Quarto Oggiaro la bellezza

Domenica 4 ottobre, quartiere Quarto Oggiaro, Milano. All’incrocio tra via Pascarella e via Graf le strade sono quasi silenziose. Un televisore gracchia in una lingua straniera, attirando la mia attenzione verso un balcone alla cui inferriata sono legate un paio di biciclette da bambino. Sul marciapiede tre ragazzi parlano tra loro in cinese, le voci sovrastate dal passaggio di un camioncino dell’AMSA. Una donna e un bambino escono dal cancello di un palazzo per andare a fare una passeggiata proprio mentre rincasa un uomo sui cinquanta, i vestiti sporchi di calce, il passo stanco di chi ha lavorato anche in un giorno di riposo.

È da poco passata l’ora di pranzo quando un camper si parcheggia davanti al numero 2 di via Pascarella, sotto l’imponente murales floreale che ricopre la facciata del palazzo. Dentro, oltre il finestrone del camper, si intravede la sagoma di un microfono e di un computer. Un piccolo generatore, sistemato sul portabiciclette posteriore, inizia a ronzare e poco dopo la musica riempie le strade, richiamando la curiosità degli abitanti.

Sul camper ci sono gli operatori di Shareradio, che oggi percorreranno il quartiere per raccontare e farsi raccontare l’Atlante dei Talenti, il progetto di Fondazione Arché, ACLI Milano e FabriQ. Dopo aver subito una battuta d’arresto a causa del lockdown, infatti, sono ripartiti i tre laboratori dedicati ai ragazzi tra gli 11 e i 19 anni: un laboratorio tecnologico, uno di musica rap e uno di web radio.

Il progetto ha come obiettivo la definizione di percorsi di consapevolezza per i giovani del quartiere, che portino a generare un’offerta reale di attività culturali e creative gestite dai giovani stessi. In questo modo si vogliono far emergere talenti e aspirazioni, oltre che un sentimento di protagonismo e corresponsabilità verso il futuro e verso il territorio.

Finite le prove tecniche la trasmissione di Shareradio inizia con un’intervista a Don Enrico, parroco della Parrocchia della Resurrezione, che descrive Quarto Oggiaro come un quartiere popolare dai mille volti, che sta vivendo un lento rinnovamento generazionale. È importante, secondo Don Enrico, che i ragazzi riconoscano l’importanza della loro presenza nel quartiere e che diventino protagonisti di un cambiamento.

Quarto Oggiaro la bellezza

I laboratori dell’Atlante dei Talenti

Senza interrompere la trasmissione il camper lascia via Pascarella e percorre lento le strade del quartiere. Al microfono di Shareradio Daniele Alberti, uno dei formatori di FabriQ, racconta di un gruppo di sette ragazzi che sta costruendo un apparecchio in grado di sintonizzarsi con le web radio via wifi.

Mi faccio spiegare meglio di cosa si tratta da Elena Visentin, project officer di FabriQ: “All’interno del progetto Atlante dei Talenti noi ci siamo concentrati sul linguaggio tecnologico. Facciamo progettare ai ragazzi la parte esterna di una radio, cercando di stimolare la loro creatività, e gli insegniamo cosa c’è dentro: la struttura, la scheda, la parte elettronica, la comunicazione con Internet, l’amplificazione del suono. Quindi costruiscono passo passo questo oggetto che capta e amplifica un segnale Internet”.

Il laboratorio è in corso e sta andando bene. Per ora i ragazzi hanno lavorato sul design esterno: “Se tu pensi che parti da un parallelepipedo, puoi metterci sopra tutto quello che vuoi. C’è chi dopo il lockdown ha deciso di farlo diventare un balcone, o un divano con sopra una pizza e la scritta Netflix; c’è invece chi ha deciso di realizzare una radio anni novanta, con l’antenna, il manico…”

Durante l’ultimo incontro, il primo che sia stato possibile fare in presenza, i partecipanti hanno iniziato a lavorare alla parte elettronica: “C’era molto entusiasmo” racconta Elena “perché finalmente ci siamo visti tutti. Ora mancano la parte interna della radio, l’assemblaggio e la prova.”

A proposito di scoperta di nuovi talenti, questo laboratorio offre ai ragazzi l’opportunità di venire in contatto con conoscenze e strumenti insoliti: “Imparano a usare programmi 3d, a capire come funziona una stampante, la programmazione al computer, i codici, le schede Arduino.”

Tra un’intervista e un brano musicale, i ragazzi di Shareradio fermano il camper nei pressi di piazzetta Capuana, dove ad aspettarli c’è l’assessore del Municipio 8 Fabio Galesi, anche lui pronto per un’intervista. La gente del quartiere è curiosa, passando per strada allunga il collo e chiede ai presenti cosa stia succedendo.

Nel piccolo capannello che si forma davanti al camper c’è anche uno dei partecipanti al laboratorio di rap, un ragazzo di circa 11 anni accompagnato dalla madre. Un po’ in disparte noto anche un uomo, probabilmente il padre, che non parla molto ma non perde occasione per scattare foto al ragazzo, che tra poco sarà intervistato alla radio. Questo sembra essere un giorno speciale per tutti e tre.

Il camper riparte verso l’ultima tappa, che lo vede entrare nel cortile della casa popolare di via Cogne 4 e aprire la veranda per offrire riparo dalla pioggia, che dopo lunghe minacce ha deciso di passare all’azione. Qui gli abitanti si sono organizzati per un’accoglienza calda e mangereccia.

