lattemiele bettoni

Ritorna l’appuntamento mensile di p. Giuseppe ai microfoni di Radio Lattemiele.

Questa volta ha parlato di CasArché evidenziando il pensiero dietro al progetto e il concetto fondamentale che anima questa realtà: dall’accortezza e dall’attenzione che si devono avere quando si ha a che fare con persone ferite, alla volontà di rendere questo luogo un spazio di interrelazione.

Questi sono l’audio (e il testo) integrali del suo intervento. Buon ascolto (o lettura)!

Rieccoci qui su Radio Lattemiele. Ritroviamo uno degli appuntamenti mensili a noi molto cari, per parlare di Fondazione Arché. Quindi ben tornato qui, su Radio Lattemiele, a padre Giuseppe Bettoni: padre Giuseppe, buon pomeriggio.

Grazie a lei e anche ai radioascoltatori, buon pomeriggio.

È come sempre un piacere averla con noi, per conoscere meglio tutti i progetti di Fondazione Arché e quest’oggi lei vuole parlarci in maniera particolare di CasArché. Ci racconti un po’.

Beh sì. Abbiamo maturato questo progetto sull’onda lunga dell’esperienza, nel senso che abbiamo sempre lavorato per realizzare strutture di accoglienza per mamme e bambini che sono affidati a noi dai servizi sociali del Tribunale.

Ma abbiamo anche imparato che il contesto in cui questa accoglienza viene fatta è molto importante, per questo abbiamo sviluppato un’accoglienza che permetta, oltre alla comunità e alla presenza di appartamenti per la semi-autonomia, la presenza degli uffici stessi della Fondazione e un qualche servizio aperto al territorio.

Abbiamo voluto creare un luogo polivalente, un luogo aperto, un luogo di interscambio dove non si tratta solo di accogliere e di curare un trauma o una sofferenza, ma di accogliere e di accendere tante possibili relazioni perché sono le relazioni che nutrono la nostra vita, nutrono la nostra anima. Quindi CasArché è un grande cappello, un grande tetto che comprende un po’ tutte queste varie dimensioni.

Padre Giuseppe Bettoni: questo concetto che torna spesso quando noi parliamo di cosa fate a Fondazione Arché è proprio quello di comunità e di inclusione.

Esattamente. Il progetto di CasArché vuole esprimere questa profonda valenza che quando si tratta di avere a che fare con delle ferite importanti per una persona, quale la violenza su una donna, la violenza a cui i bambini hanno assistito è importante curare. Quindi occorre intervenire su quel trauma, su quella sofferenza ma senza dimenticare che la persona non è solo quella dimensione, non è solo quell’aspetto lì.

E quindi, riuscire ad accendere intorno a lei le potenzialità che vanno dalle capacità lavorative, dalle capacità relazionali all’inserimento nel quartiere, all’inserimento nelle attività culturali, sportive, sociali che il territorio propone.

Il concetto di CasArché è che non si vuole creare un ghetto di problemi

bensì vuole creare ed essere un luogo di interrelazione dove le relazioni alimentano lo scambio e sviluppano quelle potenzialità che altrimenti rimarrebbero nascoste, rimarrebbero in qualche modo soffocate.

L’importanza di questi luoghi è che non risolvono semplicemente, immediatamente, un problema ma hanno uno sguardo lungo, uno sguardo nel tempo, poi queste mamme escono, questi bambini escono, quindi devono avere gli strumenti anche per ricostruirsi una vita altra che non sia centrata, appunto, solamente intorno al problema, intorno al trauma.

Questa è un po’ la nostra filosofia, il nostro concetto fondamentale.

Quindi ripartire nel modo più normale possibile, creando proprio tutta quella serie di interrelazioni che poi servono ad avere una vita più che mai normale.

Esattamente, ha colto nel segno, è proprio questo. Perché molte volte le persone ferite tendono a chiudersi, tendono a ripiegarsi su sé stesse, a non credere più negli altri, a non credere più neanche in sé stesse, invece è importante un lavoro di quest o genere di affiancamento.

È molto bello, ci ha fatto molto piacere cominciare a conoscere CasArché ma continueremo a parlarne nei prossimi appuntamenti, perché sarà ancora con noi padre Giuseppe Bettoni di Fondazione Arché, il mese prossimo. Io la ringrazio, buon lavoro e buona estate.

Grazie anche a voi, grazie.