Il report «Impossibile 2022» per i diritti dei minori, presentato a Roma da Save the Children, ha evidenziato che in Italia alla povertà materiale (1,3 milioni di bambini in povertà assoluta) si associa quella educativa: sono molti i ragazzi e le ragazze di 15 anni che non comprendono il significato di un testo e non sanno sviluppare un ragionamento logico. Non sono cose che capitano per caso: in Italia la spesa welfare per i minori è solo il 2% (la media europea è il doppio), e siamo l’ultimo Paese dell’Ue per spesa pubblica totale a favore dell’istruzione.

Questi aspetti sono stati fonte di condivisione di possibili soluzioni e di discussione all’interno del workshop a cui anche Arché ha partecipato.

In particolare, nel workshop “La prima infanzia impossibile”, il focus della tavola rotonda è stato rivolto all’integrazione socio-sanitaria, e alla promozione del diritto alla salute educativa delle bambine e dei bambini.

Per quanto riguarda l’area 0-6, la cosiddetta area di prevenzione, è stato evidenziato che se si lavora fin dalla gravidanza/nascita dei bambini, a fianco delle famiglie, supportandole ed orientandole nella scelta del pediatra, del nido, dell’implementazione delle esperienze educative, sarà più facile avere in futuro ragazzi e ragazze che sognano di realizzare progetti e che investono nello studio.

Questo è quanto emerge anche dal rapporto “Per Mano: Contrastare la povertà nei primi mille giorni”, che restituisce proprio l’esperienza del progetto Per Mano attivato da Save the Children dal 2019 al 2021 in diverse città d’Italia e che Fondazione Arché ha realizzato a Milano e Roma. Affiancando e sostenendo le famiglie nelle situazioni più diverse e complesse, aggravate dalla pandemia, sono emerse in modo evidente difficoltà e fragilità – anche di operatrici e operatori – diseguaglianze e vulnerabilità spesso sistemiche, ma anche le incredibili risorse e potenzialità che affiorano nel prestare ascolto e attenzione e nel costruire e valorizzare comunità di cura.

Dai lavori è inoltre emersa la proposta di lavorare ad un’azione di Advocacy che miri ad un potenziamento dei Consultori familiari, proprio perché questi servizi sono ampiamente diffusi e presenti in ogni territorio in Italia.

Le sfide sono molte, ma il desiderio di costruire quella rete di cura attorno ai nuclei fragili, è ciò che ci spinge quotidianamente ad intessere relazioni e lavorare in una prospettiva multidisciplinare, che vada a ricomporre un tessuto culturale e sociale frammentato in un’ottica di un lavoro insieme e non parcellizzato.

Una sfida quotidiana che ci dà la speranza che insieme è davvero possibile.