Carlo Sini, a lungo docente di Filosofia all’Università degl Studi di Milano e ritenuto tra i massimi esperti in materia, è stato nostro ospite all’Arché Live 2019. Durante la giornata di venerdì, con il suo intervento, ha  portato alla nostra attenzione il ruolo del potere all’interno delle relazioni, in particolare addentrandosi in quella tra maschile e femminile, soffermandosi sul loro reale ruolo all’interno del mondo naturale.

“In amore si è eguali in potere”.

Voglio iniziare così il mio intervento, riportando una frase del giovane Hegel. Siamo agli inizi dell’800 e un concetto del genere è decisamente forte e significativo per l’epoca, ma cosa vuol dire?

La prima chiave di lettura che emerge è quella che dove non si è uguali in potere, non possa esistere l’amore, implicitamente sostenendo che la relazione d’amore sia tale solo se esiste un’equivalenza nei reati in quanto al potere. Non lasciamoci ingannare però, non è detto che se si è uguali in potere si sia uguali anche nei poteri. Come diceva Platone, infatti, in ogni relazione affettiva esistono due figure: quella che svolge il ruolo dell’amante e quella che svolge il ruolo del amato. Troviamo dunque un’uguaglianza nel potere, ma una forte differenza nell’esercizio dei poteri.

Mi rendo conto che il concetto è molto oscuro e sicuramente non facile, ma credo ci possa essere d’aiuto prendere in esame la relazione ed il suo significato.

La prima domanda che dobbiamo porci è “Che cos’è la relazione?”. Ne esistono di due tipi: la prima è quella che costituisce il rapporto tra due poli, o ruoli, già strutturati (madre – figlio, insegnate – studente…). Tuttavia il secondo gruppo, che io definisco relazioni interne, è composto dalle relazioni i cui poli sono costituenti, in cui non esistono figure precostituite, ma anzi si definiscono all’interno del rapporto relazionale.

Questo è il tipo di relazione che riguarda, per molti fattori, il maschile e il femminile.

Se volessi banalizzare direi che la differenza esiste perché, in natura, si nasce uomo o donna, ma sarei comunque molto cauto. Vedete, in natura esiste di tutto: i ruoli e le funzioni riproduttive sono innumerevoli e noi, esseri umani, ereditiamo determinate differenze solo perché discendiamo da uno specifico tipo di animale, al quale siamo collegati e da cui proveniamo biologicamente.

Anche se non sembra, abbiamo smesso di parlare di natura.

Uomo e donna non esistono in natura perché sono strutture sociali, o meglio, sono funzioni storico-sociali. Sicuramente partono come dato naturale, prendiamo per esempio le differenze sessuali, ma attraverso la collaborazione e la relazione, dunque il lavoro sociale, si costituiscono ed evolvono all’interno della società e a loro volta definiscono la società di cui fanno parte. Parlo di lavoro sociale, ma non lo intendo dal punto di vista economico o, paradossalmente, delle scienze sociali, ne parlo filosoficamente e intendo come lavoro tutto ciò che produce i resti sociali che sono a disposizione di coloro che si sono costituiti nella relazione.

Tra quelli fondamentali troviamo sicuramente i discorsi e le parole, ovvero il linguaggio.

Noi possiamo pensare e vedere l’uomo e la donna, ma non abbiamo modo di dirlo senza il lavoro sociale del discorso, senza il lavoro sociale che prende l’infante lo trasforma in essere loquente, in qualcuno in grado di esprimersi. Di nuovo ci soffermiamo su un qualcosa che in natura non esiste.

Liberiamoci di tanti pregiudizi, il linguaggio non è naturale: il neonato lasciato a sé stesso (anche se potesse sopravvivere da solo) non imparerà mai autonomamente a parlare. Per poterlo fare e quindi definirsi uomo o donna, deve usufruire del lavoro sociale del discorso e dei resti lasciati dalla parola che a loro volta costituiscono l’indispensabile dizionario che abbiamo in testa, attraverso il quale siamo degli esseri che pensano, che ragionano, che desiderano sapendo cosa desiderano.

Ma tutto questo cosa significa? Che si è umani solo nella relazione correlativa interna, quella senza poli costituenti e che io sono uomo se è la donna a definirmi come tale e la donna è tale se è l’uomo a definirla. Sto semplificando molto, non lo nego, ma Hegel si era reso conto di tutto questo e sosteneva che in amore si è uguali in potere, ma con forti differenze nell’uso dei poteri, come ho ricordato prima.

Facciamo un altro esempio, Hegel parlava spesso del rapporto signoria – servitù o signore – servo. È diventato un concetto famosissimo e ha innescato molte riflessione novecentesche, ma il fulcro della questione è sempre stato molto semplice.

Il nobile sostiene che: “Io sono un signore perché combatto la morte, perché lotto per difendere la mia città e ho potere su di te. Tu invece sei la servitù, che lavora la terra, quindi io sono il padrone e tu sei lo schiavo.”, ma c’è un piccolo problema in questa equazione. Il padrone è tale finché il suo potere è riconosciuto dal servo, il suo ruolo di nobile esiste perché il plebeo lo vede come tale. In questa relazione, tipicamente costitutiva, non c’è servo senza signore, non c’è signore senza servo, non c’è relazione senza ruoli.

È da questo punto che mi piacerebbe invitare tutti noi ad una riflessione.