Le interviste continuano e finalmente è il turno dei ragazzi del laboratorio di rap, gestito da Fondazione Arché in collaborazione con l’Associazione 232. I ragazzi al microfono sono tre, e si presentano con i loro nomi d’arte: C.U., Easy e Storm. Questi, spiegano, sono anche i nomi dei personaggi del loro brano: tre supereroi che hanno il compito di salvare il villaggio in cui vivono, assediato dai draghi. Prima di arrivare al testo, raccontano, hanno iniziato giocando con il ritmo e con le rime e hanno preparato una base musicale utilizzando un campionatore.

laboratori quarto oggiaro

Chiedo qualche dettaglio in più a Stefano Cesana dell’Associazione 232, psicologo e conduttore del laboratorio. Nonostante una narrazione che vuole che i giovani siano “un po’ scapestrati, che non siano in grado di entrare dentro le cose e concentrarsi”, Stefano ha riscontrato il contrario: “Loro ci sono entrati a gamba tesa, quando gli abbiamo proposto le nostre prime attività ci sono entrati con entusiasmo”.

Il rap, oltre ad essere un polo d’attrazione per i ragazzi, ha anche molto a che fare con la riqualificazione di un quartiere: “La cultura hip hop” spiega Stefano “nasce nel Bronx degli anni ‘70, un quartiere devastato dalla speculazione edilizia, con un sacco di palazzi abbandonati, distrutti. Stavano costruendo la metropolitana, quindi era un cantiere aperto. Ogni parte del Bronx era controllata da una gang e queste gang si sparavano per strada. Era una situazione difficile, e l’hip hop nasce quando Kool Herc decide di organizzare una festa, dicendo: chiunque può partecipare, grandi, piccoli, bianchi, afroamericani, ispanici… basta che non si usi la violenza”.

Dopo questa prima festa ce ne sono state di più grandi, organizzate nei palazzi abbandonati o nei parchi pubblici. Anche i graffiti, che insieme alla break dance e al rap costituiscono la cultura hip hop, avevano un ruolo nel portare bellezza nel quartiere.

“A Quarto Oggiaro” continua Stefano “ci sono milioni di esempi, perché è pieno di murales e graffiti in giro per il quartiere, bellissimi. L’hip hop è questo, è rigenerazione urbana”.

La trasmissione è finita e anche gli speaker si concedono uno spuntino al buffet, allestito nell’androne del palazzo. La radio è stata protagonista di questa giornata, e in qualche modo è un filo conduttore dei laboratori dell’Atlante dei Talenti.

Il laboratorio di web radio, gestito da ACLI Milano in collaborazione con Shareradio, coinvolgerà circa 30 ragazzi delle medie e delle superiori, per un totale di 10 incontri.

Del grande potenziale della radio parlo con Nicola Monio, educatore di Shareradio, che ha appena lasciato il microfono per trovarsi davanti al mio registratore. Secondo lui il grande potenziale della radio sta nella capacità di raccontare i quartieri dal punto di vista degli abitanti: “Penso ai ragazzi che abbiamo intervistato per ultimi, alla canzone con il mostro da sconfiggere, i super poteri…  Che è un po’ quello che ci piace raccontare: i super poteri dei cittadini che in qualche modo si prendono cura della propria zona, dal cortile, al quartiere, alla città e la rendono un luogo vivo, che sa esprimere creatività, idee, progetti”.

La radio, spiega Nicola, è un mezzo di espressione di sé particolarmente adatto anche a chi non è abituato ad apparire: “Rispetto alla telecamera che ti si pianta davanti, la radio lascia molto più spazio, è un media più intimo e secondo me è anche molto più caldo, perché la voce ti permette di immaginare delle cose anche se non le vedi, e questo abbatte di molto il pregiudizio.

“Forse i ragazzi delle medie fanno più fatica, ma semplicemente perché è una fase della vita in cui uno vive molto la paura dello sguardo da fuori, per cui anche alla radio si ha paura di non essere adeguati. In realtà poi, quando ci prendono la mano, i ragazzi sono una bomba, alla radio”.

Questa rivelazione di abilità inespresse vale anche per coloro che a scuola mostrano difficoltà: “Ragazzi che fanno fatica a relazionarsi, che in classe fanno fatica a esporre, quando invece parlano delle loro cose e capiscono che la radio è uno strumento che li personifica, li rende una voce importante che gli altri ascoltano, sono in grado di mostrare grandi potenziali”.

Parlando di scoperta di nuovi talenti, infatti, la radio non è per forza solo un gioco, o un’attività che aiuta a esprimersi. Per qualcuno può diventare una professione e dare molte soddisfazioni. È già capitato a diversi ragazzi che hanno iniziato con Shareradio, racconta Nicola, e che ora lavorano per emittenti note o hanno vinto importanti premi di giornalismo.

Quarto Oggiaro la bellezza

La bellezza porta bellezza

La veranda del camper è stata riavvolta, i muffin avanzati dal buffet sono stati divisi tra i presenti. Scambio le ultime parole con Agostino Cullati, che segue l’Atlante dei Talenti per Acli Milano. A lui giro la domanda che gli speaker di Shareradio hanno fatto a tutti gli ospiti della trasmissione di oggi: “Se avessi la bacchetta magica, cosa vorresti per Quarto Oggiaro?”.

Agostino non ha bisogno di pensarci su: “Mi piacerebbe molto che ci fosse un ambiente più bello, la possibilità di scovare piccole meraviglie semplicemente girando per strada. Quando riconosciamo la bellezza esteriore molto spesso si innescano dei meccanismi positivi per cui ci sentiamo responsabili, è un richiamo al prendersi cura. Il degrado chiama degrado, mentre la bellezza chiama alla gestione di questa bellezza, alla corresponsabilità”.

 

 

Quarto Oggiaro la bellezza

Andrea Genzone