La capacità di imparare il pronome “Noi”. La acquisiscono i giornalisti e gli operatori dell’informazione ogni volta che visitano la Comunità di Capodarco nelle Marche per partecipare ai seminari di Redattore Sociale, l’agenzia di stampa dedicata al sociale. Quest’anno era il venticinquesimo anniversario di un appuntamento che ormai si è imposto nell’agenda del giornalismo sociale di tutta Italia.

Lo stato dell’informazione, spunti e testimonianze sulle modalità più efficaci per raccontare il sociale, il contributo della politica: sono questi solo alcuni dei temi affrontati nell’ultimo fine settimana di novembre per il seminario di Redattore Sociale, da anni incubatore di nuove esperienze e di suggestioni da tradurre in realtà nel lavoro quotidiano nelle redazioni.

“Qui a Capodarco sono state messe le basi della Carta di Roma [codice deontologico dei giornalisti per trattare il tema delle migrazioni ndr]”, ha ricordato Roberto Natale della Responsabilità Sociale RAI che ha enfatizzato l’importanza di iniziative come quella di fine novembre. “C’è sempre più bisogno di incontri come questo perché siamo il paese dell’odio e delle percezioni negative”, ha detto, sottolineando invece il ruolo della comunicazione e del giornalismo sociale nel costruire una narrazione differente perchè “raccontare il mondo delle onlus e delle associazioni, significa parlare di pace”. Parole le sue e degli altri ospiti del tavolo “25 anni di formazione (e informazione)” che hanno trovato il plauso di Don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e fondatore dell’agenzia Redattore Sociale.

“Oggi è in atto una guerra tra poveri e quelli ancora più poveri”, ha detto, rimarcando la necessità di “stare dalla parte giusta: siamo delle gocce d’acqua che possono fare poco da sole contro un incendio ma che di certo aiutano a spegnerlo”.

Gocce d’acqua in un ambiente infuocato lo sono anche le esperienze che hanno portato la loro testimonianza nel corso del convegno.

Come l’audiodocumentario “Scampia, femminile plurale”, presentato dalle giornaliste Giada Valdannini e Elisabetta Ranieri che hanno raccontato il difficile quartiere di Scampia dal punto di vista delle donne. “Nella nostra prima visita subito abbiamo notato un’assenza: nei bar, nelle strade di Scampia le donne non ci sono. Sono una presenza solo apparentemente marginale”, hanno raccontato. È solo un’impressione però, perché i loro microfoni hanno raccolto i pensieri e i desideri di un gruppo di donne che prendono il caffè in un centro d’ascolto della zona.

Goccia che spegne l’incendio o previene almeno la sua propagazione lo è anche il lavoro di Stefano Laffi, autore del libro “Congiura contro i giovani” e ricercatore di Codici Intervento Ricerca. “Abbiamo la necessità di ricomporre i conflitti, le tensioni che sorgono nei nostri quartieri: giovani contro vecchi, autoctoni contro immigrati”. Una dinamica a cui troppo spesso si assiste nelle città e nei paesi a cui Stefano Laffi ha detto di contrapporre un metodo di lavoro peculiare: “stringere il campo, quasi a livello della singola persona così da far venire meno i pregiudizi. Nelle foto del passato di ciascuno si possono riconoscere le somiglianze tra me e gli altri, tra noi e loro”. È la realtà insomma, che disintossica le rappresentazioni.

All’analisi e al racconto si è affiancato anche il momento della proposta con l’intervento di Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze dell’attuale governo. È stato suo l’onere di portare alla Comunità di Capodarco le proposte e la visione del Conte Bis su un tema centrale come il welfare che “è da ripensare secondo i nuovi bisogni delle famiglie e i nuovi assetti economici”. In un’ottica che vede sempre più integrarsi il servizio pubblico e il privato sociale perché “mantenere il welfare universale non significa dare al pubblico l’alibi per disinteressarsene e al privato la scusa per mettere tutto a profitto”.

A chiudere il seminario, sono intervenuti anche Maurizio Ambrosini e Ferruccio de Bortoli che hanno offerto stimoli e suggestioni per interpretare le sfide dei nostri giorni.

Il primo, sociologo dell’Università di Milano, ha focalizzato la sua attenzione sul tema delle migrazioni,sostenendo la necessità di “resettaggio dello sguardo con cui il paese guarda all’immigrazione”. Un aiuto può venire anche dal volontariato che si sta diffondendo sempre più anche tra la popolazione non autoctona: “l’associazionismo è palestra di integrazione ed è importante perchè crea e costruisce fiducia. Missione del terzo settore non è solo rendere dei servizi ma far crescere una nuova rappresentazione di una società civile in cui gli immigrati sono protagonisti attivi”.

Il terzo settore e il volontariato sono quindi, un antidoto all’individualismo che contraddistingue la società attuale su cui si sono confrontati don Vinicio Albanesi e l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. L’assunzione di responsabilità personale, l’effetto moltiplicatore del buon esempio, l’eterno presentismo di oggi, le emergenze climatiche sono solo alcune delle note emerse nel corso del dibattito che ha chiuso il seminario di Redattore Sociale. Utile per ridefinire la grammatica della quotidianità delle nostre vite.