Relazioni costitutive, come possono essere quella della sessualità o dei ruoli sociali maschile e femminile, non sono relazioni “uno più uno” in cui due metà fanno un intero. Anche soltanto dirlo sarebbe terribile. Se fosse così il linguaggio, per esempio, sarebbe soltanto la somma delle parole, ma se si conosce tutto il dizionario a memoria non significa che si sappia parlare.

Quindi maschile e femminile, uomo e donna, sono in una relazione costituiva, non esistono prima della relazione, sono un uno e un altro uno ed entrambi sono il tutto. È logicamente difficile, ma filosoficamente facile: bisogna pensare che l’essere umano è costituito dal maschile e dal femminile e che uomo e donna non sono due parti dell’intero, perché ogni parte ha la figura completa dentro di sé. In maniera ancora più semplice si può dire che l’essere umano è sì costituito dalla relazione uomo – donna, ma è tutto nell’uomo e anche tutto nella donna, non avrebbe alcun senso dire che maschile e femminile si spartiscono l’essere umano un po’ per uno.

Tutta l’umanità è uomo e tutta l’umanità è donna, ma esiste tuttavia una differenza.

Nelle culture antiche, arcaiche, nelle mentalità che non sono andate al passo con le esperienze umane nel corso della storia, il potere esercita ancora una funzione molto rilevante, infatti anticamente il potere era associato alla sessualità e la relazione in cui il tutto coincide con entrambe le parti non era possibile. Una frase come quella di Hegel “in amore si è eguali in potere” non era neanche immaginabile perché era impossibile il pensiero che in amore si sia uguali in umanità.

Potremmo esprimere questo concetto sotto il piano del riconoscimento.

Io sono un uomo perché riconosco la mia verità nella donna, perché senza di lei non ho modo di sapere cosa significhi essere uomo, da solo non posso avere la logica di queste determinazioni (dove per determinazione si intende la costitutività della relazione) perché sei tu donna che mi fai uomo, la mia verità si realizza in virtù della mia relazione con te e questo è storicamente sotto gli occhi di tutti.

Per esempio, come si considera uomo un uomo del Rinascimento o del Medioevo? Si può saperlo solo comprendendo la sua relazione con la donna. Ovviamente la questione è speculare, perché come abbiamo già visto l’intero sta in entrambi. Una donna è tale perché ha la sua verità nell’uomo, anche lei diventa donna solo in virtù della sua relazione costitutiva con l’uomo.

Facciamo insieme un ultimo passo che introduco in maniera un po’drammatica.

Basta dire maschile e femminile, l’uomo e la donna non sono mai esistiti, sono un nostro pregiudizio. Quello che c’è sempre stato e che abbiamo sempre riconosciuto è la loro relazione di riconoscimento, il rapporto per il quale tutti e due, in eguale misura, incarnano l’intero, perché come ho detto precedentemente, l’uomo e la donna diventano tali attraverso la collaborazione e il lavoro sociale.

Il primo tra questi è, ovviamente, un figlio. Anche loro nel mondo naturale non esistono, siamo noi esseri umani che abbiamo deciso di crescerli e accompagnarli per buona parte della loro vita. Nel mondo animale questo viene fatto in qualche mese o in un anno al massimo, ma noi abbiamo deciso di individuare nel rapporto parentale il percorso per diventare uomo o donna perché, appunto, si diventa tali con e attraverso il lavoro e i resti sociali.

Stiamo dicendo una cosa molto importante, signori: se non è mai esistito l’uomo e non è mai esistita la donna, allora esiste solo il lavoro sociale.

Esiste il fatto che, insieme, costituiscono quei resti tra i quali troviamo il riconoscimento in quanto membri sessuati di una società e, se noi diciamo questo, la conclusione non può che essere una; non saranno i miei o i vostri discorsi, per quanto utili e fondamentali per prendere coscienza dei problemi, e non saranno neanche gli appelli al buon senso e ai valori: finché non si trasforma il lavoro sociale, la figura di uomo e donna continuerà ad essere associata ad una conflittualità antica, che resta attuale perché è ancora forte e presente.

Quello che sto dicendo è che il problema di diventare un membro di una relazione dove entrambi si spartiscono l’unità è che, come ho ripetuto più volte, non si è uomini e non si è donne, ma si diventa tali, lo si diventa insieme.

Ma quindi cosa fanno le donne per diventare parte dell’umanità? Fanno tante cose buone e tante che poi sono risultate cattive, perché partono dalla difesa del potere della differenza, ma in realtà la differenza non ha nessun potere. Essa è soltanto un divenire ed infatti è come diceva Nietzsche: “Diventa quello che sei”, ovvero, tu sarai quello che sei riuscito a diventare.

E gli uomini invece? Ecco, loro sono ancora più penosi. Eredi di un potere che, fortunatamente per quanto mi riguarda, non hanno più, ma tutto questo li rende naturalmente feroci.

Ora mi avvio alla reale conclusione: il problema non è di rivendicare il potere di questa differenza, ma è cosa dobbiamo farcene di questa differenza? Come facciamo a creare, in una relazione costitutiva, un essere umano in quanto uomo e in quanto donna?

Onestamente non ho tutte le risposte in tasca, ma posso dirvi una cosa da fare prima di qualunque altra: diffidate di chiunque voglia insegnarvi che cosa è uomo e che cosa è donna, da qualunque pulpito venga la predica.

Buona giornata.

 

Immagini| @nickgercken e @ourearthstory