoccupa della crescita integrale ed armoniosa della persona.
Ciò richiede che tutto quello elencato sopra sia presente e inserito all’interno di una cornice metodologica che orienti lo sguardo, che progetti, che si avvalga di strumenti, che monitori, in modo da non perdersi nell’abisso che l’altro porta dentro di sé. Alla luce di questo potrebbero servire altri passi in avanti: uno certo, di cui ancora c’è carenza, è l’inserimento di supervisioni pedagogiche all’interno dei servizi per gli educatori.
Come ci si cura del benessere del singolo e del gruppo?
C’è bisogno di curare la qualità dell’intervento educativo, dedicando spazio e tempo di riflessione, rilettura e significazione di tutto ciò che è stato osservato, vissuto, subito e agito. Favorirebbe la ricerca della risposta alla domanda che tutti noi portiamo nel cuore: “Come intervenire? Cosa fare adesso? Come riprogetto alla luce di ciò?”. Noi siamo responsabili della vita dell’altro e dell’altra che ci viene affidato, riconoscendo la sua bellezza e la sua unicità. Abbiamo dunque il diritto e il dovere di garantire questo e di essere noi stessi messi nella condizione di poterlo garantire.
Silvia Murolo
Educatrice Assistenza Domiciliare Minori
Leggi gli altri articoli presenti all’interno dell’ArchéBaleno #67:
✍🏻 Poeti sociali – Paolo Dell’Oca
✌🏻 Dal lavoro sociale il riscatto di tutti – Alessandro Pirovano
🦸🏻 Essere un professionista, il superpotere dell’educatore – Lino Latella
🚴🏻 Fermarsi, ripartire e ripartire insieme: la bellezza del lavoro educativo – Roberta Sabbatini
👨🏻🏫 Educatore, professione “ossigeno” – Fabio Olivieri
⛅ La testimonianza che promuove il cambiamento – Ingrid Bianchetti
📜 Cari poeti sociali! – p. Giuseppe Bettoni
🌼 L’incontro con l’altro: necessità e bellezza – Silvia Carameli
⚙️ Il lavoro più produttivo – Paolo Dell’Oca
❤️ Ne vale veramente la pena – Giada Violanda e Vittoria Veneroni