I fatti. Dalla serata di lunedì 24 al pomeriggio di martedì 25 ottobre alcune decine di abitanti di Goro, paese di 3945 abitanti in provincia di Ferrara, hanno organizzato un blocco stradale per opporsi alla decisione del prefetto Michele Tortora di requisire l’ostello “Amore Natura” scelto per ospitare 12 donne provenienti da Nigeria, Guinea e Costa d’Avorio.

Quest’azione, dopo un infruttuoso tentativo di mediazione da parte del comandante provinciale dei carabinieri Andrea Desideri e del vicequestore aggiunto Pietro Scroccarello, ha raggiunto l’obiettivo di cambiare la destinazione dell’accoglienza in Ferrara, Comacchio e Fiscaglia.

La formazione dell’opinione pubblica si costruisce anche in queste abbaglianti feritoie di visibilità mediatica, in cui siamo chiamati ad informarci e a conoscere le motivazioni delle parti. Moltissimi ne stanno scrivendo, il tema è l’accoglienza e le protagoniste sono le mamme e i bambini (una mamma è all’ottavo mese di gravidanza): crediamo che ci riguardi e proponiamo un percorso di contenuti a riguardo, cominciando dalle voci dei protagonisti.

Il sindaco di Goro: “È chiaro che mi sarebbe piaciuto tentare una mediazione nel senso che capisco le difficoltà del Prefetto, che si trova a gestire una difficoltà di questo tipo. Il problema è che avrei dovuto avere il tempo. Con due ore di preavviso non si riesce a far niente. Resta un po’ di rammarico per quello, poi capisco le difficoltà di tutti quindi non incolpo nessuno è solo che così è difficile lavorare”.

Gli abitanti di Goro: Non siamo razzisti, ma qui non c’è posto per tutti e non vogliamo problemi”. #NonSiamoRazzistiMa. Alcune delle principali testate nazionali ci sostengono nell’avvicinare la situazione.

– Il proprietario dell’ostello, David Marceddu: “Ci avevano detto che sarebbero arrivati in 40 giorni, invece dopo due ore erano già a Ferrara. La popolazione non l’ha accettato solo perché non erano informati, non hanno avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Ma noi siamo stati disponibili ad accogliere le donne”. E più preoccupata è Annemarie, la cameriera: “Come faccio io ad andare là alle 6 di mattina, con il buio, da sola? E se mi fanno qualcosa?”.

— Nel dialetto locale, una donna sbotta e poi traduce: «Mandano qui una ragazza incinta. Ma lo sanno che la maternità più vicina è a un’ora di macchina?».

— La signora Antonella dice di averlo fatto per suo figlio, che ha due anni. «Gli devo garantire un avvenire». È nata qui 33 anni fa. Si era trasferita in Sicilia al seguito del marito, che lavora come imbianchino, lei è una casalinga. «Quando sono rimasta incinta siamo tornati. Abitavamo a qualche chilometro dal centro di accoglienza di Mineo. Clandestini a spasso. Poco lavoro. Ora abbiamo un futuro e non voglio che ce lo portino via».

—- “Nessun profugo, abbiamo vinto. Sarebbe venuta a mancare una parte della nostra economia veramente importante. L’ostello potrà ora continuare ad ospitare i turisti interessati a visitare la nostra laguna”.

#NonSiamoRazzistiMa. Ma quello che è accaduto sembra portare in sé anche del razzismo. Le lecite paure per i mancati introiti turistici sono accompagnate a paure per la sicurezza, conseguenze degli spregiudicati esercizi di comunicazione politica che in questi anni incontrano sempre più consenso in Europa, come opportunamente riporta la giornalista Ilaria Roberta Sesana

L’auspicio è che in futuro sia possibile un accompagnamento delle comunità scelte per accogliere queste persone, ma se non lo fosse, #StayHuman. Che l’umanità non è quella pitturata da Makkox in questo video: la bellezza del BelPaese è espressione di una bellezza d’animo. Di una capacità di condivisione.

La festa

Tra due mesi, in un’altra notte, un mucchio di italiani si troverà a festeggiare quella che per alcuni è una storia, e per altri è storia. Il passaggio di un brano, in particolare, in cui molti riconducono le proprie radici, la propria cultura, recita così: “Ora avvenne che, essendo essi là, si compirono i giorni del suo partorire; e partorì il figlio suo, il primogenito, e lo fasciò e lo sdraiò in una mangiatoia poiché non c’era posto per loro nel luogo di riposo”.

Immagine copertina| lanuovaferrara.gelocal.it